Il Mistero del Cameriere Scortese (parte 1)

Vorrei denunziare in questa sede un fatto gravissimo: ancora una volta sono stato vittima del Cameriere Scortese: ero entrato di nuovo nel suo ristorante, uno dei tanti in giro per il mondo in cui lui lavora, un ristorante vuoto come sempre, e tuttavia costui anziché venirmi incontro o accogliermi non dico con un sorriso ma quantomeno con i consueti “Buonasera” o “Prego si accomodi” che ci si aspetterebbe dal personale di un simile esercizio pubblico, costui, dicevo, mi ignorava. Guardava altrove, si fissava la punta delle scarpe o il soffitto o le unghie. E fischiettava.

Allorché ho dunque preso io l’iniziativa e mi sono diretto verso di lui sino a speronarlo, attirando la sua attenzione per domandargli se per caso, per gentilezza e per favore, sapesse dove potevo sedermi, egli senza neppure parlare, si voltava dall’altra parte e cominciava ad aggirarsi pensoso per la sala completamente deserta, come se cercasse qualcosa, e quel qualcosa, me ne son reso conto quasi subito, era il tavolo peggiore. E quando il costui finalmente lo aveva individuato, me lo indicava, e con il palmo della mano floscia mi invitava a prendervi posto. Di fronte alle mie energiche e tenaci rimostranze (“ma scusi proprio quello di fronte ai cessi?”), il Cameriere Scortese dapprima si esibiva in risposte vaghe o annoiate, e perfino in qualche sbadiglio senza manco mettersi la mano davanti alla bocca, infine acconsentiva, seppur malvolentieri, a lasciarmi scegliere un altro tavolo, perché comunque, come lui stesso ebbe ad ammettere, i tavoli erano “tutti liberi in quanto per quella sera non risultavano prenotazioni” (circostanza che avrebbe dovuto insospettirmi sulla qualità dei cibi serviti oltre che sulla poca creanza degli addetti al servizio e al ricevimento dei clienti).

Altre ingiustizie ho dovuto patire dal Cameriere Scortese. Quando mi ha portato il menu, quasi me lo ha lanciato addosso, con sdegno, e non avevo neppure avuto la rapidità sufficiente ad aprirlo e consultarlo che lui già era tornato al tavolo armato di penna e di piccolo blocco per appunti su fogli e mi spianava in faccia la biro come fosse un’arma da fuoco: alle mie esitazioni sbuffava, si lamentava che io ancora non sapessi cosa ordinare. Al fine di vendicare tale offesa, egli scomparve nelle cucine, e spuntò solo dopo tre quarti d’ora di irreperibilità: in sua assenza avevo avuto il tempo di leggere il menu per intiero sei volte, di mangiarmi tutti i grissini, di visitare le toilette, di protestare del ritardo ad alta voce – senza peraltro essere udito da alcuno, visto che in apparenza nel ristorante c’eravamo solo io e lui.

Si premurò quinci di interrogarmi sugli intendimenti di comanda, e mentre li elencavo, egli annotava le risposte con aria severa nell’aspetto e al contempo gioiosa nell’animo, come se da un lato, quello esteriore, lui giudicasse importuna la mia presenza e volesse come al solito scoraggiarmi dal ritornare, ma dall’altro, nel suo intimo, si rallegrasse di quanto udiva, anzi fosse talora addirittura indotto di nascosto a uno sghignazzo seppur sommesso, poiché le pietanze da me selezionate non erano le migliori a disposizione, a mia insaputa ma non alla sua, o erano esaurite o di lunga cottura e di conseguente lunga attesa, e malgrado ciò lui si guardava bene dall’avvisarmene, anzi la previsione di questa rivalsa tutto sommato lo divertiva per… (continua?)

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6 Responses to Il Mistero del Cameriere Scortese (parte 1)

  1. Maledizione, ne hanno assunto almeno uno per ogni esercizio! Non si può mai stare al sicuro, si può sempre incappare in orrende rappresaglie. (Non mi dire che hai ordinato le polpette: dimmi che non lo hai fatto…)

  2. melusina dicono:

    Un racconto kafkiano. Continua sì!

  3. firmato Ckf dicono:

    signor Confusa, una persona della sua specie trattato così, è un affronto all’intelligenza umana, sapere di questa disavventura mi ferisce come quando seppi della guerra in Darfur (in tale circostanza sorseggiavo un daiquiri sulla spiaggia di Cancun versando lacrime amarissime, cercando conforto in un massaggio alle spalle fattomi da una bionda in topless). Credo che stavolta ci vorrà una coppa di gelato da un chilo facendomi imboccare da una giovane istruttrice di fitness.

    Saluti

  4. C.S. dicono:

    Avevo avuto una giornataccia e poi se lei si fosse palesato in tutta la sua personalità confusa io le avrei fatto portare molto in fretta dieci ottime portate ( ordinate nel ristorante dietro l’angolo), le avrei pulito le briciole sulla bocca con un tovagliolo di cashmere ( un tovagliolo di cachemire? Si), le avrei intonato un canto e raccontato barzellette divertentissime per tenerle compagnia, avrei stappato quel barolo frizzante che tenevo per i clienti importanti e avrei convocato un centinaio di eleganti comparse a non farla sentir troppo sfigato. Ma lei si traveste da cliente che rompe le palle nell’unica sera in cui si poteva andar via presto…

  5. Nordico dicono:

    Purtroppo si parla sempre e solo dei camerieri, mai dei clienti. Non giustifico il collega, ma lo capisco. Così come capisco il disagio del Signore che si é presentato al ristorante.
    Ma vorrei solo far notare che non si parla mai di quello che noi camerieri dobbiamo sopportare ogni giorno, col sorriso sulle labbra perché “il cliente ha sempre ragione” (?), però appena é il cliente a subire una scortesia subito ad indignarsi e ad invocare una risoluzione delle Nazioni Unite. Non é il caso del Signore che ha scritto il blog, ma in generale se noi camerieri iniziassimo a scrivere dei numerosi piccoli e grandi episodi che dobbiamo sempre sopportare, altro che una paginetta di un blog riempiremmo.

    Ai due protagonisti dell’episodio descritto sopra consiglio di metterci una pietra sopra e si sedersi a bere una birra insieme. Hanno entrambi ragione (sia il Signore che non é stato servito a dovere sia il collega che ha avuto una giornata storta).
    Sono sicuro che la prossima volta andrà meglio.

    Con rispetto

    Nordico

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