All’apice della sua carriera di filosofo e scrittore di saggi, intorno ai quarantaquattro anni, Nietzsche inspiegabilmente trasloca a Torino. La città accoglie con stupore e fierezza il celebre ospite, il quale tuttavia ben presto comincia a dare strani segnali. Anziché frequentare i salotti colti o tenere conferenze, come peraltro ci si aspetterebbe da un simile personaggio, egli trascorre il tempo chiuso in casa, oppure passeggia per i viali senza meta. Talora apostrofa i passanti sconosciuti con male parole, o prova persino a picchiarli.
In una mattina di inverno avvista un cocchio trainato da un cavallo e nell’animale riconosce chiaramente il compositore Richard Wagner. Si lancia in mezzo alla strada per fermare la carrozza, poi, furente, aggredisce a schiaffi il cocchiere, e prendendolo per il bavero gli domanda per quale motivo abbia ridotto Wagner in quelle condizioni e soprattutto come mai osi frustare un musicista così importante. Infine tenta di liberare la bestia dal giogo, finché la polizia si vede costretta a trascinarlo via a forza.
Si comincia a pensare che Nietzsche, il famoso professore Nietzsche, forse stia diventando matto. Le lettere da lui spedite ad amici e discepoli in Germania non sembrano rassicuranti: la prosa, grandiosa come sempre, si fa via via incomprensibile. Nel rivolgersi ai destinatari, il Maestro giura di essere Dio, e come tale afferma che i suoi primi provvedimenti riguarderanno la fucilazione del papa, dell’imperatore di Germania e di altri potenti dell’epoca. Una provocazione? Può darsi.
Tuttavia, il dubbio resta. Al termine della lettura di un’ultima missiva, parecchio concitata, il collega Franz Camille Von Overbach ritiene di doversi recare a Torino onde sincerarsi delle condizioni di salute del famoso amico. Nietzsche lo riceve a casa sua in pigiama, euforico, in piedi sulla tastiera di un pianoforte. Insomma, non sembra troppo lucido: forse sarà meglio ricondurlo in Svizzera, almeno per una visita medica di accertamento. Non si sa mai. Chissà come, lo convincono a partire.
Uscendo dalla porta della città, Nietzsche canta a squarciagola arie napoletane. Al passaggio delle mura, si sporge dal finestrino del barroccio per informare le guardie di essere il nuovo re d’Italia. Le ultime parole prima di addormentarsi sfinito.