Cari giovani aspiranti marketer, futuri creativi e altri entusiasti sognatori che immaginano un mondo fatto di brainstorming illuminanti e campagne pubblicitarie che cambiano il corso della storia, è mio dovere morale avvisarvi: il mondo del marketing è un terreno insidioso. Non aspettatevi sorrisi accoglienti o tappeti rossi; piuttosto, preparatevi a sotterfugi, tradimenti, molti anglicismi. E improvvisazione spacciata per genialità.
Per facilitarvi la transizione dall’aula al caos lavorativo, vi svelerò i meccanismi di uno degli episodi più classici e illuminanti di questo ambiente: la creazione del logo. Seguitemi in questa piccola guida pratica.
L’illusione della semplicità
Quando un’azienda decide di lanciare un prodotto sul mercato, il primo pensiero in assoluto sarà: “Serve un logo”. Qualcosa di semplice, pensate voi, come la firma in fondo a una lettera. Ma ricordate, giovani amici: la semplicità è l’ultimo stadio della complessità. L’azienda vi dirà di volere “un simbolo che rappresenti l’essenza del brand”, ma in realtà non sa cosa stia cercando. Non ne ha la più pallida idea. E voi, che vi immaginavate un cliente con le idee chiare, scoprirete presto che, nonostante le apparenze, la confusione regna sovrana nella testa del direttore marketing.
La scelta del grafico: il giovane promettente vs il veterano costosissimo
Nel mondo ideale, un’azienda dovrebbe scegliere il talento più brillante e motivato. Nel mondo reale, però, ci sono solo due opzioni:
- Il grafico giovane: Ha talento, passione, fame (quella vera, perché nessuno lo paga abbastanza); lavora per poco e vi consegna un lavoro eccellente. L’azienda, però, non lo sceglierà mai.
- Il designer costosissimo: Da anni arruolato in un’agenzia con uffici in tutto il mondo, scrivanie dorate e prezzi altissimi. Perché, vi chiederete pure voi? Non si sa, ma l’azienda cliente pensa sempre: “Se chiede così tanti soldi, dev’essere bravissimo!”. Spoiler: non sempre è così.
Siate consapevoli che il talento non sempre trionfa. A volte, l’immagine conta più del contenuto, e il marketing è il regno di queste baggianate come questa.
Il magico momento del “brief”
Il giorno della riunione sul logo arriva, e i dirigenti dell’azienda sono pronti a fornire al designer costosissimo il brief. Che non è altro che un documento con le istruzioni per creare il logo. Ma non aspettatevi qualcosa di chiaro. La richiesta sarà un enigma avvolto in parole incomprensibili. Vi diranno:
- “Lo vogliamo giovane ma antico.”
- “Semplice ma ricco di dettagli.”
- “Colorato ma in bianco e nero.”
Alla fine, dopo sei ore di brainstorming tra i dirigenti, il designer dell’agenzia si mostrerà rassicurante: annuirà con aria profonda e prometterà di consegnare un capolavoro entro la deadline. Voi, invece, imparerete che il marketing è l’arte di far finta di aver capito tutto, quando non si è capito nulla.
La deadline: un concetto elastico
Nel marketing, la parola deadline è un’entità filosofica. Quando il giorno della consegna arriva, il designer non ha mai prodotto alcunché. In compenso, è maestro nell’arte della scusa: “Ho così tanti progetti importanti in corso!”. L’azienda gli concederà una proroga di 24 ore, non tanto perché fiduciosa, ma perché non ha alternative. Anche voi, un giorno, imparerete che ignorare le deadline è l’arma segreta del marketing.
Il grande giorno della presentazione
Alla fine, il designer si presenterà con tre proposte di logo, tutte orribili. È un fatto scientifico: i loghi peggiori nascono sempre in tre. Nessuno oserà dirlo, però. Qualcuno troverà persino il coraggio di dire: “Mi piace il secondo”. Oramai è tardi, non c’è più tempo per il rework. Perché? Perché il marketing creativo, nell’era del capitalismo postmoderno, dovreste averlo intuito, è un giuoco di prestigio.
Il trucco del plagio
Un segreto che vi svelo: molti loghi sono plagi. Idee rubate da chissà dove. Questo pianeta è pieno di loghi, magari quello che vi stanno vendendo è identico al logo di una fabbrica di scarpe in Perù o di un ristorante in Arkansas. Esistono manuali pieni di loghi altrui da scopiazzare. Ma tranquilli, nessuno lo scoprirà mai. Nel marketing, quello che conta non è l’originalità, ma la percezione di originalità.
La lezione finale
Tre mesi dopo, l’azienda sarà ancora in alto mare: il logo è costato un miliardo ma non ha risolto i problemi. Per cui ora servono un sito, un catalogo, un flyer e altre svariate cose da acquistare. Il grafico giovane bravo ma troppo economico, ha chiuso la partita IVA e ora fa l’idraulico, mentre l’agenzia del designer costosissimo starà già progettando il nuovo logo per un’altra azienda talmente ricca da non saper più come spendere i soldi.
E voi, cari giovani, cosa imparerete da tutto questo? Che nel marketing spesso non vince il migliore, ma il più stronzo. Che un logo non è mai un’opera d’ingegno, ma quasi sempre è un’opera di diplomazia. E che, se tutto va storto, c’è sempre spazio per un rebranding.
Wow,ma scrivi ancora? Ho letto del tuo blog su una rivista molto tempo fa. E’ la prima volta che lo visito. Complimenti. Io il mio l’ho appena aperto. Ciao ciao.
Ma lavori nel settore che fai un post sui grafici?
Un’amara fantasia che purtroppo non pare molto distante dalla realtà. E un grande pezzo (puoi fidarti, sai che non ti regalo complimenti).
Ah quale triste realtà tu racconti
d’un amaro sorriso pervasa
e sogni di tutti noi smonti
qual terremoto fa con la casa.
Quanto racconti è in buona parte, amaramente, vero. La mia esperienza nel settore mi dice che spesso accade così, ma fortunatamente non sempre….
Quello che invece mi manda in bestia di brutto sono quegli episodi in cui il logo viene commissionato non tanto ad un grafico di nome, ma cane di fatto, quanto ad un architetto o “artista” non meglio identificato.
Mi riferisco in particolare al logo della Festa del Cinema di Roma. Il “logo”, se di logo si può parlare, è stato realizzato da Renzo Piano e presentato, con strombazzamenti pubblici, come una perla di grafica, lasciata benevolmente cadere dall’ Architetto sul pubblico, Veltroni in testa, adorante e riconoscente.
Che a volte poi sarebbe meglio far fare il logo dal nipotino che va all’asilo, per dire.
Io da grande farò la loghista.
Però, per piacere, niente camicia verde.
zia Lò
ecco, lo sapevo io
cambierò prospettiva. Cavoli però, avrei avuto un gran futuro in un’agenzia pubblicitaria, come addetta alle fotocopie.
Sgrunt.
X§°, di recente ha fatto un giro su Italia.it, vero?
Ché il loro logo, pagato all’azienda americana (tale agenzia Landor, presieduta immagino dal tizio B) che ha vinto il concorso, ben 200.000 (duecentomila) EurI Europei di nostre tasse, sarebbe questo:
Questa invece era la prima versione:
E come qualcuno ha osservato è una via di mezzo tra un pisello floscio e un prosciutto oblungo, con un puntino rosso che pare un testicolo infiammato e oltretutto ricorda un po’ troppo da vicino il logo della Logitech, colori compresi, nonché quello di una semisconosciuta azienda spagnola.
Son cose.
Proprio tutti matti da logoare…
Oggi con la mia mamma e la mia zia, in campagna, si parlava di ciò che non si riesce sempre a togliere dal nastro che porta i pomodori nel trituratutto-pre-forno, indi per cui, in quella che arriverà sulle nostre tavole sotto le vesti di passata di pomodoro, ci saranno pure topi, rospi e siringhe… però il tutto ben identificato da un bel logo, eh! Certo, basta saper comprare la fiducia e di tutto il resto chissenefrega…
Scusi Ellen Peppers non è che mi potrebbe dire il nome della marca di passata di cui racconta? Sa, sono vegetariana e il topo quello di campagna, si sa, è un bel trippone di grasso e carne.
Rospi e siringhe poi, mica ci credo…
zia Lò
Mah, non vedo perché mia madre e mia zia debbano mentirmi… c’erano loro accanto a quel nastro! Infatti loro non la comprano, ma se la fanno in casa la conserva di pomodoro…
Quanto alla marca poi, direi che è una delle più rinomate nonché blasonate… per cui non credo sia una questione riducibile a quello, mi spiace…
E’ così che la vita è divertente, sennò sai che palle e che noia e che barba!
anch’io volevo parlare dell’orrido nuovo logo dell’Italia
La grafica e i grafici: belle gatte da pelare.
Ho avuto per anni nella mia piccola azienda che sviluppa software un grafico.
Inizialmente la scelta è stata di tipologia 1: squattrinato e bravo.
Ma in poco tempo il lavoro da fare (loghi, template per il web) è diventato difficilmente misurabile.
Un logo che a mio giudizio era buono per i pelati del contadino di periferia veniva presentato come una idea geniale e incontestabile a fronte dello studio d’immagine che aveva fatto a mie spese il mio caro grafico.
Insomma anche quelli a buon mercato dopo la creazione di due loghi di buona fattura o l’apprezzamento di qualche cliente, magari idiota, perdono il senso della misura e del lavoro.
Quindi ???
Non saprei scegliere adesso fra i grafici della prima o della seconda specie ma sò che questo tipo di servizio è meglio darlo in out sourcing.
Ciao
Molto incoraggiante per una che, come me, si sta per laureare in Comunicazione. 😛
Complimenti per il blog!
Selena
ahbbeh, ma perchè parlare solo di grafici?
potevi scrivere “*” e consigliare ai lettori di sostituire “*” con la forma umana che preferiscono.
tipo “giratore di caldarroste”.
di solito ai brainstorming i grafici di tipo B arrivano in bermuda con i birkenstock (si tirano indietro i capelli con la mano e poi assumono una posizione ieratica) e ti dicono che il loro logo è rivoluzionario, è il tuo prodotto che è sbagliato 😉
Ad esempio per le generazioni future segnalo il logo dell’aeroporto di Bari. Che quando arrivi di notte ed è illuminato (trattasi di installazione di famigeratissimo artista uzbeco o giu di li’) sembra uno spermatozoo! A ricordare a noi che torniamo a casa che è meglio raccogliere le ultime forze e fare il dovere coniugale, mentre alle signore di prendere la pillola! 🙂
il tuo logo e’ molto bello
PaolaGi
Si vede che non fai il grafico…
E’ esattamente l’opposto, grafici incapaci ed improvvisati che pur di campare fanno prezzi stracciati e rovinano non solo il mercato ma anche la reputazione di quelli che sono molto bravi ma (giustamente) cari…
Qui oggigiorno con la scusa che tutti hanno un computer ci si improvvisa grafici a scapito degli imprenditori ignoranti come cucuzze…
Come da Sua richiesta, abbiamo provveduto a ricreare il logo dell’azienda Confusa.
Sono 3000 euro più spese.
Preferibilmente in tagli piccoli in una valigetta.
Grazie
GraficDania&Co
ahahahah…..va esattamente così!
Conosco grafici che voi umani….
ecco… sono io quella descritta!
la piccola grafica A!!!
vita immonda!
“In principio era il Logos”
(lo sapevo che era tutta una questione di buon marketing)
vuoi un nuovo logo per il blog?
mi avanza giusto il concept di uno script per una brand campaign finalizzata alla re-allocation di un market-maker nel campo delle internet solution nel quale appare un logo che potrebbe riposizionare personalità confusa in un mercato high value di tipo pionieristico in cui i consumatori mostrano un’alta propensione all’acquisto emotivo.
Cosa ne dici? Io ormai non capisco più nemmeno quello che dico…
Il punto è che in materia di comunicazione tutti pensano di essere esperti, soprattutto per la grafica, si crede che TUTTI possano fare questo lavoro, senza capire dov’è realmente la professionalità…ahinoi…{madò il logo della festa del cinema! gulp!! LoL}
E per quei poveracci che dal markettin’ vogliono uscire cosa proponi? Mi sa che qui cascherebbe l’asino…
Ueuè
Confuso, ho un’idea strepitosa.

Lancia il concorso “Un logo per Confu§o”, son stanca del tuo che ormai è fuori moda e scopiazzato. Ecco qui un’ideina della quale sono orgogliosissima.
zia Lò creativa
Mah… io ho lavorato in una delle suddette aziende agricole che trattano di pomodori, non è una questione di mamme e zie, ci sono pure studenti che se la sgavagnano come meglio possono… e confermo che dal nastro non è umanamente possibile togliere proprio tutto tutto… Non so a che azienda siano finiti i dannati pomodori, ad ogni buon pro meglio la salsa fatta in casa….
Feba
Nella azienda in cui ho la sfiga di lavorare si aggirano tre grafici. Il primo si fa le canne sul balcone appena i capi vanno via. Il secondo si veste nello stesso modo da quattro anni e passa le giornate alienato davanti a un videogioco online con i draghi e i maghi. Il terzo si veste come 50 Cent e ogni settimana ha una parte diversa del corpo rotta perché ha messo sotto qualcuno con la moto. Credo appartengano tutti e tre alla seconda categoria.
X§° è singolarmente assente dai commenti, coi quali in genere interagisce spesso e volentieri.
Che gli sia toccato lavorare a una brand-campaign per il repositioning con soluzioni market-oriented focalizzate sulla customer-satisfaction dove la sua mission era appunto il problem-solve mediante un brainstorming per fare la definition di un nuovo logo aziendale?
In realtà volevo diventare addetta stampa in una qualche casa discografica…ma questo post potrebbe farmi cambiare idea. Mica brutto, il lavoro del grafico mediocre!! 😀
Firmato: laureanda in comunicazione (scienze della, si intende).
Ok, giusto per ravvivare un po’ l’ambiente, qui si lancia un concorso:
Un nuovo logo per X§!
Di seguito alcune proposte, a titolo puramente indicativo:
A voi la palla!
Quel che è fatto è fatto. Passiamo alle votazioni: buona prova zia lo’ , pessima il 34. Vincitore assoluto, almeno per ora (Confuso, le gare hanno un termine con tanto di bolli, lo sa bene, e quindi li indichi, por favor) il numero 22: le motivazioni alla prossima (non siamo dovuti a motivazioni, per inciso)
Cosima
La mia esperienza personale in materia.
Lavoravo in una rivista, in cui a un certo punto si è deciso di ravvivare un po’ la grafica. Punto culminante della decisione fu di rivolgersi a uno studio esterno per la copertina.
La procedura si è svolta esattamente come l’ha descritta il Confuso: grandi riunioni con discorsi a vuoto, e presentazione con forte ritardo di tre proposte tutte ugualmente pessime, di cui si era costretti a scegliere una in mancanza di alternative praticabili.
Quello che si è scoperto dopo, però, è ancora meglio: a fare gran parte del lavoro sulle copertine, in realtà, era una delle grafiche della redazione, la meno esperta, che di notte lavorava per conto dello studio grafico per arrotondare!
Bè, non vedo cosa ci sia di strano.
🙂
Per ora passano il turno i bei loghi di Dania (22) e Lofoten (29). Bocciato il lavoro di Gilgamesh (34): non ricordo dove, ma quel logo l’ho già visto da qualche parte, anche se con colori diversi.
x Laocoonte (17): sì, ma questo mi pareva sottinteso. 🙂
Scusi Gilga al 34° piano.
I suoi loghi mi sembrano un po’ da lapide funeraria.
Non è per criticare per forza, ma lei me le tira dalla tastiera.
zia Lò
Anch’io voglio partecipare al concorso. Ho passato tutta la notte al pc per partorire questo logo per te. Non è un amore?

Petula Clark
ehi ehi ehi

kui si parla di loghiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
vi mando la miaaaaa
voglio vincere il konkorsoooooooo
Ale 88
Mi piacciono queste gare di Paint…
Intanto hai ricostruito in forma elegante la storia di Italia.it.
Chapeau.
Ma l’ho pur scritto, che erano a titolo puramente indicativo, e comunque nessuno ha colto la citazione ad Andy Wharol, fatevi 3 minuti di vergogna, tenutario compreso 🙂
Se proprio si vuole qualcosa di originale (ma che è poi l’originalità?) beccatevi un possibile logo pittorico:
E vediamo chi riconosce lo stile, tsk!
(E lei X§°, faccia attenzione, che le scateno Sapo un’altra volta, so per certo che è ancora vivo, da qualche parte)
@Gilga.
Riconosco lo stile.
Zia Lò Sgarbi
Brava 🙂
(a parte il riferimento che è di una supponenza e di un’antipatia rara, e non è nemmeno granché competente come critico d’arte).
Appunto.
z.L.
che ne dite di questo? potrebbe andare?
Loffyna
Loffyna, è carinissimo… anche se l’originale non ha nè baffi nè pizzetto… e nemmeno capelli perché si rasa 🙂
Forza, su, X§° si esprima su questi nuovi contributi, e almeno lei provi a identificare il modello del mio scarabocchio sotto, ché forse è l’unico in grado, in questo consesso.
Oggesù, ma questi non sono loghi. Sarete mica dei grafici di tipo A?
Sig. Pers.Conf.
Le ricordiamo che ogni modifica al logo propostoLe dalla nostra società Le verrà a costare ulteriori millemila euro.
ok, però qui paghiamo a 180.000 giorni.
Guardi, le lascio questo, gratis.
Anche se non so se lo merita.
Si legge:
awatadashii jinkaku
Personalità Confusa in giapponese ^_^
Ne faccia quel che meglio crede.
წინამორბედი შექმნა
personalità confusa in che lingua?
p.s. tsè…
zia Loffyna poliglotta
stai avanti, confuso..sempre più avanti….ogni post una garanzia di qualità…
“Loffyna”, lei bara, e anche in maniera maldestra.
La lingua è georgiano, lingua caucasica che usa un alfabeto di origine semitica chiamato mkhedruli, ma le due parole da lei goffamente copiaincolloate (წინამორბედი შექმნა) significano “preziosa creazione” e non “personalità confusa”, che invece si scrive
პიროვნება არეული.
Un consiglio amichevole: non si spacci mai per poliglotta con un poliglotta autentico, eviterà magre figure.
Tutto questo per dire non laureatevi in marketing e comunicazione?
Nel dubbio vado a fare la domanda di rinuncia agli studi.
Beh, Master #57, complimenti vivissimi, è la prima immagine esteticamente gradevole che si vede in questi commenti: magari non è un logo nel senso proprio del termine, ma è un’elaborazione grafica d’impatto e ha un suo perché.
Magari il teschio riflesso nella pupilla è un filino inquietante e già m’immagino X§° che fa sgrat-sgrat, però come colpo d’occhio (è il caso di dirlo) fa la sua porca figura 😀
Quello che scrivi é verissimo. Per la prima volta non rido come un cretino leggendo il tuo post ma mi prende una specie di male allo stomaco…
Sei sempre un grande.
ho conosciuto un grafico del secondo tipo neanche troppo furbo nel celare il proprio non fare un tubo da mane a sera datosi che sbandiera ai quattro venti il fatto di leggere 120 libri all’anno (tradotto:24 ore al giorno di ozio). E non solo! ha anche il coraggio di disprezzare chi arriva appena a 30 libri (ma lavorando). In realtà secondo me sono persone che sanno in fondo d’essere inutili, altrimenti non sentirebbero il bisogno di far credere di aver “inventato” l’intero tessuto cittadino, ossia di aver dato il nome a questo e a quello. Sorta di mostri da cui scappare, in ogni caso
Senta mio bel Gilgamesh.
“Preziosa Creazione” è il nomignolo col quale chiamo affettuosamente Confu§o al telefono. Era una sorpresa per lui che conosce perfettamente il georgiano.
Lei, non solo mi ha goffamente rovinato la sorpresa, ma mi ha pure irritato con questa sua aria di sapientone d’altri tempi.
Loffyna o zia Lò o Lofoten
oddio, sta storia mi fa sentire male…
non c’è speranza in Italia, eh?!
hei eccomi qua, ki sono io …. sono pazzomaterazzi, se mi sblokki, mi fai un favore, dai …… sono cambiato, promesso.. ciao
Guardi, anonimo/a #63, a parte che questa è un’arrampicata di sesto grado sullo specchio, non le credo.
In primis, lei è evidentemente un troll che cerca di mettere in cattiva luce la povera Lofoten, infatti è regolarmente sloggato/a quando scrive le sue boutade e si firma con pseudonimi discutibili (cioè, “loffyna” voglio dire, insomma, le sfugge proprio il significato del termine?).
In secundis, si irriti pure, ma non è un aria: è esattamente quel che sono, decisamente d’altri tempi; ho quasi cinque millenni, parlo, leggo e scrivo undici lingue “vive” e quasi altrettante morte, compreso il sumero antico che è la mia lingua madre, e non posso farci niente se sono colui che sono ^_^
Ah, intendevo anonimo #61 e non il fantasma del povero PazzoMaterazzi, ovviamente 🙂
Confu§o ha chiuso il suo post ma io le rispondo ugualmente qui.
Mio caro Gigilamesh. Quel “Loffyna” che lei intende, lei solo lo sa e tutti quelli della parte continentale dello Stivale. Io, dell’isola a tre punte, do solo un significato a tale nome. Loffyna ovvero piccola e dolce Lofoten, quale io sono e poi, il fatto che non mi loggo è perchè mi annoia farlo.
Comunque se le piace, la prossima volta mi loggo tutta come vuole lei e se proprio insiste, mi faccio anche il bagno nuda nelle sacre acque del Tigri e dell’Eufrate.
E poi co sta storia delle lingue morte…Sa che mi fa un po’ schifo?
Laura Loffyna Lofoten zia Lò
p.s. sa che è la prima volta che commento su un post morto? che mi stia contagiando?
Guardi che sono isolano anche io, però di quell’altra a forma di sandalo 🙂
Vabbè, se è davvero lei le porgo le mie scuse, perché è simpatica e sa essere divertente, e tutto sommato ha ragione, sono io che delle volte mi prendo troppo sul serio e rischio di essere un po’ trombone.
Però dica la verità, non si aspettava che riconoscessi il georgiano, eh? (la colpa, o il merito, è di un libro intitolato “Non Legitur – giro del mondo in trentarè scritture” di Marco Cimarosti, edizioni Stampa Alterantiva, che consiglio vivamente a chiunque abbia passione per i segni e per i viaggi, che dovrebbe essere il suo caso)
Circa le lingue morte, non è mica colpa loro se son defunte, spesso meritano di essere in qualche modo tenute in vita (pensi al greco classico, ma anche al latino e all’aramaico, perché no?)
Rispettosamente,
che era un po’ colto sì…
purtroppo si.Triste e nuda realtà italiana.
Fai un giro su
http://www.atipicaprecaria.blogspot.com/
risate garantite!
Parla delle surreali esperienze di una ragazza lavoratrice precaria in un ufficio stampa di Bologna.
Sicuro che non te ne pentirai!
Piero
Hai proprio ragione, è insoddisfacente il lavoro del grafico. Io mi do agli arti meccanici r alle protesi che è meglio.
c’è però una variante a questa storia: è quando l’agenzia ha un account e manda lui alla riunione. solitamente l’account è il cugino di secondo grado del proprietario dell’agenzia di comunicazione o, nella migliore delle ipotesi, uno alle prime armi. così, quando torna dalla riunione a parlare al grafico di quello che l’azienda vuole, ha capito solo la metà di quel poco che gli avevano detto. e il grafico (che sia del tipo 1 o del tipo 2) non ha idea di cosa debba davvero fare…neppure se l’azienda produce televisori o scarpe da ginnastica.
in questi casi tutto degenera all’ennesima potenza ^+^”
eh..come capisco…pensa che dopo 5 anni ho capito che è finita così anche nelle SCUOLE di grafica!!
che bello sbattersi sull’invenzione di loghi e pagine pubblicitarie quando la compagna di classe prende le immagini da google e vince i concorsi!!! eh si…che lavoro del cazzo per chi è un minimo onesto!!!
Edhel
si, però si chiama marchio.
Perfetto… esattamente il mestiere che voglio fare io ed esattamente come lo immaginavo… ora, non mi resta che laurearmi, specializzarmi, masterarmi e preparare il tariffario.
Io sono il grafico di tipo B, e per il sapientino qui sotto: il logo e il marchio non hanno nulla a che spartire. O meglio il marchio è la figura giuridica, il logo la sua rappresentazione grafica.
..che figa la cosa che ho detto!!!
ciaps