E’ il momento di confessarlo: sono uno strenuo ammiratore dei pesci del Devoniano. Non mi interesso granché di paleozoologia, ma i pesci del Devoniano meritano tutta la mia stima, e anche la tua. Essi sono stati senza dubbio i piu spericolati ed eroici esploratori di tutti i tempi.
Il Devoniano risale a un’epoca parecchio lontana, intorno ai 400 milioni di anni prima di Cristo. Allora, i pesci, con un lampo di genio, inventarono la deambulazione. Dopo millenni e millenni di condizione sottomarina e qualche timida avanscoperta in superficie, finalmente si decisero ad agire. Uscirono dall’acqua, cominciarono a camminare sulla terraferma. Una mattina, come astronauti o pionieri, per primi passeggiarono sulle spiagge, al sole. Si trattava di un avvenimento memorabile, ma i pesci non avevano bandiere da piantare, né testimoni dell’impresa. Ad attenderli non trovarono nessuno: il pianeta là fuori era pressoché disabitato, ad eccezione di alcuni insetti innocui buoni da mangiare e della rigogliosa vegetazione. I pesci si guardarono attorno, all’inizio faticavano a capire. Dove siamo? E cos’è questo nuovo sapore nel respiro? Perche non stiamo nuotando nell’aria? Ehilà, c’e qualcuno?
La solitudine dei deserti e delle stelle non li spaventò. Evitarono di ritirarsi nelle onde da cui erano venuti, anzi con puntiglio si adattarono al nuovo tipo di vita da loro stessi ideato. Furono artefici di un gesto davvero rivoluzionario: trasformarono le pinne in piedi. Impararono a prender fiato dal cielo, e colonizzarono i continenti per primi.
Tutti noi discendiamo da quei pesci coraggiosi. Senza la loro intuizione, senza la prodezza dell’atto, noi discendenti terrestri non esisteremmo. A questi nostri avi dovremmo intitolare piazze, erigere monumenti in marmo, festeggiare ricorrenze. Invece niente. Li abbiamo dimenticati, o rinchiusi al buio delle sale meno battute dei musei di storia naturale. E’ una vergogna.