Ode a Paolo Conte

Sarebbe bello se la vita fosse come una canzone. Una canzone di Paolo Conte. Me ne andrei in giro con uno smoking stropicciato e l’impermeabile. Profumato di colonia e nostalgia, leggerei il giornale al tabarin, o al bar del grand hotel, sprofondato nel sofà.

Oppure me ne starei a sfaccendare in giardino, al sole tra animali africani e oleandri.
O ancora, vivrei avventure in una città notturna e fumosa, andrei ad incontrare donne sfuggenti ai tavoli del Cafè Mocambo o nell’atrio di un cinema che proietta film muti accompagnati dal pianoforte, e la cassiera naturalmente fumerebbe al mentolo, masticando caramelle alascane. Che non ho mai capito a quale diavolo di gusto siano, le caramelle alascane, però va bene così, è una bella parola, alascana.

Oppure al volante della mia vettura fuori moda, in partenza per un Sudamerica da sogno e proprio dietro l’angolo.
O in fuga sulla bicicletta davanti ai gregari tra i tornanti di campagna.

O seduto nel raso dell’ultima fila di una sala da concerto, in un teatro alla fine dello spettacolo, a fianco di un tipo coi baffi, simpatico ed elegante, a ridere così, senza motivo, aspettando di avviarci al guardaroba e uscire fuori.

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84 Responses to Ode a Paolo Conte

  1. (mmm… scusa, mi sa che mi sono lasciato prendere la mano…)

  2. utente anonimo dicono:

    Oddio, che malinconia che mette Milano quando piove, eh? K&L

  3. utente anonimo dicono:

    ti sei dimenticata di aggiungere che sarebbe interessante lasciare fare a questo albergo ormai così vicino, così accogliente, dove va a morir d’amor la gen-te…

    Massimo

  4. utente anonimo dicono:

    ..più che “Roba d’altri tempi”, direi “Roba da altri portafogli”..

  5. sphera dicono:

    Ma anche entrare a farsi un bagno caldo non sarebbe male: c’è un accappatoio azzurro, e fuori piove è un mondo freddo…

  6. utente anonimo dicono:

    confù, agguanta la mia mano, che ce ne andiamo..

  7. marquant dicono:

    “Roba d’altri tempi”, già. Le suggerisco di passare a un pusher più attento alle nuove tendenze del mercato.

  8. oh oh, ci ho messo un po’ a capirlo, signore, il suo calembour.

  9. marquant dicono:

    Lo vede? L’assenzio le rallenta i riflessi.

  10. assenzio? credevo fosse un pernod.

  11. marquant dicono:

    Ha fatto il solito pastis.

  12. alec dicono:

    …bellissima poesia…

  13. utente anonimo dicono:

    oggi languore nostalgico, ma tema di fondo resta sempre quello: fuga. A me i temporali piacciono, anche in marzo. Emanuela

  14. sphera dicono:

    Non era un pastis era una “nostalgia al gusto di curacao”.

  15. Effe dicono:

    Scusate, avete visto passare di qui un Vecchio Frac ? (lo so, la fonte è differente).
    E, per i due beoni più sotto, una sambuka con la mosca. Offro io (ANI C’E’)

  16. Effe dicono:

    sambuca con la “kappa” fa molto alternativo, devo dire

  17. sphera dicono:

    Molto. La moska ancor di più.

  18. per me un’aranciata, grazie.

  19. LaLimpia dicono:

    Quanti pomeriggi trascorsi a sognare di andarmene di qua sulle vie del Paranà. Buon pomeriggio!

  20. Silvy dicono:

    che strano. . . . . . .

  21. pescevivo dicono:

    Diavolo rosso dimentica la strada
    vieni qui con noi a bere un’aranciata
    contro luce tutto il tempo se ne va…

  22. utente anonimo dicono:

    e guarderemo Genova con gli occhi di chi arriva dalla campagna, leccando gelato al limon mentre la donna abbraccia i suoi ricordi anche i più stupidi e balordi, regalando libertà e perline colorate… ecco quello che io ti darò (e io che pensavo che masticasse pasticche alla skunk… insomma, pensavo fosse tremendamente avanti e indubbiamente tossica!)

  23. zetabox dicono:

    Stai parlando difficile come fa l’Europa quando piove… bisognerebbe indossare una camicia Hawaiana.

  24. utente anonimo dicono:

    io vorrei mettere il paltò almeno una volta…

  25. gilgamesh dicono:

    Ci manca solo una verde milonga e un fachiro al cinema e abbiamo completato il repertorio..

  26. utente anonimo dicono:

    lo sa, una volta paolo conte mi fece l’occhiolino!
    *

  27. sphera dicono:

    Ci manca di comprare un tinello marròn.

  28. gilgamesh dicono:

    Ah, quanto a quello la batto, io c’ho cenato assieme, ad Asti nel 1988. E c’era pure il fratello, meno noto ma molto bravo.

  29. gilgamesh dicono:

    Si, ho uno zio proprietario di ristorante da quelle parti.

  30. saporedisale dicono:

    aggiungiamo la dolce dirimpettaia del quinto piano e il quadro è completo.

  31. lotrovassi dicono:

    Dimentica che, prima di dedicarsi interamente alle canzoni, Paolo Conte faceva l’avvocato. Tale atroce punizione divina l’ha condotto verso lidi lontani, sogni fumosi, liquori dolciastri. E non è un caso isolato.

  32. utente anonimo dicono:

    Mi sono innamorata di te.
    Adoro i trentenni (quasi quarantenni)paranoici depressi bipolari con tendenze monossessive.
    Hai anche tendenze masochiste?
    spero di si…sarebbe perfetto ..io ,le mie scarpette a punta e tu !!
    La tua Dirimpettaia

  33. utente anonimo dicono:

    E’la prima volta che visito il Suo Blog,il Suo stile è esilarante…
    Potrei sapere in che Azienda,Ente ,Società…Lei lavora?
    Il mio interesse è presto spiegato.
    Vorrei ,dopo la laurea, fare domanda di assunzione nella sua stessa compagnia…Mi piacerebbe da morire essere una Sua collega….(non dico la Dirimpettaia….mi rendo conto che significherebbe chiedere troppo!)
    hahahahhahaha!!

  34. L’ho intervistato. E’un simpatico scorbuticone poetico.

  35. mistral63 dicono:

    Ma chi, Paolo Conte o il Confuso?

  36. utente anonimo dicono:

    Alascana…dà l’idea di quelle caramelle un po’ morbide che taluni ingoiano dopo aver fagocitato un Montenegro…in quelle città notturne e fumose…

    Ciao!
    Daniele

  37. utente anonimo dicono:

    a confù, ma che tte sei fumato???

  38. Vandalounge: forse è meglio se sono io a diventare tuo collega…
    Anonima delle 19.32: Ricambio, ça va sans dire. [Masochista non so, direi che il mio Io percespisce il Superego come una sorta di carnefice.]

    (Alescane o alascane, mah.)

  39. Mholden dicono:

    Caro Confuso,
    secondo me dai tuoi post si percepisce sempre più che ne hai le palle piene, di Milano e dell’ufficio. Un po’ come me, che mi sfracasso di Roma e…dell’ufficio. Quali carte giocare, per evadere senza farsi troppo male?

  40. Effe dicono:

    QUella di credito?

  41. utente anonimo dicono:

    io continuo a pensare che masticasse caramelle alla skunk…

  42. spad dicono:

    ma dove gioca paolo conte?..

  43. spad, lui segue il ciclismo (solo quello degli anni trenta, però)

  44. vale: ma no, dai. (però se trovi le caramelle alla skunk fammi sapere, mi interessa)

  45. Egregio Mholden, come direbbe l’Avvocato di Asti, “la fuga, nella vita, chi lo sa che non sia proprio lei la quintessenza…”. Sono d’accordo, bisogna fuggire, inconfondibilmente, ineluttabilmente. Fuggire. Il problema è che non ho ancora capito dove. Ne’ da cosa.

  46. utente anonimo dicono:

    il problema è con chi…

  47. Effe dicono:

    fuggire… in francia… e tutto il resto è solo pioggia pioggia pioggia e francia… quel senso di decadente affascinante e sensuale… la sensualità delle vite disperate…

  48. Mholden dicono:

    Andate, andate voi. Io sto qui che aspetto Bartali

  49. trentamarlboro dicono:

    Mah, secondo me si fugge quando non si sta bene dove si sta. Se ci stai bene, che motivo c’è di andarsene? Forse la fuga, dunque, è appannaggio degli insoddisfatti cronici.
    Ma visto che è raro trovare un milanese o un romano (o, insomma, un abitante di una metropoli) soddisfatto, la mia conclusione è che tutti vorrebbere fuggire, ma nessuno trova il coraggio. Pensa che bello: tutti prendono la vita per le balle e si trasferiscono nella comune di cui parlavi. Esodo in massa verso la campagna toscana. Altro che rivoluzione.
    Immagina la polizia che viene lì e dice: tornate! per favore, tornate ai vostri posti di lavoro! Mentre i coraggiosi-insoddisfatti si crogiuolano al sole, accendendone una…. (caspita, bel soggetto per un film! “Silenziosa fuga di massa”…:)

    Mholden

  50. proserpina dicono:

    …e TUTTO QUESTO, naturalmente, sotto lo sguardo vitreo dei bicchieri di boemia!!!

  51. o di fronte a un palmizio colorato

  52. utente anonimo dicono:

    o un mare venerato.

  53. utente anonimo dicono:

    stai seria con la faccia ma però…ridi con gli occhi io lo so…io sono un sempre triste ma mi piace di sorprendermi felice insieme a te…

  54. utente anonimo dicono:

    gongooooo…spirito del congo…

  55. utente anonimo dicono:

    ah, senti, un giorno io e Vale abbiamo avuto una discussione sul significato di “si sbagliava da professionisti” . Seconto te, voi..cosa vuole dire esattamente? Mira

  56. utente anonimo dicono:

    ..e lui sta lì nel suo sorriso…a guardar passare i tram…vecchia pista da elefanti stesa sopra il macadan….

  57. comunque il problema è diverso. Non bisogna fuggire. Bisogna resistere. Mira

  58. juha70 dicono:

    Mira, secondo me “era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti” (poesia in 4 parole, chapeau) significa un sacco di cose. Per me è pura nostaglia di un mondo che non c’è più, anzi che non è mai esistito, un mondo inventato e già passato via dove anche sbagliare era una questione di stile. Mica la realtà di questa nostra epoca… (ancora mi son lasciato prendere la mano, mi sa, chiedo scusa)

  59. PlacidaSignora dicono:

    È tutto un grande addio,

    un giorno Gondrand passerà,

    te lo dico io,

    col camion giallo porterà

    via tutto quanto e poi più niente resterà

    del nostro mondo…

    da-da-da…

  60. utente anonimo dicono:

    Uhm…Confuso, mi sa che per far passare le malinconie dovresti venire un po’ qui con quella faccia un po’ così a mangiarti due gamberoni rossi e respirare aria natìa…;-)

  61. sphera dicono:

    Si, X§…Anche sbagliare, ma farlo in maniera impeccabile…così che quando si vive da professionisti, anche sbagliare vale la pena. La differenza è che, maledizione, ho una vena romantica che mi prende la mano su quella sarcastica..così non vedo la nostalgia di un mondo perduto nel passato, ma il dolore di un mondo che non c’è e ci potrebbe essere…in fondo fa ridere, e non è un errore da professionista. Mira.

  62. Sbagliare da professionisti vuol dire sbagliare seriamente e con metodo. E non dire dopo “non ho fatto apposta, non son son stato io”. In un mondo non adulto si sbaglia sempre da dilettanti piagnoni. O no?

  63. spad dicono:

    è un’ora inglese, si va.

  64. tt dicono:

    “sbagliare da professionisti” e’ quando presenti fattura.. ed il conto dei cocci rotti lo pagano altri..

  65. abbandonoz dicono:

    si sbagliava da professionisti. così bene che hanno aperto le società di consulenza.

  66. sphera dicono:

    è solo una illusione un po’ romantica da contrapporre all’illusione asettica che sia tutto così marcio. Nell’incapacità del risveglio preferisco morire guardando il mondo attraverso gli occhi di paolo conte.

  67. utente anonimo dicono:

    A pagare e morire c’è sempre tempo, eh.

  68. polenta dicono:

    Confuso, sento dei lontani echi leopardiani in tutto ciò, o cosa!? (Mela)

  69. utente anonimo dicono:

    la vita è una canzone, almeno una volta al decennio, ed esattamente come una canzone quei momenti durano tre minuti, tre minuti e mezzo. poi resta il grattare della puntina sul vinile cieco

  70. Signor Confuso, e ora?
    Per anni ho immaginato le “caramelle alla skeen” (chissà come sono!) davanti a un mare “venerando”.
    OK, Le concedo le caramelle alaskane, ma La prego: ho un reale bisogno del mio mare venerando.
    GF

  71. spiacente ma ne sono (quasi) certo, “l’orchestra si dondolava come un palmizio davanti a un mare venerato..”

  72. utente anonimo dicono:

    Ho fatto una accurata verifica: il termine esatto risulterebbe essere “alescane”. (Io l’avevo sempre interpretato “alla ascari”, che in effetti è di significato altrettanto oscuro).

  73. dezani dicono:

    ma scusate…alaskane ..perchè vi suona così strano…che ti senti tutta l’alaska in bocca mentre le mangi….la cassiera masticava……Mira

  74. utente anonimo dicono:

    segnalo che lo sbagliare da professionisti Conte lo riscontrava negli uomini anni ’60, che erano usciti dalla guerra e avevano magari aperto un bar, vivevano con una donna e avevano anche un amante, persone ironiche e silenziose come ce n’erano molte ad Asti.
    Conte a quel tempo era avvocato (il suo studio è tuttora in Corso Dante ad Asti) e spesso era nominato curatore fallimentare, durante una causa di fallimento aveva conosciuto uno che aveva un bar, e gli aveva ispirato la serie delle canzoni sul mocambo, di cui gli impermeabili è l’epilogo (“il curatore sembra un buon diavolo” è Conte stesso).

  75. utente anonimo dicono:

    Informazione di servizio:la caramelle ALASCANE sono le hALLs mentolyptus, che sanno di caramella anafrodisiaca per CANE. Lo so perchè ho gustato le prime e faccio uso delle seconde per difendermi dai corteggiatori indesiderati. Non si accorgono della differenza e cadono privi di sensi (a volte guaiscono).

  76. utente anonimo dicono:

    bravo… a tuo modo un omaggio al Grande “Paolo Conte”.

  77. utente anonimo dicono:

    di Asti e faceva il curatore fallimentare??, sapevo che era avvocato, ma addirittura il curatore fallimentare!! e che è?? vi prego ditemi di più sono trepidante dalla curiosità

  78. Anonimo dicono:

    Il curatore fallimentare è una sorta di becchino, molto spesso di imprenditori che hanno organizzato il proprio suicidio per strappare soldi alla famiglia con il pretesto di coprire le spese del proprio funerale. Poi ci sono casi in cui il fallimento non presenta casi di malafede, e quei casi sono i più tristi. In altre parole il curatore fallimentare, nominato dal Tribunale, è una sorta di Caronte che deve traghettare un’azienda ormai morta verso il dimenticatoio delle aziende umane e durante questo viaggio cerca di pagare i marinai con quello che è rimasto nella stiva. Hai presente il quadro “L’Isola dei Morti” di Bocklin? Ecco…una cosa del genere. Ciao da Byron

  79. Sam dicono:

    Caramelle alascane?
    Io ho sempre pensato con un triplo salto mortale caro agli enigmistici, dell’Alaska, quindi freddo, cioè alla menta. Quella che ti venire freddo.
    Chi fuma sa di cosa parlo.

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