Ramadan

Allo stand F10 del padiglione 13 primo piano della Fiera dell’Artigianto c’è Aktar, cittadino pakistano, professione commerciante di monili. Mentre mi racconta del suo principale problema (il permesso di soggiorno) gli puzza il fiato. Esala un odore acre, davvero robusto. A me sta venendo mal di testa, ma lui non vuole saperne di smettere di parlare. Si accorge che la mia faccia fatica a nascondere l’espressione di disgusto. Allora con grande naturalezza mi spiega il motivo della sua alitosi: sta facendo il Ramadan, che deve essere una bella rottura di coglioni. Si deve alzare alle 4 di mattina per fare una colazione pantagruelica. Poi digiuna. Fino a sera. E non può neppure bere. Tale astinenza comporta tre effetti:
a) è incazzato tutto il giorno
b) la sua bocca profuma come le fogne di Karachi
c) egli ha una sete della madonna.

Quando si avvicina l’ora del tramonto (ossia le 16.44 precise) inizia a fissare con ansia le lancette dell’orologio. Conta i secondi come se fosse la notte di Capodanno.
 

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