IL TRUCCO DEL COSTA-MENO-DI-UN-CAFFÈ-AL-GIORNO

Benvenuti al consueto appuntamento con la rubrica di marketing da strapazzo. Oggidì, illustreremo il simpatico meccanismo in uso presso le aziende per spillare fior di quattrini al prossimo senza che quel
pirla del prossimo, poveretto, se ne accorga o quasi. E’ questo il famoso trucco del costa-meno-di-un-caffè-al-giorno.

Vediamo di spiegarci meglio con un esempio: l’Azienda Tal dei Tali SpA vuol vendere i suoi inutilissimi servizi alle persone, e sin qui ci mancherebbe altro, è il suo mestiere. Ma l’azienda, subdola, sa bene quanto sia difficile sparare un prezzo alto evitando di venir mandata al diavolo (o altrove) dalla controparte:

– Buongiorno, avrei da proporle questo bel servizio. Le piace?
– Vediamo. Lei mi sta offrendo un bene immateriale del tutto superfluo, fatuo, forse dannoso: perciò potrei comperarlo.
– Esatto, bravo.
– Quanto costa?
– 300 euroni sonanti!
– Si levi di torno, mascalzone.

Allora la furba azienda s’inventa l’espediente: propone il suo servizio annuale, ma invece di dare il prezzo all’anno, come sarebbe giusto, lo divide per 12 e dice il prezzo al mese. Un po’ come se nei negozi il prezzo del pane fosse indicato al grammo e quello del latte alla centilitro. Naturalmente, in questo modo, qualsiasi valore è (o meglio: sembra essere) più basso, cioè tollerabile. Hai voglia fare la moltiplicazione.

– Buongiorno, caro signore.
– Ancora lei?
– Sì, vorrei proporle sempre lo stesso servigio di prima.
– Ma scusi: poco fa le ho già detto di andarsene affanbrodo, non ricorda?
– Aspetti. I prezzi sono calati. Adesso costo meno. Solo 25 euro al mese.
– Ecco, già cominciamo a ragionare.

Tuttavia, a volte l’artificio della divisione per 12 non basta ad ingannare la vaga percezione di essere presi per il naso (o per altro). A questo punto interviene da parte del ciarlatan – pardòn, del
venditore, un ulteriore sotterfugio: perché non dividere il prezzo per 52, il numero di settimane? O per 365, quello dei giorni? Risulterà ancora più basso, agli occhi di quel fesso del potenziale acquirente. Siamo così giunti al trucco del caffè al giorno, somma irrisoria che ognuno si sente di risparmiare (basta, appunto, rinunziare a un caffè, bevanda che tra l’altro fa pure male alle coronarie, ci si guadagna pure in salute):

– Buongiorno, amico mio.
– Sempre lei? La vuole piantare di seccarmi?
– Vorrei proporle sempre quel servigio, quello di poco fa.
– Di nuovo???
– Però le offro una tariffa assai più vantaggiosa. Mi creda: non potrà dirmi di no.
– Sentiamo.
– Mi voglio rovinare: ora costa 0,85 euro, ma al giorno.
– Acciderba, davvero conveniente.
– Pensi: come un caffè! Incredibile, no?
– Che occasione. A furia di trattative siamo passati da 300 euro a 25 e poi addirittura 0,85!
– Lei è fortunato, e mi sta simpatico. Allora?
– Ma sì dai. Lo prendo.

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14 Responses to

  1. fenicesulmare dicono:

    Bellissimo. Ed è vero.

  2. Bellissimo mi pare un termine un po’ forte.

  3. zauberei dicono:

    Confuso ciò che racconteròtti non è uno scherzo.

    A me proposero un lavoro: anche fico, scrivere cose fiche su un giornale di fichi.

    Essere nella redazione fica del giornale di fichi accanto al nome di strafichi.

    Dovevo sborsare 1200 euro.

    Costa meno dell’aqbbonamento in palestra! Scrisse l’incauta segretaria in calce alla proposta.

  4. utente anonimo dicono:

    Ciao confuso,

    sei spassosissimo.

    Ieri per spiegare ai miei genitori cos’è un blog e cosa sono i post, ho stampato e letto ad alta voce alcuni dei tuoi pezzi forti: la cassiera, il giovane blogger, la melanzana ed altri post più recenti.

    Hai, pertanto, anche una funzione didattica nonché ludica (mio padre si è divertito da morire e chissà che non lo convinca ad imparare ad usare Internet).

    Grazie per la tua sagacia.

    Occhi blu

  5. utente anonimo dicono:

    Scusa, confuso, ma non sono molto pratica, neppure io con Internet.

    Voglio spiegare a mio padre cos’è un blog e poi sbaglio nel firmare.

    Forse devo firmare così, forse no, non so:

    Occhi blu,

    http://occhibluforever.blogspot.com/

  6. Occhiblu: brava, converti il babbo all’uso dei blog, ché altrimenti mi finisce su Facebook, poverino. :)

  7. utente anonimo dicono:

    ma anche:

    signorina, lei e la sua bella laurea valete ben 1.000 euro al mese.

    evviva!

    ma, scusi, a fare la cameriera guadagnavo 7 euro all’ora, non 6.25.

    come diresti tu: son cose.

    a.

  8. zauberei: guardi che il lavoro a pagamento (nel senso che il lavoratore viene assunto purché sia lui a pagare il datore di lavoro, e non il contrario) è il modello di business dell’editoria del futuro.

    a.: sì, son cose.

  9. FirmatoCkf dicono:

    ah ma quindi poi il prodotto l’ha preso! mi ckiedo solo dove…

  10. Alla fine ho preso un caffè da 365 euro, però lunghissimo.

  11. holdenC dicono:

    grande.

    e poi un caffè in Italia non lo si nega a nessuno

  12. Strato2006 dicono:

    #10: poveretto, chissà che nervoso; faceva meglio a prendere il prodotto…

  13. soffio dicono:

    “Alla fine ho preso un caffè da 365 euro, però lunghissimo.”

    Azz saperlo lo preparavo io il caffè giuro che era gratis!

    Sei una scoperta simpatica.

  14. p3t3rpan dicono:

    Credo si chiami “splitting” (dividere) e non è né bello né brutto, ma solo un altro modo di vedere la realtà. E funziona anche al contrario.

    Ad esempio, potrei calcolare quanti soldi mi ritrovo in più a fine anno se smettessi di bere un caffè al giorno (che detto così non sembra molto, però…). O di fumare (oddìooooo….!!).

    Il problema non è lo splitting, ma se ci serve ciò che stiamo acquistando.

    :)

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