Dialogo con un parcheggio a pagamento del centro storico

– Oh, ecco un bel parcheggio, che fortuna. Meno male, qui in centro credevo di girare a vuoto per giorni, e invece.
– Fermo lì. Lei non può parcheggiarmi addosso così, senza passarla liscia. Le vede le mie strisce blu?
– Embé?
– Io sono un parcheggio a pagamento: mica mi vendo gratis al primo che passa.
– E dove si paga? Li do a lei i soldi?
– Per carità. Io, se non lo capisce, sarei un semplice rettangolo verniciato per terra. Puro spazio, immobile, bidimensionale. Non posso accettare danaro.
– Ah. E allora?
– E allora, buonuomo, si rechi alla più vicina rivendita di biglietti per parcheggi a pagamento. Ad esempio, là in fondo, al distributore automatico. Ce li ha gli spiccioli o una carta di credito?
– No.
– Poco male, tanto quell’arnese è rotto. Provi ad acquistare il biglietto da un umano, il tabaccaio laggiù in fondo, per esempio.
– Obbedisco. Però nel frattempo la macchina la lascio qui sopra di lei. Un minuto.
– Preghi Iddio e la Madonna che proprio in quel minuto non le diano la multa.
– Ma solo qualche secondo, dai.
– Se vuol rischiare il carro attrezzi, s’accomodi.
– Faccio una corsa. E lei non chiami la polizia, per favore.
– Non posso garantirle nulla.

(dopo 15 secondi)

– Pant… Rieccomi, caro il mio amico parcheggio!
– Alla buon’ora. Dunque, com’è andata dal tabaccaio?
– Niente. Era chiuso.
– Tenti col giornalaio. Sta più avanti, la quarta traversa a sinistra.
– Già fatto, dice che lui di tagliandi non se ne occupa più, non ci guadagnava abbastanza.
– Mi spiace. Le confesso: in realtà siamo tutti d’accordo. Io, il tabacchi, il giornalaio. Una bella contravvenzione, in termini economici, vale molto di più di un biglietto del parcheggio.
– Quindi?
– Quindi a questo punto lei dovrebbe andarsene a casa.
– Ma come?
– Qua ogni dieci minuti passa una ronda di vigili assetati di sangue e quattrini, e per la sosta vietata non hanno pietà. Le conviene sparire e portarsi via il suo rottame.
– No, tutto questo viaggio a vuoto fino al centro no! Sa che faccio? L’auto la piazzo là, sopra il suo collega disegnato di giallo.
– Bravo, sul posteggio per i residenti: lui è ancora più cattivo di me. E dall’aspetto lei non mi pare affatto un residente. Giusto?
– No, arrivo dalla periferia.
– Ecco, ci torni, in periferia. Lì i parcheggi sono quasi sempre gratis, visto che siete tutti dei pezzenti.
– Ma come si permette, scusi?
– Non la prenda sul piano personale. Lo vede quel signore appostato alla finestra? È un residente. Appena lei si allontana, lui scende e le spezza i tergicristalli per ripicca.
– Complimenti.
– Guardi, questa cosa di domandarle dei soldi io lo faccio a fin di bene: così la prossima volta, anziché venire qui da noi dei quartieri alti, se ne sta a casa sua.
– Sì, va bene, non ci verrò mai più, se non a piedi o in tram. Ma adesso come faccio?
– Senta, si vuole levare dai piedi o no? Sto lavorando perdìo. Ho già altri clienti che aspettano!

16 commenti su “Dialogo con un parcheggio a pagamento del centro storico”

  1. Ci sono città in cui per trovare la periferia con parcheggi gratis bisogna uscire dalla provincia. Allora basta spezzare la spina dorsale a un parente e procurarsi così un permesso invalidi e si può parcheggiare dappertutto (e senza neanche bisogno di portarsi dietro l’invalido che dà pure fastidio a lamentarsi, basta il contrassegno).

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  2. ma le strisce blu…non dovevano loro parlare in azzurro?

    (io una volta misi un cartello sul cruscotto:
    "colonnina rotta, rivenditori sforniti. Messa tutta la buona volontà, giuro. Ora prego voi mettere mano sulla coscienza. Ho una visita qui di fronte…già pagherò 150€ al medico"
    O non sono passati o mi hanno graziato)

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  3. Io ne avrei da dire anche sulle strisce bianche. Ce ne sono alcune che ti lasciano parcheggiare accogliendoti con un profluvio di belle parole e poi appena giri l’angolo cacciano fuori il divieto di sosta perché dopo due ore c’è la partita. Ma che modi sono questi?!?

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  4. meglio la bicicletta anche se nella mia città ormai i vigili sequestrano quelle parcheggiate ai muri e lasciano stare solo quele che stanno in piedi da sole per aria al di fuori dello spazio aereo.

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  5. per operatori intendevo quelli che vanno in giro ad infilare pseudomulte sotto i tergicristalli.
    mi dispiace per i loro nasi, sono solo strumenti del sistema, ma lo trovo un grande gesto di giustizia sociale.

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