Iconografia dei destini assurti a simbolo di catastrofi finanziarie collettive e individuali

Quando ho fra le mani un giornale (cosa che accade sempre meno spesso, per fortuna) sfoglio malvolentieri le pagine di sport e quelle di finanza. Le prime le strappo e le accartoccio: mi danno fastidio. Le seconde non le comprendo. Le osservo come si osserva il periodare di un romanzo scritto in una lingua sconosciuta.

Eppure, c’è un aspetto interessante nei giornali quando parlano di crollo delle borse – evento che da anni pare svolgersi con curiosa frequenza. In tali occasioni, a corredo degli articoli c’è sempre la solita immagine, al tempo stesso eloquente e uguale a se stessa, estrema sintesi della tragedia finanziaria. C’è sempre, sempre, sempre questo omino, uno di quei signori che lavora alla borsa, in maniche di camicia, auricolare e cravatta. Disperato.

Di volta in volta si tiene il capo fra le mani, sprofonda nella poltrona girevole, si rabbuia, si copre gli occhi. Oppure assume l’espressione sgomenta di chi fissa uno schermo fuori campo, resta a bocca aperta di fronte alla sciagura improvvisa. Ed ecco, subito arrivano i fotografi a immortalarlo: lui è il simbolo, la disfatta.

Il giorno dopo noi con la quasi totalità delle genti non capiamo nulla di quanto successo, ma soffriamo con lui. Se costui è tanto spaventato, pensiamo, ci dev’essere un motivo, e sarà pure un motivo serio.

Non è ben chiaro cosa faccia nella vita, questo tizio. A dire il vero, la meccanica che regola gli scambi azionari mi è del tutto ignota. Piace pensare che il motivo di tanto dolore non stia nel inevitabile declino delle economie umane, né nel proverbiale falò di miliardi di cui il giorno dopo parlerà la stampa. Secondo una forse troppo ingenua visione, egli, il disperato, è un semplice servitore. Uno di quelli che compra, vende e poi ricompra ma coi soldi di qualcun altro. Un qualcun altro che tuttavia a fine giornata ne chiederà conto, e se le cose sono andate storte, se la prenderà con il nostro disperato e fotografatissimo amico. Lo sgriderà, lo minaccerà, forse gli metterà pure le mani addosso.

Per questo, temo, non pei destini del mondo, il nostro amico si rattrista.

36 commenti su “Iconografia dei destini assurti a simbolo di catastrofi finanziarie collettive e individuali”

  1. Secondo me invece si rattrista non tanto per il cazziatone, ma per il fatto che il capo non lo farà più entrare nella stanza dei bottoni dove poteva passare ore e ore a giocare in rete a Doom III con altri omini come lui … pensa, gli toccherà perfino cercarsi un lavoro

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  2. secondo me invece normalmente vive dentro a un magazzino degli studi televisivi (tutti i tg del mondo ne hanno uno), dove normalmente vengono conservati i plastici delle case dove avvengono delitti, i cantanti di 60 anni fa, i tricicli, i gay col culo di fuori e le paillettes, le ballerine di samba brasiliane a seno nudo e triangolo copripatonza, le casalinghe disperate che vanno a far la spesa alle bancarelle del mercato, insomma tutte le cose che fanno tanto colore ma che è sempre utile avere a portata di mano nel momento del bisogno di un servizio urgente. e il nostro si dispera all’idea di dover tornare là dentro una volta che han finito di filmarlo per l’ennesimo servizio (provatevi voi a vivere 24 ore al giorno fianco a fianco con nicola di bari surgelato).

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  3. Ehm, guarda che certe foto foto si chiamano ‘Stock’ e sono foto preparate e catalogate che i giornali acquistano quando gli serve una immagine di un certo tipo…

    Probabilmente il tipo è un semplice fotomodello pagato per fare la faccia da pirla

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  4. Provo un’attrazione fisica irresistibile per quel tizio pezzato…

    Sono grave?

    Me lo immagino mentre s’incazza nel parcheggio del centro commerciale quando gli fregano il posto auto…

    Che brivido…

    Caro Confuso,

    Non Va Bene!

    Fai un sacco di errori di grammatica:

    “nel inevitabile” ????

    “combinerà un solenne cazziatone” ????

    Magari il tizio della foto ti può aiutare… :-)))

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  5. Comunque è una vergogna, siamo tutti qui a fantasticare su un omino verosimilmente posticcio, mentre del destino del mondo, condannato a ripartire da zero dopo ogni crollo delle borse, non ce ne può fregare di meno …

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  6. ICONOGRAFIA DEI DESTINI ASSURTI A SIMBOLO DI CATASTROFI FINANZIARIE COLLETTIVE E INDIVIDUALI

    mi verrebbe da dire…

    son cose 🙂

    OT

    ti regalo la caviotta cicciosa

    (è utile quando scaglia il peso sul correttore automatico… nel caso s’incanti)

    [mad]

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  7. @24: nel senso che intendi “cazziare” il Tonno del Confu§o, o che intendi darti alle salse (tipo SalsaTonné) …? O è semplicemente una “cazziata” morbida, leggera, alla francese?

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  8. ciao, i “galoppini” (come me) non si recano più fisicamente a piazza Affari (era internet…le foto dei giornali sono di stock) cmq dopo giornate del genere la faccia dei trader è quella veramente e i pensieri sono circa di questo genere:

    “Accidenti, il cliente X ha perso una montagna di denaro! adesso mi porta via i depositi! Cribbio come li faccio i budget adesso?”… con un pò più di colore…

    Permettimi di restare anonimo.

    Ciao

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  9. dura la vita del trader. però non è che vada sempre male, a volte va bene, a volte (spesso) i milioni di creano e non si distruggono. solo che non fa notizia, se non c’è la catastrofe non c’è la notizia. pensateci: o sono tutti scemi oppure in borsa si guadagna pure. o no?

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