Andreotti

Stanotte vagavo per quella strana zona tra la veglia e il sonno leggero, tra pensieri e inizi di sogni. E quindi ho sognato Andreotti. L’onorevole Giulio Andreotti.

E’ tutto il giorno che quotidiani, radio e tv parlano di lui, poverino, condannato alla galera. Ed e’ lui che mi appare nel dormiveglia, con la sua voce chioccia, le sue battutine, la faccina grinzosa che sembra una maschera di carnevale.

Nel buio riemergono memorie del libro di Corrado Stajano, dove tra le delirante minacce telefoniche anonime, intercettate e registrate, ad un certo punto salta fuori anche il nome di Andreotti. Quelle voci, al buio, me le sento sussurrare nelle orecchie.

Mi giro e rigiro nel letto, sudo, finchè ad un certo punto non ce la faccio più. Come dopo un incubo accendo la luce e mi alzo. E’ quasi l’una. Vado in salotto. Per distrarmi accendo la televisione. E cosa appare al centro dello schermo? Come in un film di Dario Argento, un primissimo piano in sedici noni di Andreotti, il demonio. Che parla, parla, parla. E’ il programma di Bruno Vespa, che con riverenza, senza il minimo contraddittorio intervista il grande statista vittima del complotto. L’unico condannato d’Italia che la sera dopo la sentenza invece di andare in prigione può difendersi in televisione, per ore. Sorride sprofondando nella poltrona. Non riuscirò più a riaddormentarmi.

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