Ode a Ruben Gonzalez, pianista

Oggi non ti starò ad infastidire con il capitolo successivo della convivenza con la mia collega dirimpettaia: fino a martedì sarà dai suoi, a Palermo, lontana migliaia di chilometri, all’annuncio dentro di me ho gioito come Tardelli dopo il gol alla Germania ai Mondiali del ’82. Due giorni senza di lei, due giorni di cuccagna e lieto vivere.
A lei invece ho mostrato una falsissima punta di rammarico: “Ma torni, vero? E se cade l’aereo?”

Oggi invece ti devo raccontare del grande Ruben Gonzalez. “E chi è?”, “Che c’entra?” Niente. Non c’entra niente. Ma te lo devo raccontare lo stesso. Ruben Gonzalez è cubano. Ha quasi cento anni. Quasi nessuno lo sa, ma Ruben Gonzales è il più grande pianista vivente.

Negli anni 30’ e ’40 studiava musica classica e suonava nelle grandi orchestre per turisti americani negli hotel dell’Avana. Divenne una celebrità tra i nativi, ma non fra i turisti, per loro Ruben era solo un ragazzo nero che rallegrava la loro serata al ristorante di lusso ai Caraibi.
Poi venne la rivoluzione, l’embargo, i miliardari di Miami non facevano più le vacanze a Cuba e le gloriose orchestre passarono di moda, finirono in rovina come le case sul Malecòn, il lungomare della capitale. Ruben tornò povero e sconosciuto. Si vide costretto vendere il suo pianoforte per potersi mantenere, e così smise di esercitarsi. Il destino segnato era quello di invecchiare e morire con dignità ma in silenzio, in un tugurio, dimenticato da tutti.

Ho conosciuto Ruben Gonzales pochi anni fa, al cinema. Io ero in platea. Lui invece se ne stava sullo schermo. Questo omino decrepito improvvisava jazz con una classe immensa. Senza la minima fatica le sue mani scalavano assoli vertiginosi, un tasto dietro l’altro. “Madonna, è questo da dove diavolo esce?” Il film era Buena Vista Social Club di Wim Wenders. Gli altri musicisti non erano male, ma Ruben era di un altro pianeta, una creatura ultraterrena.
Nel film c’è una scena secondo me molto toccante: il vecchissimo Ruben, ridotto ad accompagnare le lezioni di una scuola di balletto, suona il pianoforte come un dio per una scolaresca di bambine cubane in tutù.
Il successo del film di Wenders gli ha donato la notorietà perduta, moltiplicata per mille: a quasi cento anni Ruben Gonzalez ha inciso il suo album d’esordio, distribuito in tutto il mondo.

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13 Responses to Ode a Ruben Gonzalez, pianista

  1. utente anonimo dicono:

    ciao,
    solo per dirti che Mr. 23 anni 5 netti milioni al mese (+ macchinone, cellulare, portatile, e che cazzo a ‘sto punto mi sono sposato pure con mia morosa al terzo anno di medicina), a 25 anni e mezzo sta per essere trombato dalla sua azienda.
    urge qualche commento e vengo a chiederlo sul tuo blog.
    Forse un giorno Wim Wenders farà un film su di me..
    da qualche parte ho letto: talento senza carriera.

  2. alessiaonline dicono:

    va bene, ma se non dici dove è il tuo blog come fò?:)

  3. utente anonimo dicono:

    va bene anche se mandi un post con XGANON su
    it.discussioni.folli, altrimenti il tuo blog va benissimo.
    il mio blog non c’è.

  4. alessiaonline dicono:

    in breve mi stai chiedendo un commento su un blog che non esiste? va bene:
    1) come vedi anche io sto rischiando il licenziamento
    2) mi chiedo come sia possibile guadagnare 5 milioni al mese a 25 anni
    3) “La migliore cosa che si possa provare è probabilmente la vita quotidiana: bere, prendere una tazza di caffè, fumare una sigaretta o sfregarsi le mani quando è freddo.” (W. Wenders)
    4) Cura per talenti senza carriera: crearsi subito un blog. Non si fa carriera ma migliora l’umore.

  5. mu dicono:

    non c’entra niente col tuo post, ma ho visto il tuo commento sul blog di alfonso – la Monday Mission la trovi tutti i lunedì su promoguy.net, c’è anche una mailing list per ricevere un’email ogni lunedì per ricordarti della MM!! :)

  6. utente anonimo dicono:

    1) come unica fonte di reddito di una minifamiglia sulle spalle, forse la cosa può sembrare relativamente più stressante.

    2) 5 milioni a 23 anni, non 25. Come? facile, nel 2000, venendo da una grossa ditta di TLC bastava farsi assumere da una società che si era appena quotata in borsa. Non prendervi il gratta e vinci della stockoptions, ma alla lunga rientravi bene e senza rischiare niente, almeno fino ad oggi…
    In due anni e mezzo ho messo via i soldi per ritrutturare un’appartamento dei suoi di lei, malgrado avendo dilapidato una fortuna, nell’affitto di un appartamento in centro. Ma cavoli, i soldi vanno e vengono, ma i ricordi belli non te li porta più via nessuno. Quindi sono contento.

    3) Forse con bere ci devo stare un po’ attento, perchè secondo me sono predisposto. Con le altre cose devo provarci anche se. Anche se negli ultimi anni ho imparato in maniera rischioso a ritagliare le mie esigenze… in pratica ho capito che potrei vivere bene con quasi niente.

    4) di blog ce ne sono 2, perchè sto portando aventi un esperimento di polarizzazione. ma non sono fatti per essere capiti, anche se qualcosa è compresibile, ti mando il link via mail

  7. alessiaonline dicono:

    aspettando i 2 blog del hmmm informo la clientela che dopo una figuraccia con la saggia Mu ho appena imparato cos’è una Monday Mission:-I

  8. mu dicono:

    che figuraccia?

  9. alessiaonline dicono:

    :-)ma sì, la figuraccia di aver chiesto “cos’è ‘sta intervista” …ma ora lo so! grazie!;) e ho già fatto l’iscrizione!

  10. utente anonimo dicono:

    il mio pusher ne guadagnava 5 al giorno a 21 anni.
    In fondo facevi un mestiere onesto, non ti lamentare, su!

  11. b.georg dicono:

    ma di chemminchia state parlando? vabbe forse ho sbagliato blog ;-)

  12. Ricordo la scena del film, bellissima. Ma non sono d’accordo sul suo primato. Hai presente il fenomeno mattutino seguente all’erezione e che si chiama “Dissenso jazzistico delle novetrenta”?
    Bè ciao.

  13. utente anonimo dicono:

    Ho comprato da poco la colonna sonora. Son cose.

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