Milano, tutti i mercoledì mattina, ore 8.30

Milano, tutti i mercoledì mattina, ore 8.30, ora di punta. Traffico e freddo. Io nella mia macchina ho Jimi Hendrix alive & furibondo che brucia la chitarra e urla come un bestia, che devo tenere le portiere ben chiuse con la sicura sennò questo qui mi esce fuori e mi ammazza un paio di passanti. Se vai in ufficio ascoltando questa roba, sul lavoro sarai molto più crudele della tua collega-nemica che nell’autoradio ha l’album di Mariah Carey o la colonna sonora del Diario di Bridget Jones.

Insomma sono lì in coda da mezzora e penso: boh chissà che sarà successo, ci sarà un incidente, un’alluvione, morti e feriti, Jimi stai calmo per favore. Arrivo all’incrocio fatidico, dove mi aspetto di trovare un TIR rovesciato, una catastrofe naturale, la lava dell’Etna che ha invaso la carreggiata. E invece cosa c’è? Niente. C’è un semaforo. E un vigile.

Il bello è che il vigile non ha alcuna funzione apparente, le sue veci potrebbe farle tranquillamente il semaforo, che sta lì apposta tutto il santo giorno.

Il vigile dà indicazioni ai fiumi di auto che si incrociano, ma dà indicazioni DIVERSE da quelle del semaforo. Ad esempio il semaforo è rosso ma lui mi fa segno di passare lo stesso. Si accende finalmente la freccina verde per svoltare ma lui mi blocca perchè ha deciso di far andare avanti quelli che vengono contromano. Insomma: la causa del casino è il nostro amico vigile. Che mi guarda pure male visto che dalla mia auto escono rumori infernali.

Oppure: arrivo nella viuzza che solo io conosco, la scorciatoia abbandonata, il vicoletto deserto che non appare nemmeno sulle mappe del tuttocittà, “E vai che vi frego tutti, stamattina arrivo puntuale, e voi poveri fessi che fate sempre le solite strade, soffrite ah ah ah, e vai anche tu Jimi, sfasciali ‘sti amplificatori!” Che bellezza, si va che è un piacere.

Ma all’improvviso: dietro una curvetta anonima, una immensa fila di auto, autobus, tram, ambulanze. Fermi, paralizzati. “Ma come è possibile, ma che ci fate voi qui? Via, andatevene, questa è la mia scorciatoia!” Si procede a passo di lumaca. Faccio sbucare la mia zucca dal finestrino per scoprire cosa stia succedendo in questa landa dimenticata da dio e dagli uomini che invece stammattina brulica di automobili. Ed eccolo là.

In testa all’infinita processione, avvisto il camioncino della monnezza, che si ferma ogni due metri per caricare tonnellate di (indovina?) monnezza e così per percorrere 50 metri ci impiega un’ora. E con lui tutti quelli che passano di lì. Tutti in colonna e in ritardo, che parlano da soli: “Ma dico io ma questi lavori qui proprio all’ora di punta dovete farli?” Io abbasso il volume degli amplificatori di Jimi. Fuori, alcuni cominciano a suonare il clacson. I due signori che di professione dall’alba stanno caricando la monnezza li fulminano con lo sguardo come se volessero dire “ma cosa cazzo suoni, ma non lo vedi che mestiere di merda facciamo, ma cosa credi che li decidiamo noi gli orari di lavoro, diobono, vai a protestare col mio capo, che fa il dirigente per la Nettezza Urbana e se ne sta al caldo in ufficio e soprattutto non esce mai di casa prima delle 11.”

One Comment
  1. looptrain

    Laddove vedi un ingorgo, troverai sempre un vigile che smanetta la paletta e ti guarda con l’aria come per dire “allora sbrigati deficiente, non lo vedi che questo ingorgo e’ tutta colpa tua?”.

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