Dove si indaga se sia meglio seguire l’istinto o la ragione

Provo a fidarmi dell’Istinto. Lui di certo saprà la via verso li giusti orientamenti, mi dico. Lo pedino nel labirinto di vicoli bui, nell’intrico dell’esistenza. Sicuro della sua traccia, non temo più nulla. Egli annusa l’aria, scavalca gli ostacoli.

Finché si volta, con aria di sfida. Ecco, ordunque siamo arrivati, siamo alla meta – penso fra me – e madonna quante ne sa questo istinto: senza esitare mi ha condotto a destinazione. A dire il vero, in effetti, il luogo non ha l’aspetto di un traguardo, eppure senza dubbio mi inganno, costui pare incapace di fallire.

E invece lui, sorpreso, dice solo una parola. Di cinque lettere. Ossia: “Embè”.

– Embè?
– Ave, o Istinto, ti ringrazio di avermi voluto fungere da pilota!
– Ma di che?
– Siamo dunque giunti nel luogo ove ci eravamo prefissi, o Sacro Istinto, Maestro in vita et bussola naturale degli uomini smarriti?
– Senta, buonuomo, perché mi segue? Sto soltanto compiendo una passeggiata per esercizio, ma non vado da nessuna parte precisa.
– Come?
– Anzi, se permette, adesso me ne starei qua un poco a riposare.
– Ah.

Lo abbandono, deluso. Per fortuna, poco più in là, posso scorgere il suo opposto, la Ragione. Ella finge di non vedermi, ma parte al galoppo, e io mi getto al di lei inseguimento. Ma certo, come potevo confidare nell’illusione dell’istinto quando avevo a disposizione la più attendibile delle guide, ossia la Razionalità?

E sul piu bello, a un bivio, l’Insuperabile Calcolatrice di Rotte, la Dea della Logica, si ferma. Mi affronta. Attendo che dalle sue labbra venga proferita la verità del tragitto sul quale mi scorterà fedelmente:

– Se non la smette di seguirmi chiamo la polizia.
– Ohibò, Signora, cosa dite, io sono un vostro ammiratore.
– Vada via o la prendo a ombrellate in testa
– Mostratemi almeno il sentiero delle scelte esatte, o Regina Onniscente, Lume delle Genti!
– Ma quale lume e lume d’Egitto! Mi lasci in pace, ha capito?

Di fronte al fermo rifiuto, obbedisco con galanteria e indietreggio, in una ritirata amara e pensosa. Come potrò dipanare i viluppi del cammino senza questi aiuti? E per quale motivi costoro rinunziano ad indirizzarmi?

Poco dopo, di lontano, li rivedo, assieme, i due, la Ragione e l’Istinto. Domandano indicazioni ai passanti. Estraggono una mappa sgualcita da cui però non si capisce niente, secondo loro, e ciò comporta brutta figure con gli adepti. Gli confessano, a bassa voce, di essersi perduti. E di voler almeno tornare a casa, senza farlo sapere troppo in giro.

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16 Responses to Dove si indaga se sia meglio seguire l’istinto o la ragione

  1. Rots dicono:

    Vada a caso la prossima volta, non avrà a pentirsene!

  2. pensante dicono:

    l’ho scoperta da qualche giorno, e’ un piacere leggere i suoi post.

  3. Firmato Ckf dicono:

    ho sempre pensato fossero una sola, io credo che l’unica cosa che serva nella vita di tutti noi sia il tasto “undo”, così da poter riparare gli errori fatti prima che questi siano fatti

  4. Rots dicono:

    Scusi kfc, che il mio intelligente telefono vorrebbe chiamare addirittura KGB ( tutto maiuscolo, decide lui l’importanza del termine), ma in realtà esiste il tasto – conta fino a 3, o se sei capace addirittura fino a 10- pima di ogni azione parole di cui poi potresti pentirti. E’ un’ app gratuita.

  5. Firmato Ckf dicono:

    eh se avesse contato fino a 10 non avrebbe scritto “kfc”… se poi non le è mai capitato di pentirsi di qualcosa, è una persona molto fortunata

    • Rots dicono:

      Mi piace troppo darle del pollo fritto, ma la prego non se ne abbia a male è solo che lei, con il suo nome, lo serve su un piatto d’argento sto pollo. Non mi pento, sono fatalista, sicura che tutto vada sempre e comunque come deve andare.

      • gio dicono:

        A me d’istinto viene da leggere (e anche scrivere cfk), poi subentra la ragione e mi dico… attenta! E’ ckf !

        • firmato Ckf dicono:

          vi rendente conto che quello sciroccato fino a poco tempo fa, in questo blog, ero io?

          comunque, sul fatalismo credo che sia troppo facile non assumersi nessuna responsabilità, “tanto ci pensa il Fato a decidere per me e ad agire”

          • gio dicono:

            concordo … non sottovalutiamo che un minimo minimo le nostre decisioni influiscono sul fato, non siamo dei vegetali

  6. Massimo dicono:

    Lei è Achille Campanile re-incarnatosi nel verbo del Confuso, se lo lasci dire, sono anni che la leggo e ne ho la certezza.

  7. sandra dicono:

    Massimo mi ha preceduto , volevo dire “sarebbe piaciuto a Campanile”

  8. raf dicono:

    […] E invece lui, sorpreso, dice solo una parola. Di cinque lettere. Ossia: “Embè”. […]
    Forse sono io che non so contare, ma a me le lettere della parola “Embè” sembrano quattro…

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