Invito agli aspiranti scrittori affinché smettano di leggere (e magari anche di scrivere, se ci riescono)

Il fondamentale consiglio erogato da ogni insegnante di scrittura ai suoi allievi, di solito, non è, come sarebbe ragionevole aspettarsi, quello di adoperare la punteggiatura con proprietà. Né quello di badare all’ortografia o alla sintassi.

Pare strano ma il più ripetuto fra i consigli dati agli aspiranti scrittori è un altro: leggete. “Volete scrivere bene? Leggete più che potete. Leggete come matti.”
“Leggete, così imparate a scrivere meglio. E poi dopo – ma solo dopo, per carità, non prima! – scrivete.”

Eccolo là. E bravo il nostro maestro. Gli domandate di insegnarvi una cosa, e lui vi risponde di farne una diversa. Forse vuole confondervi le idee. Ma è giunto il momento di contestarlo. Caro il mio professorino del menga, confessi la verità: leggere nuoce agli aspiranti scrittori. Soprattutto li distrae. Gli fa perdere un sacco di tempo che potrebbe essere meglio impiegato, ad esempio, nel perseguire il loro vero obiettivo, ossia esercitarsi a scrivere.

Immagino già l’obiezione dell’insegnante: “Quanta pazienza ci vuole, lei non ha capito un accidente: io suggerisco agli aspiranti scrittori di leggere, certo, ma proprio perché da tale fruizione essi possano indottrinarsi allo scrivere, giacché si impara molto più dalla lettura di un Leone Tolstoj o di un Marcello Proust o dai loro colleghi che da trilioni di ore di lezione di scrittura a vanvera.”

A questo punto, dopo una tale replica, bisognerebbe prender da parte il docente di scrittura creativa, chiedere perdono ai suoi discepoli per questa breve interruzione, spiegar loro che dovete uscire dall’aula per fare un discorsetto al loro maestro – ma solo per un momento, poi tornate subito – e quindi, trascinando il reo fuori dalla classe, schiaffeggiarlo.

O futuri scrittori, come ve lo devo dire: non ascoltate il maestro, e non leggete, per l’amor di iddio! Soprattutto non il Proust, non il Tolstoj o quelli della loro risma: è gente che va per le lunghe. Vi porteranno via le giornate. Quando lo troverete poi, il tempo per scrivere?

Inoltre, questi bravi scrittori bravi sono talmente più bravi di voi che dal confronto con essi non trarrete giovamento ma una forte diminuzione della stima in voi medesimi! Già siete debuttanti e quindi, per vostra natura, nutrite il timore di non esser capaci. Se poi l’istruttore, per stimolarvi, vi confronta con un tizio ottocento volte più in gamba di voi, allora è chiaro che a voialtri discenti passa la voglia.

Evitate i maestri di scrittura creativa (già solo per l’utilizzo di tale aggettivo meriterebbero di esser presi nerbate) ed evitate la lettura, o aspiranti scrittori: fuggitela come un morbo.

Oppure, se ci riuscite, evitate la scrittura. Ancora meglio. Così potrete, finalmente, tornare a leggere.

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18 Responses to Invito agli aspiranti scrittori affinché smettano di leggere (e magari anche di scrivere, se ci riescono)

  1. deborahdonato dicono:

    Ho trascorso gli anni più proficui della mia adolescenza a imparare la punteggiatura da Joyce.

  2. confuso dicono:

    Tempo perduto, madame.

  3. r. dicono:

    Suggerirei anche, a chi proprio volesse scrivere, di farlo e poi non rileggere nemmeno ciò che hanno scritto.

    Non sono scrittrice, ma mi par di capire lo facciano in molti.

    r.

  4. Firmato Ckf dicono:

    chi sa fa, chi non sa insegna

  5. Rots dicono:

    Concordo in pieno e da persona impulsiva mi chiedo: non farà addirittura male leggere? Non toglierà purezza? Io non leggo e non scrivo

  6. sandra dicono:

    io leggo e scrivo. merito di essere reietta? infatti lo sono.

  7. Margot dicono:

    Ciao, letto l’articolo, l’ho trovato molto interessante.
    Credo spesso il problema in cui si incappa per gli esordienti è la casa editrice…

    Se vi posso aiutare, segnalo la Germani Editore, la casa editrice che sta curando il mio nuovo testo, con loro mi sto trovando molto bene :)
    Vediamo un po’, vi farò sapere, incrociamo le dita ;)

    • confuso dicono:

      Grazie. Senza offesa, ma c’è un congiuntivo sbagliato alla seconda riga.

      • Valentino B dicono:

        A me il post sembra un po’ autoreferenziale.
        Questo richiamo alle regole grammaticali e alla sintassi mi lascia perplesso.
        Viviamo in un’epoca in cui ormai il tema della grammatica è stato rigirato da ogni punto di vista, basta avere uno sputo di competenze linguistiche per sapere che dietro una corretta sintassi, non c’è una verità assoluta sull’essenza di una lingua (che come tale non esiste, se non nell’immaginario di qualche istituzione culturale, spesso foraggiato dallo Stato con intenti politici).
        Onestamente, non ho alcuna simpatia, per case editrici o insegnanti di scrittura creativa, ma non mi piace nemmeno questo tono semi-scazzato attorno a delle banalità da scuola dell’obbligo: “leggete i grandi classici, imparate a scrivere”.
        Ma che le persone parlino (e quindi scrivano) come preferiscono e che siano i lettori a valutare! Non i “maestrini” attaccati al loro piccolo pezzettino di carta, alla loro piccola platea, alle loro quattro regolette che nella storia – quasi mai – sono stati associati alla grande arte.

  8. Confuso dicono:

    Ma no, perché dice così?

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