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	<title>personalità confusa</title>
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		<title>Nietzsche re d’Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 09:04:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[All&#8217;apice della sua carriera di filosofo e scrittore di saggi, intorno ai quarantaquattro anni, Nietzsche inspiegabilmente trasloca a Torino. La città accoglie con stupore e fierezza il celebre ospite, il quale tuttavia ben presto comincia a dare strani segnali. Anziché &#8230; <a href="http://personalitaconfusa.net/2012/05/10/nietzsche-re-ditalia/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;apice della sua carriera di filosofo e scrittore di saggi, intorno ai quarantaquattro anni, Nietzsche inspiegabilmente trasloca a Torino. La città accoglie con stupore e fierezza il celebre ospite, il quale tuttavia ben presto comincia a dare strani segnali. Anziché frequentare i salotti colti o tenere conferenze, come peraltro ci si aspetterebbe da un simile personaggio, egli trascorre il tempo chiuso in casa, oppure passeggia per i viali senza meta. Talora apostrofa i passanti sconosciuti con male parole, o prova persino a picchiarli.</p>
<p>In una mattina di inverno avvista un cocchio trainato da un cavallo e nell&#8217;animale riconosce chiaramente il compositore Richard Wagner. Si lancia in mezzo alla strada per fermare la carrozza, poi, furente, aggredisce a schiaffi il cocchiere, e prendendolo per il bavero gli domanda per quale motivo abbia ridotto Wagner in quelle condizioni e soprattutto come mai osi frustare un musicista così importante. Infine tenta di liberare la bestia dal giogo, finché la polizia si vede costretta a trascinarlo via a forza.</p>
<p>Si comincia a pensare che Nietzsche, il famoso professore Nietzsche, forse stia diventando matto. Le lettere da lui spedite ad amici e discepoli in Germania non sembrano rassicuranti: la prosa, grandiosa come sempre, si fa via via incomprensibile. Nel rivolgersi ai destinatari, il Maestro giura di essere Dio, e come tale afferma che i suoi primi provvedimenti riguarderanno la fucilazione del papa, dell’imperatore di Germania e di altri potenti dell’epoca. Una provocazione? Può darsi.</p>
<p>Tuttavia, il dubbio resta. Al termine della lettura di un&#8217;ultima missiva, parecchio concitata, il collega Franz Camille Von Overbach ritiene di doversi recare a Torino onde sincerarsi delle condizioni di salute del famoso amico. Nietzsche lo riceve a casa sua in pigiama, euforico, in piedi sulla tastiera di un pianoforte. Insomma, non sembra troppo lucido: forse sarà meglio ricondurlo in Svizzera, almeno per una visita medica di accertamento. Non si sa mai. Chissà come, lo convincono a partire.</p>
<p>Uscendo dalla porta della città, Nietzsche canta a squarciagola arie napoletane. Al passaggio delle mura, si sporge dal finestrino del barroccio per informare le guardie di essere il nuovo re d’Italia. Le ultime parole prima di addormentarsi sfinito.</p>
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		<title>La linea di cambiamento di data</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 08:18:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il luogo più metafisico del pianeta è forse la Linea di Cambiamento di Data. Si tratta di un varco temporale posizionato fra l&#8217;America e l&#8217;Asia: oltrepassando la riga in un senso o nell&#8217;altro, si torna indietro nel tempo, o si &#8230; <a href="http://personalitaconfusa.net/2012/04/26/magellano/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il luogo più metafisico del pianeta è forse la Linea di Cambiamento di Data. Si tratta di un varco temporale posizionato fra l&#8217;America e l&#8217;Asia: oltrepassando la riga in un senso o nell&#8217;altro, si torna indietro nel tempo, o si procede nel futuro, seppur di un solo giorno.</p>
<p>Sembrerebbe un’assurdità e invece questo confine esiste sul serio, risulta segnato su tutte le carte geografiche e su tutti i mappamondi. Ogni bambino da sempre si chiede come la linea possa esistere davvero, e insegnanti poco fantasiosi tentano di indurli a ragionare con spiegazioni ineccepibili ma pallide di fantasia, da rifiutare proprio per la logica ferrea (c’entravano in qualche modo le stranezze dei fusi orari, la matematica, le convenzioni internazionali). </p>
<p>Magellano, il grande esploratore che per primo provó a circumnavigare il pianeta, era arrivato vivo per miracolo in Asia dopo aver attraversato in nave l’Oceano Atlantico, il Pacifico e l&#8217;impervio stretto della Terra del Fuoco che ora porta il suo nome. Giunto nell&#8217;isola di Mactan, nelle odierne Filippine, egli ingenuamente tentava di abbindolare i nativi: ordinò loro di offrirgli ori e gioielli nonché di convertirsi al cristianesimo; in cambio offriva qualche specchietto e le solite perline colorate.</p>
<p>Ma qualcosa nella trattativa non andò per il verso giusto: gli indigeni sospettosi anziché rassegnarsi a commerci truffaldini e religioni altrui, riempirono di botte Magellano. Nella colluttazione il nostro eroe si beccò una lancia in pieno viso, e poi morì linciato dai selvaggi.</p>
<p>I pochi superstiti della spedizione di Magellano, nel 1522, rientrati in Occidente al termine del viaggio, ebbero un diverbio con chi li accolse: a loro risultava fosse mercoledì (per norma, durante la navigazione avevano dovuto segnare con cura, sui diari di bordo, tutto il calendario) mentre gli europei stanziali giuravano che era giovedì. Ohibó. Dunque la traversata del globo aveva compiuto un incantesimo e consentito all&#8217;equipaggio di vivere un giorno in meno? L’enigma restava irrisolvibile, in quelle epoche la gente non capiva granché né di orologi né di rotazione terrestre, e i rari astronomi di solito venivano arsi vivi nelle piazze.</p>
<p>Si chiese persino una chiarimento all’uomo più saggio di tutti, o almeno sedicente tale, ossia al Papa, peraltro già preso alla sprovvista dalla notizia che la Terra fosse sferica, come Magellano aveva dimostrato in maniera incontrovertibile, e non piatta a guida di moneta. Ma il Papa, impreparato come un alunno, decise con elegante solennità di sottrarsi alla risposta. Non osava immaginare il paradosso della linea tracciata sul mare per dividere il tempo.</p>
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		<title>Giovanotto, si arrangi</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 07:58:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Raimondo Lanza Branciforte di Trabia, Marchese di Butera, Signore di Mussomeli, si lancia dal sesto piano dell&#8217;Hotel Eden di via Veneto a Roma alle cinque e un quarto nel pomeriggio del 30 novembre 1954. Per fortuna sotto le sue finestre &#8230; <a href="http://personalitaconfusa.net/2012/04/12/arrangiarsi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Raimondo Lanza Branciforte di Trabia, Marchese di Butera, Signore di Mussomeli, si lancia dal sesto piano dell&#8217;Hotel Eden di via Veneto a Roma alle cinque e un quarto nel pomeriggio del 30 novembre 1954. Per fortuna sotto le sue finestre in quel momento non transita nessuno. Raimondo, peraltro, muore sul colpo. Non poteva reggere al tormento del collasso finanziario, dopo  aver bruciato in pochi anni l&#8217;intero patrimonio di famiglia consistente in castelli, ville, terreni,  un impero di solfatare ereditate e ridotte sul lastrico dal progresso. </p>
<p>Per omaggiare il defunto, l’amico Domenico Modugno scrive una canzone. No, non <em>Volare</em> (adatta ma forse di cattivo gusto) bensì l&#8217;inno alla nobiltà decaduta, <em>Vecchio Frac</em>: &#8220;Ha il cilindro per cappello, due diamanti per gemelli, un bastone di cristallo, la gardenia nell&#8217;occhielloooo&#8230;&#8221;</p>
<p>Raimondo viene da una vita quanto meno avventurosa. Figlio illegittimo di una tresca fra aristocratici &#8211; Giuseppe Principe di Scordia e Maddalena Aldobrandini Papadopoli &#8211; non ha mai lavorato in vita sua. Preferisce i finti mestieri: schermidore dilettante, spia per conto del regime nel Ventennio, console onorario a Parigi, discreto pilota automobilistico, <em>viveur</em>, presidente della squadra di calcio di Palermo, ospite dello Scià di Persia, frequentatore assiduo di Gianni Agnelli e ancor più della di lui sorella Susanna, non so se mi spiego. Fu infatti anche un grandissimo donnaiolo, specie con le mogli altrui, hobby che lo costrinse a un paio di duelli comunque vinti agevolmente a pistolettate o sospesi dai carabinieri sul più bello. </p>
<p>Ebbe diversi momenti di gloria, ma fra tutti, il maggiore resta forse quello del 9 settembre 1943, quando Raimondo incontra per caso Vittorio Emanuele III di Savoia, in fuga dalla guerra e da Roma verso le Puglie dopo l&#8217;armistizio del giorno prima, l&#8217;Italia  sprofondata nel caos. </p>
<p>La vettura regale si ferma a un passaggio a livello. Il Nostro passava di là  in bicicletta. Incredulo quanto disperato &#8211; era un monarchico sfegatato &#8211; ne approfitta. Si avvicina, bussa al lunotto: “Maestà, maestà, e ora cosa facciamo, che debbo fare io?”. Gli risponde sbrigativamente Badoglio, alzando il finestrino prima di invitare l&#8217;autista a ripartire: “Giovanotto, si arrangi.”</p>
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		<title>Isola Ferdinandea</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 08:00:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Isola Ferdinandea emerse inaspettatamente dal mare, o dal nulla, in una radiosa mattina d’estate, l&#8217;11 luglio 1831. Salì a galla all&#8217;improvviso e prese posto al centro del Mediterraneo. Era in realtà una piccola isola rocciosa e inabitabile, lunga meno di &#8230; <a href="http://personalitaconfusa.net/2012/04/02/isola-ferdinandea/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Isola Ferdinandea emerse inaspettatamente dal mare, o dal nulla, in una radiosa mattina d’estate, l&#8217;11 luglio 1831. Salì a galla all&#8217;improvviso e prese posto al centro del Mediterraneo. Era in realtà una piccola isola rocciosa e inabitabile, lunga meno di quattro chilometri, per di più nata dal rigurgito di un vulcano sottomarino e quindi pericolosa.</p>
<p>Fu avvistata da un peschereccio. Subito la notizia corse in giro per l’Europa. Siccome l&#8217;isola non apparteneva ancora a nessuno, le grandi nazioni vollero tutte e contemporaneamente rivendicarne il possesso. All&#8217;epoca la politica estera funzionava così: se una cosa mancava di padrone certo, nel dubbio si spediva qualcuno &#8211; di norma un esercito di pezzenti disperati &#8211; a prendersela. Perciò ciascun re incaricò il suo ammiraglio di partire e annettere la nuova isola.</p>
<p>Ogni giorno sulla microscopica isola Ferdinandea giungeva una nave armata proveniente da un Paese diverso. Un corteo di notai, diplomatici, giuristi e militari scendeva a terra e con solennità, al suono della banda, piantava sopra l&#8217;isola una bandierina. Poi, terminata la cerimonia, i conquistatori ripartivano, non sapendo che altro fare. In tre mesi l’isoletta deserta venne ricoperta da una foresta di bandiere di tutti i tipi e colori.</p>
<p>Capitava talvolta che per caso due velieri concorrenti, senza saperlo, arrivassero sul luogo assieme. In tal caso si minacciavano un pochino a cannonate ma poi, sportivamente, per evitare impicci, i capitani si davano il turno: prima uno di loro scendeva a terra ad officiare il rito di occupazione, e sbrigata la formalità si allontanava per lasciare il posto all&#8217;avversario. </p>
<p>Con il tempo però i pretendenti aumentavano. Consiglieri illuminati suggerirono ai monarchi di risolvere la faccenda al consueto modo, ossia con una bella guerra. Fu l&#8217;isola ad accomodare le contese. Come era venuta, così se ne andò. Quando oramai vantava una decina di nomi diversi, tanti quanti i suoi aspiranti sovrani (Ferdinandea era quello scelto da uno dei numerosi proprietari, il re delle Due Sicilie Ferdinando che in uno slancio di umiltà la chiamò come se stesso) essa scomparve. I vascelli inviati dalle potenze di mezzo mondo pattugliavano la zona alla sua ricerca ma di lei, tanto ambita, non rimaneva traccia. Senza troppe spiegazioni si era inabissata, forse per vendetta. Era tornata ad essere libera.</p>
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		<title>Marina Abramovic è divertente ma non lo sa</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 09:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>confuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Calata sulla contemporaneità, l’arte non deve più cercare l’armonia, e rinunzia a dipingere, scolpire o creare manufatti: preferisce stupire attraverso i gesti. Lo intuisce forse per primo Duchamp quando si fa radere sulla nuca una tonsura a forma di stella, &#8230; <a href="http://personalitaconfusa.net/2012/03/24/abramovic/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Calata sulla contemporaneità, l’arte non deve più cercare  l’armonia, e rinunzia a dipingere, scolpire o creare manufatti: preferisce stupire attraverso i gesti. Lo intuisce forse per primo Duchamp quando si fa radere sulla nuca una tonsura a forma di stella, con il plauso della critica.</p>
<p>Nel 1971 l&#8217;artista Chris Burden dà vita a una curiosa opera d&#8217;arte: durante una mostra ordina al suoi assistente di prenderlo a fucilate con una carabina. Ed questi obbedisce, ferendolo a un braccio: l’opera consisteva appunto in questo.</p>
<p>Più originale (e poco meno dolorosa) l&#8217;idea perfomativa di Vito Acconci: di fronte al pubblico, si spalma il sapone sugli occhi e tenta di levarlo senza mani, utilizzando soltanto i movimenti delle palpebre. Oppure insegue sconosciuti per strada sinché costoro, terrorizzati, non si rifugiano in casa o salgono in automobile per scappare dall&#8217;arte, i vigliacchi.</p>
<p>La più famosa e amata esponente del genere resta, tuttavia la diva serba Marina Abramović. Tutto comincia davvero nel 1973, quando l&#8217;allora ignota Marina si esibisce in una galleria d’arte di Napoli: mette a disposizione degli spettatori vari strumenti, fra cui un ago, un paio di forbici, dei coltelli, alcune lamette da barba, una sega da falegname e un rivoltella carica. Quindi resta inerte, aspettando l’interazione degli astanti. </p>
<p>Nelle prime ore di rappresentazione non succede assolutamente nulla. La Abramovic se ne sta immobile, i visitatori della mostra le gironzolano attorno, la osservano perplessi. Poi, vinto l’imbarazzo, a qualcuno salta in testa di cominciare a usare sull’artista gli oggetti &#8211; in particolare le lamette e la pistola, in un crescendo di audacia. Marina evita di reagire, anche quando è oramai chiaro che rischia di lasciarci le penne. La “performance” viene sospesa per difenderla dal linciaggio.</p>
<p>Da quel momento Marina Abramović diviene la superstar sconvolgente dell’arte. Non si fermerà più. Le sue installazioni d’avanguardia non finiranno mai di sorprendere ammiratori estasiati, di fronte ai quali Abramović, dal vivo, mangia voracemente una cipolla cruda intera o si percuote furibonda con lo scudiscio. Oppure grida per 8 ore intere, senza pause, e perde del tutto la voce.</p>
<p>Lei adopera la propria vita come museo ove esporsi in azione: percorre a piedi metà della muraglia cinese &#8211; 2.500 chilometri &#8211; sino ad incontrare nel punto convenuto il fidanzato, che tuttavia la lascia (la lascia sul serio, senza finzioni). </p>
<p>Un giorno, all&#8217;interno di una sala gremita da centinaia di spettatori, lei si spazzola i capelli urlando &#8220;l’artista deve essere bella&#8221;.</p>
<p>In un&#8217;altra storica rappresentazione, Marina beve un litro di vino. Poi mangia un chilo di mele. Si taglia le unghie dei piedi. Infine all&#8217;improvviso entra in un incendio da lei stessa provocato. Viene salvata per miracolo dagli spettatori della mostra.</p>
<p>Il pubblico la adora, le riviste di moda se la contendono in copertina. La Abramović al Moma di New York, per tre mesi sette ore al giorno resta seduta immobile e silenziosa in una grande sala del museo. Le persone del pubblico, a turno, possono sedersi di fronte a lei, per tutto il tempo necessario, ma senza parlare.</p>
<p>Siamo andati a vedere la mostra della Abramovic, in città. Lei non c&#8217;era, era presente solo in video, e come sempre aveva un&#8217;aria terribilmente seria. Pensava di spaventarci, anzi era lì apposta. Invece, senza volerlo, è riuscita a farci sorridere.</p>
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		<title>Appunti sulla profezia autoavverantesi</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 09:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>confuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brevi annotazioni raccolte al corso serale di ontologia funzionalista. No dai, ma dove andate? Un po&#8217; di pazienza, non bisogna spaventarsi, si tratta di argomento passibile di interesse: la profezia che si si autoavvera, mannaggia a lei. Il fenomeno psicosociologico &#8230; <a href="http://personalitaconfusa.net/2012/03/16/profezia-autoavverentesi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Brevi annotazioni raccolte al corso serale di ontologia funzionalista. No dai, ma dove andate? Un po&#8217; di pazienza, non bisogna spaventarsi, si tratta di argomento passibile di interesse: la profezia che si si autoavvera, mannaggia a lei. Il fenomeno psicosociologico assai curioso consistente in questo: una previsione, per il solo motivo di esser stata fortemente espressa, alla fine si compie sul serio.</p>
<p>A questo meccanismo, scoperto (?) dal professor Robert K. Merton nel 1948, si devono assurdità quali l&#8217;andamento delle borse, il successo degli oroscopi, la tragedia <em>Edipo Re</em> di Sofocle, numerose guerre, il raffreddore psicosomatico e svariate altre meraviglie dell&#8217;umana natura.</p>
<p>In sintesi, la capacità di persuasione su se stessi e la potenza dell’aspettativa rappresentano in connubio tale da mutare un pronostico (spesso un pronostico di disgrazie) in accadimento concreto e tangibile.</p>
<p>Va tuttavia osservato che la profezia in se stessa non basta: occorre il comportamento inconsapevole (inconsapevole, si badi) di quel pirla del persuaso, per avverarla.</p>
<p>Se pur con grande impegno, <em>prevedo</em> di trovare per terra il portafogli di Tronchetti Provera bello gonfio di banconote da 500 euro assieme alla carta di credito platino e al bancomat su cui il proprietario sbadatamente aveva segnato con un pennarello indelebile il codice segreto, e rimango fermo immobile ad aspettare la comparsa del vaticinio, probabilmente tutto questo, sebbene previsto, non accadrà. </p>
<p>La profezia si adempie dunque soltanto quando il presagio si accompagna a una condotta di solito involontaria, che finisce per realizzare l&#8217;evento.</p>
<p>Per questo funziona assai meglio con gli autolesionisti. O con i menagrami.</p>
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		<title>Il rinoceronte di Dürer</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>confuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vicenda e’ già stata narrata da altri, ne esiste persino una versione zeppa di bugie in un (pessimo) libro di Lawrence Norfolk. Vale la pena di riassumerla brevemente qui. Nel 1515 l’ammiraglio portoghese Alphonso de Albuquerque, di ritorno da un viaggio &#8230; <a href="http://personalitaconfusa.net/2012/03/09/rinoceronte-durer/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda e’ già stata narrata da altri, ne esiste persino una versione zeppa di bugie in un (pessimo) libro di Lawrence Norfolk. Vale la pena di riassumerla brevemente qui.</p>
<p>Nel 1515 l’ammiraglio portoghese Alphonso de Albuquerque, di ritorno da un viaggio in India, portò con sé il dono offerto dal Sultano di Khambhat agli invasori: un rinoceronte vivo. Negli ultimi mille anni, anzi sin dall&#8217;epoca dei Romani, nessun europeo aveva mai visto di persona un rinoceronte, animale leggendario, reputato inesistente, frutto di fantasie da scrittori di bestiari.</p>
<p>Il rinoceronte fu quindi scortato in processione per le strade di Lisbona, tra la folla incredula e felice. Tutti volevano vederlo, tutti volevano toccarlo.</p>
<p>Lo si condusse di fronte al re del Portogallo. Costui ne rimase assai impressionato e volle tenerlo in giardino, come trofeo vivente da esibire alle feste. Il rinoceronte era trattato come una divinità, simbolo della potenza coloniale. Passò quindi alcuni mesi nel parco, a razzolare e a produrre popò sui prati.</p>
<p>Il re, colmo di ammirazione verso il suo ospite, per dimostrarne la superiorità pensò perfino di farlo combattere con un elefante.</p>
<p>In Occidente l’elefante era invece conosciuto: lo si vedeva spesso alle fiere, nei serragli itineranti in arrivo dall&#8217;Africa; diversi esemplari venivano importati dalle conquiste d’oltremare, sempre per il sollazzo di monarchi vanitosi.</p>
<p>Si organizzò il duello. Al centro di un’arena, con tutta la città sugli spalti, i due erbivori si fronteggiavano. Senza troppa audacia, però. Erano entrambi mansueti, o forse solo intontiti dai viaggi e dal caos della moltitudine. Il rinoceronte ignorava bellamente l’avversario, e si limitiva a brucare i ciuffi d’erba per terra. Dall&#8217;altro lato della piazza, l’elefante restava immobile e calmo cercando di capire cosa diavolo stesse accadendo, poi si allontanò verso un angolo in ombra a dormire, e questo suo contegno fu preso come un segnale di resa: fra le grida del pubblico pazzo di gioia, il re decretò la vittoria del rinoceronte.</p>
<p>Il rinoceronte divenne una celebrità. Gli dedicarono un ritratto. Il grande pittore Albrecht Dürer, sulla base delle descrizioni, ne disegnò il profilo in una oggi famosissima incisione.</p>
<p>Un giorno il re decise di mostrare il rinoceronte all’uomo più importante della mondo, allora come oggi il papa. Con gran fatica il quadrupede, restio a viaggiare e forse presago di guai, fu imbarcato su un veliero.</p>
<p>Tuttavia, di fronte a La Spezia la nave si imbatté in una burrasca e affondò. L’equipaggio si rifugiò sulle spiagge, ma il rinoceronte pesava tre tonnellate, e non sapeva nuotare: nessuno riuscì a salvarlo.</p>
<p>Lo recuperarono giorni dopo, in pessimo stato e, cosa piu grave, morto. Il re comandò di imbalsamarlo e spedirlo lo stesso in regalo al papa.</p>
<p>Il quale  non gradì. Dodici anni più tardi, nel corso del Sacco di Roma, alcuni soldati lanzichenecchi, con estrema sorpresa, trovarono ben nascosto nei sotterranei delle cantine papali, un rinoceronte impagliato. Naturalmente non compresero la portata della scoperta. Ritenevano si trattasse di una brutta scultura. Ne fecero un falò, per scaldarsi.</p>
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		<title>Spedizione notturna intorno alla mia stanza</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 08:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>confuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mattina del 21 febbraio 1790, a Torino, Xavier de Maistre, nobiluomo appassionato di scherma e voli in mongolfiera, viene arrestato dalla polizia. Non perché la sera prima avesse ucciso a sciabolate un signore che aveva osato sfidarlo a duello &#8211; figuriamoci &#8230; <a href="http://personalitaconfusa.net/2012/03/02/spedizione-notturna-intorno-alla-mia-stanza/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mattina del 21 febbraio 1790, a Torino, Xavier de Maistre, nobiluomo appassionato di scherma e voli in mongolfiera, viene arrestato dalla polizia. Non perché la sera prima avesse ucciso a sciabolate un signore che aveva osato sfidarlo a duello &#8211; figuriamoci &#8211; bensì per aver <em>partecipato</em> al duello stesso, pratica allora come oggi vietata per motivi di ordine pubblico.</p>
<p>La pena è mite: 42 giorni di arresti domiciliari nel suo appartamento servito dal domestico e in compagnia del cane. De Maistre si trova quindi costretto a passare questo periodo chiuso in casa. Essendo personaggio dotato di notevole spirito d’intraprendenza, ne approffitta per narrarci il periodo di isolamento attraverso un libro di viaggi, ossia <em>Viaggio intorno alla mia stanza</em>, volume in cui per centinaia di pagine il Nostro descrive con estrema minuzia l’ambiente che lo circonda, proprio come se si trattasse di un&#8217;esplorazione o di una gita turistica. I muri, gli armadi, lo specchio. Le poltrone. Tutti i soprammobili. In una cassettiera trova un fiore secco, una rosa appassita: le dedica un intero capitolo. Al termine del soggiorno obbligato, il libro viene dato alle stampe: ottiene un clamoroso successo.</p>
<p>L’opera non poteva che avere un seguito: due anni dopo De Maistre si barrica di nuovo nell&#8217;alloggio, questa volta di sua volontà, per cimentarsi con lo svolgimento dell’altrettanto avvincente <em>Spedizione notturna intorno alla mia stanza</em>, cronaca assai dettagliata di quattro ore trascorse a pensare passeggiando al buio fra il balcone e la camera da letto. Anche in questo caso, il libro riscuote un trionfo di consensi.</p>
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		<title>L&#8217;invenzione di Dio</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 08:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>confuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[conversazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[(Scena: preistoria, 200.000 a. C.: notte, due subumani discutono davanti a un falò di rametti secchi osservando dubbiosi l&#8217;immane cielo stellato sovra le loro teste.) - Questo mondo mi incute paura. Perché siamo qui? E cosa ci succederà quando saremo &#8230; <a href="http://personalitaconfusa.net/2012/02/23/dio/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Scena: preistoria, 200.000 a. C.: notte, due subumani discutono davanti a un falò di rametti secchi osservando dubbiosi l&#8217;immane cielo stellato sovra le loro teste.)</em></p>
<p>- Questo mondo mi incute paura. Perché siamo qui? E cosa ci succederà quando saremo morti?</p>
<p>- Beh, nulla, immagino: semplicemente non esisteremo più.</p>
<p>- Occazzo, ma è orrendo!</p>
<p>- Hai ragione. E tuttavia, purtroppo, ritengo sia anche inesorabile. Come vedi, gli animali di cui ci cibiamo dopo averli presi a mazzate e quindi arrostiti sulla brace, smettono di vivere, e si tramutano in pietanze immote. Perfino i nostri antenati sono deceduti, lo sappiamo per certo: un giorno hanno smesso di respirare e stop, in poco tempo si sono decomposti. Ciò lascia supporre che a noi accadrà lo stesso.</p>
<p>- Una simile prospettiva mi spaventa. Il pensiero della caducità nell&#8217;esistenza mi risulta insopportabile. Dobbiamo assolutamente trovare una soluzione più consolatoria. Vediamo. Aspetta, aspetta, ecco qua. Ho avuto un&#8217;idea: dovremmo persuaderci a vicenda che dopo morti abbandoneremo i nostri corpi <em>ma</em> in qualche modo saremo ancora vivi, in eterno, altrove, oltre le stelle.</p>
<p>- Oh bella. E come fai a dimostrarlo?</p>
<p>- Ovvio: mica lo dimostro. Nessuno può ne potrà mai dimostrarlo, se non morendo: con il trapasso appunto ci troveremo in un altro luogo &#8211; un luogo bellissimo e senza tempo &#8211; e tuttavia saremo privati di qualsivoglia opportunità fisica di comunicarne la presenza o meno ai viventi di questo mondo. Sono un genio, ammettilo.</p>
<p>- Ah ah, ma va&#8217; a dormire, va&#8217;.</p>
<p>- Taci, primo fra tutti gli uomini ho appena intuito l’Aldilà. Questa mia invenzione vale molto più del pollice opponibile e del fuoco: salverà miliardi di persone dall&#8217;angoscia, dalla depressione.</p>
<p>- Ma scusa: se noi crepiamo, e le nostre membra vanno in putrefazione, come diavolo possiamo trasferirci in questi posti magnifici di cui parli? Camminando? Una volta immobili non saremo certo in grado migrare verso le regioni d&#8217;incanto infinito da te appena ideate.</p>
<p>- Mmm&#8230; Buona obiezione. Ah, ci sono: il corpo si consuma, d’accordo, ma esso custodisce una parte immateriale, evanescente, la piu profonda essenza di ciascun individuo. Chiamerò questa cosa <em>anima</em>: essa gode il privilegio dell&#8217;immortalità, ed e in grado di <em>volare</em> senza esser veduta. Sì, volare fuori dal corpo inanimato e recarsi in quei paradisi, come per una <em>magia</em>.</p>
<p>- Suvvia, che sciocchezza.</p>
<p>- Anzi, non una magia. Ancora meglio: una <em>religione</em>.</p>
<p>- Reliche? Un&#8217;altra tua scoperta di oggi?</p>
<p>- Senti qua: lassù, oltre il cielo, esseri invisibili &#8211; cui darò il nome di divinita, o di dei, per far prima &#8211; garantiscono il perpetuarsi delle vicende terrene. Tali creature sono benigne e dotate di immensi poteri. Ci osservano dall&#8217;alto. Comandano la natura, stabiliscono i destini e ci aspettano all&#8217;Altro Mondo, ove finalmente a noi si manifesteranno.</p>
<p>- E&#8217; proprio forte questa tua dottrina in cui i testimoni sono invisibili o muti, e nulla può essere verificato se non tirando le cuoia.</p>
<p>- Esatto, e me ne compiaccio con me stesso. Dicevo: in questo modo nulla merita di essere temuto, nella vita. Possiamo tranquillamente lasciarci sbranare dagli orsi, ucciderci fra noi o patire le peggiori disgrazie: mal che vada, gli dei ci aspettano a braccia aperte. E in questo modo ti ho risolto altresì il motivo del nostro esistere: noi stiamo in questo posto infame a penare poiché lo vogliono quei sovrannaturali signori dell’Universo, ma da defunti riceveremo conforto e beatitudine, per sempre.</p>
<p>- Bravo, e così stasera hai inventato pure la fantascienza!</p>
<p>- Ma quale fantascienza. Ti ripeto, le ho imposto il nome di religione. Bella parola, <em>religione</em>, debbo ricordarmene, sento che questi concetti e il loro insegnamento godranno di un certo successo, in futuro. Potrei persino trarne un mestiere.</p>
<p>- Sono idee talmente insensate che nessuno ci crederà mai.</p>
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		<title>L&#8217;immortalità di Maupassant (1850-1893)</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 08:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>confuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’episodio viene raccontanto in molte biografie e in un saggio di Enrique Vila-Matas sugli scrittori di successo che all&#8217;improvviso cessano di produrre. Guy De Maupassant era un giovane destinato all’ambizione. Sua madre lo voleva a tutti i costi scrittore affermato, &#8230; <a href="http://personalitaconfusa.net/2012/02/15/la-pazzia-di-guy-de-maupassant-1850-1893/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’episodio viene raccontanto in molte biografie e in un saggio di Enrique Vila-Matas sugli scrittori di successo che all&#8217;improvviso cessano di produrre.</p>
<p>Guy De Maupassant era un giovane destinato all’ambizione. Sua madre lo voleva a tutti i costi scrittore affermato, e incaricò Flaubert, nientemeno, di essergli maestro. Ora, avere Flaubert come insegnante di francese e un po&#8217; come iscriversi alle lezioni di scuola guida sotto casa e pretendere che il corso per la patente sia tenuto da Schumacher. Ma l’idea funzionò. In poco tempo, Maupassant divenne un romanziere formidabile.</p>
<p>I suoi libri vendevano migliaia, milioni di copie. Le donne lanciavano fiori al suo passaggio. La presunzione, peraltro giustificata dal talento, cresceva oltre ogni misura. Il successo fu colossale, tanto da far perdere a Maupassant il senso della realtà. Sul più bello, il poeta iniziò a dare i numeri: si convinse di essere immortale.</p>
<p>Non aveva dubbi. Per dimostrarlo, una sera chiamò il maggiordomo e di fronte a lui, come se nulla fosse, estrasse la pistola dal cassetto e si sparò un colpo in testa, rimanendo illeso.</p>
<p>Fortunatamente, le persone di servitù sapevano che il padrone di casa negli ultimi tempi non era proprio lucidissimo e quindi, di nascosto, usavano sostituire i proiettili con sfere di gomma. Maupassant questo lo ignorava: quella notte si sentiva euforico, e pochi minuti dopo si sparò una seconda volta senza ferirsi. Il maggiordomo tentava di persuaderlo, la prova ripetuta pareva sufficiente. “D’accordo, signore, lei mi sembra davvero immortale, però adesso basta con queste revolverate, è tardi, vada a letto”. Maupassant tuttavia rimase divertito dalla fallace certezza di invulnerabilità. Trionfante, prese un tagliacarte da un cassetto e si diede una coltellata alla gola, sicuro di sopravvivere.</p>
<p>Si sbagliava, naturalmente. Cominciò a perdere sangue come una fontana. Lui se ne stupì molto. Il maggiordomo un po’ meno.</p>
<p>Il grande scrittore non morì: si salvò per miracolo. Aveva capito, tuttavia, di non essere eterno, casomai soltanto pazzo, e la delusione lo turbava. Nei giorni successivi, domandò cortesemente al cameriere di comperargli una camicia di forza. La indossava in salotto, da sé, come fosse una vestaglia.</p>
<p>Si asserragliò nell&#8217;abitazione, rinunciando con noia alla fama. Trascorse cosi gli ultimi anni della sua vita. Nel tempo libero,  parlava ai muri e spediva strane lettere al papa, quando non aveva le braccia legate . Infine lasciò il mondo, senza accorgersene, rapito dall&#8217;incoscienza.</p>
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