PARASOCIOLOGIA DELLA GITA IN MONTAGNA

Una breve vacanza sulle Alpi può consentire la solita analisi d’accatto sui comportamenti umani.

Ad esempio si è potuto notare come gli escursionisti della nostra epoca – anche i meno atletici e visibilmente poco allenati – in occasione della gita indossino tuttavia abbigliamenti e calzature davvero professionali. Divise da veri scalatori. Anche se devono far solo tre metri di strada asfaltata in discesa, costoro si infilano certi scarponi rinforzati che manco l’ascensione sull’Everest: senza scarpone, senza giubbino da esploratore non puoi dirti escursionista, ma semplice passeggiante.

Si osservi altresì come quasi tutti gli escursionisti sulle spalle portino uno zaino vuoto. Pare sia obbligatorio avere uno zaino, quando si è in montagna. Però molti non sanno come riempirlo – (i viveri? Ma no, in vetta c’è il ristorante) – e allora lo lasciano vuoto, se lo caricano addosso così, inutile ma leggero. Taluni lo riempiono di carta, per farlo sembrare pieno.

Ho redatto una veloce statistica della giornata media dell’escursionista: alzataccia all’alba, colazione verso le 6.45, poi però tra una cosa e l’altra (i turni per il cesso, i ritardi nel prepararsi, ecc.) prima di mezzodì non si riesce ad andar via di casa.

Infine si esce, si raggiunge in auto un parcheggio a pagamento fra i pini. Dal bagaglio si scaricano bastoni, bussole, piccozze. Ci si veste pesanti, perché “lassù farà freddo”. Segue breve salita di 7 minuti circa, quindi lunga sosta per bere alla pittoresca fontanella di acqua gelida: qualcuno, per prender fiato, si accende una sigaretta. Nuova salita, non più di 3 o 4 minuti, poi altra sosta per levarsi il maglione (“altro che freddo, si suda come asini!”) o nel caso dei più anziani, vomitare. Ancora 6 minuti di cammino ed ecco la meta: trattoria montana, 200 coperti, veranda, si accettano tutte le carte di credito.

Inciso accademico sul menù della trattoria montana. Polenta con spezzatino di camoscio. Prosciutto di cervo. Salsiccia di stambecco. Per dessert, gli immancabili frutti di bosco con panna. Caffè. Grappa del luogo a 95 gradi.
In realtà, nei dintorni della trattoria montana, camosci, cervi, stambecchi e tutte le specie di frutti di bosco sono estinti dal Cretaceo. E allora, come è possibile? Ho indagato, ho interrogato i cuochi della trattoria montana. La carne in tavola è maiale, o gatto. I frutti di bosco arrivano da un supermercato di pianura, sono nati in una serra alla periferia di Milano. La grappa è alcol denaturato con una piccolissima aggiunta d’acqua del rubinetto.

Ma torniamo all’analisi del nostro fenotipo. Dopo il pranzo, la maggior parte degli escursionisti non è in grado di muoversi. Alcuni svengono sulle tavola, altri si trascinano fino alle sedie a sdraio a pagamento sulla terrazza. Solo uno sparuto gruppo di coraggiosi osa ripartire per la Becca dell’Urogallo.

La Becca dell’Urogallo è un luogo misterioso che secondo le mappe dovrebbe trovarsi a 3500 metri d’altezza, ossia 4 ore e mezza di marcia forzata in salita con pendenza del 79%, poco meno di una parete verticale. Ma pare che là in cima, sulla Becca, ci siano ruscelli, laghi, foreste di stelle alpine. Gli indomiti ritornano alla trattoria montana nel tardo pomeriggio, narrando le meraviglie della Becca dell’Urogallo (“non sapete cosa vi siete persi!”). In realtà, parlando con i nativi ho potuto accertare che nessun gitante di città è mai giunto vivo alla Becca dell’Urogallo. Secondo alcuni indigeni, la becca non esisterebbe nemmeno: il cartello in legno intagliato che ne indicherebbe il sentiero è stato scritto per scherzo da loro, anni fa. Chi dice di tornare da là di sicuro mente: si sarà nascosto dietro la prima curva nel bosco e avrà aspettato le ore seduto, o dormendo. Di solito, i reduci della salita alla Becca dell’Urogallo mostrano cimeli che testimoniano la veridicità dell’impresa: minerali, strani fiori, marmotte morte. Non c’è da fidarsi: se li erano procurati la sera prima, in un negozio di souvenir del paese.

Intanto, nel prato davanti alla trattoria si manifesta inesorabile la comitiva i boy scout. Queste sono creature malvagie: vivono in branchi, perlopiù passano le giornate seduti in cerchio, per ore cantano a squarciagola e stonati “Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi”, col chiaro intento di disturbare la quiete altrui. In genere, per difesa, i turisti cacciano i boy scout percuotendoli con i bastoni e incendiando le loro tende.

Al tramonto, l’escursione volge al termine, le famigliole si preparano al rientro. I bambini si stavano divertendo tanto, non vogliono seguire i genitori, e per protesta si gettano nei dirupi. Si procede al rito finale, la foto ricordo con fauna locale di mucche e pecore (sono lì per quello, pagate: sorridono e si mettono in posa).
Poi gli escursionisti si avviano alla discesa.
Comincia a piovere.

44 Comments
  1. Revan

    Si, davvero.. mi eri davvero mancato.. XD (Buon Ferragosto!)(mh, potrebbe sembrare un po una presa per il cul.. però..)

  2. cruella

    avevo sentito parlare di te. Alcuni colleghi mi avevano raccontato di un blogger talmente bravo da lasciarti col dubbio che quel che narra possa essere persino vero.

    Ma tra il vero e il verosimile, in effetti c’è pochissima distanza!

  3. lofoten

    E la signora che si avventura pei sentieri impervi col sandaletto in pelle fine valleverde?

    Sulla via del ritorno si prende una storta che il piede le diventa gonfio così. Quasi sempre qualcuno chiama i soccorsi i quali arrivano solitamente in ritardo ma in tempo per vedere la signora seduta al bar all’aperto sul vecchio tronco e col piede seppellito in un quintale di ghiaccio dove giaceva l’ultimo esemplare di urogallo.

  4. lofoten

    Una guida della Valtournenche mi ha raccontato che una volta ha visto scalare la parete ovest del Sancaristone da una tizia con le infradito Sundek modello barracuda.

    Era informata, però la guida.

  5. hidra

    si però è bello andare ai monti. dai.

    non c’è nè.

  6. michelesilenzio

    Sei stato così fedele alla patetica, trista verità, che questo tuo post non fa quasi ridere. “Comincia a piovere” è geniale.

  7. lameduck

    Confermo, tutto vero! Io, durante il mio ultimo soggiorno in montagna ho visto cose che voi umani non potete immaginare: un SUV targato MI clacsonare ripetutamente per farsi dar strada (con corredo di insulti) una mandria di mucche che placidamente se ne tornava in Malga; signore con scarpette da danza classica (liscissime in suola) e golfino sulle spalle inerpicarsi su un sentiero; il solito camminatore esperto che scende per la ripida discesa in un nanosecondo e tu dietro che arranchi e ti chiedi come fa.

    Quella del gatto però mi ha fatto rimanere male, sai? Io sapevo che l’animale che più si avvicina al cervo nei ristoranti era il cane.

    ciao 😉

  8. utente anonimo

    …si narra di viandanti sorpresi da tormente di aghi di pino velenosi, di serpi sgualdrine che ti si abbarbicano al tuo urogallo e non te lo lasciano più, di chiocciole a forma di scala nascoste sotto i massi…

  9. utente anonimo

    In un menù così non può mancare l’inesorabile “tiramisù”, giustamente calorico e grasso. Ma l’escursionista, dopo quello sforzo si perdona tutto e se lo concede. La salmonella che prospera nel mascarpone e nelle uova, una volta trasferitasi nell’intestino, al ritorno regala le ali ai piedi dello scalatore e ogni auto scendendo a valle mette il turbo…

  10. lofoten

    Scusi 10…al suo ottimo menu alla salmonella affumicata, aggiungerei che, l’escursionista della domenica, di solito arriva in cima con le riserve di acqua finite. Con la bottiglietta da 0,5 L, che il previdentone si era portato così tanto lassù ci sono sorgenti di acque cristalline, la moglie si è lavata una mela. Ora li aspettano i panini con la frittata di patate che quando l’inghiotti senz’acqua è come inghiottire cotone idrofilo lavorato a zig zag.

    Delle sorgenti cristalline neanche l’ombra naturalmente. Solo piccole pozze fangose dove la zanzara tigre depone le sue uova.

    Anche lassù. Ecchemminchia.

  11. utente anonimo

    Io in montagna ci abito (e quindi dovrei essere teoricamente abituato a queste cose).

    In verità sono un povero demente che si lascia abbindolare a camminare per 7 ore in cima ad una cazzo di montagna senza attrezzature adeguate, per poi morire congelato lungo il sentiero di ritorno…

    BTW, è appena nato il mio quarto blog (spero ultimo)…visitatelo se potete 🙂

  12. keyrock

    ecco perchè scelgo sempre il mare, per evitare di are una strage di vacanzieri mi tuffo, vado alla boa e passo le giornate con la testa sott’acqua aspettando che un pedalò o un aquascooter me la tranci.

    Bentornato!

  13. soulmirror83

    ma non eri una donna? qua ti dan tutti del maschile, mah…cmq ho postato solo xchè ci son meno di mille mila commenti, se no mi scasso

  14. PiccoloKin

    Confuso e’ un uomo, c’e’ anche un post da qualche parte che cerca di spiegare l’equivoco nato dal fatto che usasse una mail con un nome femminile.

    Io rimango del parere che come “essere leggendario” non abbia sesso (con tutto il rispetto), un po’ come gli angeli.

    Alcuni affermano addirittura di averlo visto e circola qualche sua foto, ma per me mentono: dicono tutti di averlo visto in cima alla Becca dell’Urogallo (pare viva li’).

    (^o^)

  15. utente anonimo

    Dicono che a quota duemila ci sia un masso che al tramonto assume la sua effigie.

  16. utente anonimo

    Confuso scrive da lassù e io ogni sera lo prego che faccia trovare un qualsiasi lavoro a mio marito che non lo sopporto più di averlo attorno ogni santa giornata da quando è in pensione che poi mica fa i lavori di casa, no, quelli mai, al limite lava solo i piatti della sera ma solo il mattino dopo.

    Senti, ma per fare la guida al Becco del Barbagallo si deve essere giovani?

  17. IlaLuna84

    La vita dell’escursionista decisamente non fa per me.

  18. violiz

    secondo me tutti quelli che partono in vacanza cambiano durante il tragitto, la loro personalità muta e si trasformano in essere totalmenti privi di intelletto e pure antipatici….l’ultima razza personanalmente avvistata da me è il jazzista…ucciderebbe sua moglie se solo costei emettesse un suono molesto durante il concerto jazz…ho temuto per la mia incolumità…ma secondo me quando salgono in macchina sulla via del ritorno…dopo aver superato anche l’ultimo casello però…

  19. lapardaflora

    madonna, sei peggio del padre della natalia ginzburg, con la sua fenomenologia familiare della gita in montagna….

    😉

    pora donna, le fatto sognare un pezzo di cioccolato per anni perché era una roba da negher, mi pare lui dicesse così, quindi i “gitanti puri” non lo facevano.

  20. caliyuga

    bello il tuo post sui creativi! io non lo sono. piacere di conoscerti.

  21. utente anonimo

    Bravo bravo, gli escursionisti della “domenica” son proprio cosi’, altro che cazzi!!!

    Ne ho visti di cosi’, arrivano magari con il Cayenne o l’X5, escono tutti fieri, bardati come cavalli, sigaretta e poi quello che riescono a fare è raggiungere la vetta a 3500m… in FUNIVIA!!!

    Saluti!

  22. Blixxxa

    Per non parlare del ciclista della domenica, bardato con tutine di materiale tecnico che neanche Lance Armstrong, bici in titanio o altri materiali fantasiosi, caschetto e scarpini firmatissimi. Percorre 1 km, svuota la tanichetta del Gatorade, si fa affascinare da una gelateria e se ne torna a casa bello tronfio…

    Ciao!

  23. lucenellarete

    Beh io due anni fa sono stato in trentino alto adige. Dato che faccio molto sport non ho avuto problemi a fare le escursioni. Con gli amici si partiva in gruppo e dopo 300 metri mi ritrovavo da solo perchè loro nel frattempo erano già stramazzati a terra!!

  24. adryblog

    Molto divertente, col giusto sarcasmo… Purtroppo a volte siamo così, in vacanza si vuole tutto speciale anche quando non lo è, e fingiamo di non vedere che spesso è solo normale, o addirittura peggio: il cibo, le gite preconfezionate, la fauna.

    – ha! che bella escursione, gli scoiattoli, poi i caprioli.

    – hai fatto delle foto?

    – No. Lassù è pieno di animaletti, purtroppo non gli ho visti. Pensa, c’erano pure gli stambecchi!”

    L’importante è enfatizzare. Il turista paga, quindi ingigantisce tutto, ciò che vede e ciò che si vede sul depliant.

    In compenso di caprioli se ne vedono molti in pianura padana, i contadini della fascia pedemontana di Modena sono ben felici di averli nei loro campi.

  25. augustab

    Vorrei conoscere quello che ha vomitato dopo 7 minuti. Un idolo!

  26. catepol

    mai vedere le previsioni meteo in tv che portano sfiga in tutti i casi

  27. utente anonimo

    Divertente…purtroppo il perchè è che mi riconosco.

    “Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi” è a parimerito con “Il cielo d’Irlanda”.

  28. utente anonimo

    hai dimenticato il tormentone (da capo scout ti rivelo che è la colonna sonora con cui i miei ragazzi mi assediano dalla partenza all’arrivo): “quanto manca? quanto manca? manca ancora tanto? quando arriviamo?”.

    ^_^

    Auryn

    http://arjuna1979.blog.excite.it/

  29. utente anonimo

    In cima alla Becca ci sono le guide Valtur che ballano la canzoncina “Valtur, l’emozione sei tu”. Veloggiuro

  30. khyes

    uahha! mi ci riconosco anche troppo!

    solo una cosa può spingermi alla ricerca della famosa becca dell’urogallo: arrivare fino in cima e trovare una comitiva di burini doc, saliti in jeep, che urla “itaaaliaaa unooooo” dentro una videocamera con sfondo panoramico. tipico.

  31. ByronCorner

    Secondo me la bellezza non sta tanto in ciò che si vede, ma in ciò che si vede aldilà di quello che c’è. Gli occhi ce li abbiamo tutti, ma saper ignorare quello che c’è e saper vedere quello che invece non c’è ancora e che potrebbe esserci non è un potere che abbiamo tutti. E nemmeno la sensibilità per poter ignorare ciò che c’è e vedere ciò che non c’è, appartiene a tutti. Sensibilità e conoscenza fanno cultura. Tutto questo poi può anche far crescere ciò che ancora non esiste e io credo che la poesia stia proprio in questo. Se sai vedere allora vedi la bellezza anche in un muro grigio. Altrimenti, se non sai vedere…se non sai vedere non c’è nessuno che ti potrà aiutare perché purtroppo se non sai vedere sei fregato e basta. Un saluto a tutti.

  32. utente anonimo

    il problema degli scout in montagna è che soiltamente si piazzano a venti metri in linea d’aria dalla tua stanza, cantano a squarciagola, cucinano carne fetida che provoca molto fumo e il cui odore arriva in vallate distanti centinaia di chilometri e poi, per tenersi svegli tutta la notte, assumono cocaina ed ecsatsy in dosi industriali. Inspiegabilmente il giorno dopo te li ritrovi a fare colazione, belli freschi, alle otto di mattina. Poi spariscono per ricomparire la sera.

    E vabbè.

  33. gky

    Gli scout in realtà non sono un problema; portano tutti un cappio al collo, per ragioni di sicurezza: in caso di emergenza, basta tirare la corda.

  34. utente anonimo

    Se si conoscesse lo scoutismo lo si apprezzerebbe sotto molti aspetti. Dico davvero.

    Giulia

  35. ByronCorner

    Io riesco a concepire la presenza degli scout su questo mondo solo quando ho bevuto un pò. Con un paio di bicchierini di grappa mi sembra che ci possano star bene. Altrimenti mi sono indifferenti. Vabbè…poi c’è anche da dire che qui, fra la camera da letto, la cucina e il bagno non è che ne incontro molti e quindi per me vanno bene così.

  36. utente anonimo

    “Il cielo d’Irlanda” è stata la canzone con cui l’allegro gruppo di amici scout di mio cugino (capo scout) hanno chiuso la cerimonia del suo matrimonio, sabato.

    Tutti in sandali e chitarrona.

    Mio fratello si è girato dal banco davanti e mi ha detto che per un suo eventuale matrimonio ha deciso: vuole “il triangolo no! non l’avevo considerato…” 🙂 Francesca

  37. utente anonimo

    non sempre bisogna cacciare i boiscaut: a volte sono così squisiti da provvedere da soli, raccogliendo residuati bellici e dimorando in palafitte costruite a valle di dighe!

    burn

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