In merito agli stipulatori di constatazioni amichevoli

Prologo: Siete a bordo di un automezzo, veleggiate sereni verso casa. All’improvviso da dietro udite un colpo, un tonfo: avete subito un tamponamento. Impiegate qualche secondo per realizzare cosa sia successo, esclamate la vostra parolaccia preferita, poi scendete per osservare il danno alla vettura. Trovate quanto tale danno sia ingente, rivolgete un breve pensiero al vostro carrozziere di fiducia e al di lui conto corrente, infine mormorate un’altra volgarità.

A questo punto dovete conoscere l’autore della tragedia, il tamponatore. Da dietro il parabrezza si fatica a distinguerlo. Ma non è colpa vostra: il responsabile sarà di certo un signore gentile e a modo, che scenderà dalla sua auto (indenne), si scuserà in ginocchio e con premura vi fornirà tutti i dati necessari per recuperare dalla polizza i costi della riparazione.

O almeno, questo ci si aspetterebbe da costui. Il quale, invece, quasi sempre rivela di avere almeno una di queste caratteristiche:

1. è un energumeno alto 2 metri con tatuaggi raffiguranti la morte e cicatrici sui tricipiti;

2. è un ex pugile per principio contrario alla risoluzione pacifica e civile di controversie di qualsiasi genere;

3. ama guidare sotto effetti di anfetamine, alcolici o droghe pesanti a caso ma ritiene che questa sia attenuante;

4. non ha la patente;

5. non rinnova l’assicurazione dal ‘97;

6. è a bordo di un auto non sua ma prestatagli da un amico di cui però ha dimenticato il nome;

7. ritiene che in caso di tamponamenti o altri incidenti stradali la colpa sia sempre dell’altro veicolo e non sua, anche quando l’altro veicolo è fermo in parcheggio;

8. è privo di documenti però “adesso vado a casa a prenderli e poi torno, stia tranquillo”;

9. non ha tempo da perdere con altri esseri umani meno grossi di lui;

10. ha non una ma tutte le 9 qualità sopra elencate contemporaneamente.

Il nuovo direttore marketing

Egregio popolo della rete, cari amici e uomini di affari, sono il direttore marketing di questo blog, forse qualcuno di voi si ricorderà di me, ad ogni buon conto eccomi qua, e siccome ne so a pacchi oggi vi spiegherò come funzionano Internet, i social network, il new marketing, facebook, twitter, gugle e il futuro dell’informazione nel III millennio. Immagino che siate già in diverse migliaia di persone a leggermi e quindi comincio subito a insegnarvi due o tre cose importantissime.

1.Piccola case history per spiegare a voi poveracci come risolvere i problemi nell’era delle nuove tecnologie e dei social media. Allora, ieri non ricordavo più la password di Facebook e non riuscivo ad accedere al mio account. E quindi, mi sono chiesto: mo’ come cazzo posso fare? Facile, mi sono risposto subito, con estrema sicurezza e un filo di supponenza: senza perdere tempo con le procedure di recupero, telefono alla Facebook SpA e chiedo di assistermi, che io in fondo sono un cliente, and client is king. Così, apro il sito delle Pagine Gialle del Nord America, vado alla F, cerco il numero di telefono della Facebook e con tono risoluto domando alla centralinista di consultare il database e leggermi la password a voce: la strada più corta è sempre la più breve, come dicevano sempre il mio professore del master e anche mio nonno. Vabbè, d’accordo, in realtà alla fine il centralino non mi ha manco risposto, ma solo perché io distrattamente non avevo tenuto conto del fuso orario e in California erano le 3 di mattina, gli uffici stavano chiusi. Altrimenti avrei potuto risolvere il problema in pochi secondi, con una semplice telefonata intercontinentale. Non è fantastico?

2. A Londra è andato molto ma molto bene il mio meeting con il management di Sfaccimr, una agenzia di media marketing appena nata ma di sicuro successo. Ci siamo incontrati nella loro nuova sede e abbiamo parlato a lungo di strategie e di affari; o meglio, ho parlato io, loro alla fine del mio lunghissimo discorso hanno ammesso che purtroppo non capivano l’italiano. Però sorridevano, e molto. Poi mi hanno lasciato da solo sui divanetti della reception (loro avevano da lavorare, dovevano farmi un preventivo) e quindi ne ho approfittato per giocare a tetris con l’ipad, leggere le ultime news dal sito della Gazzetta e guardare video di incidenti stradali su YouTube. In serata io e i miei nuovi fornitori siamo andati nel miglior ristorante della città a mangiare ostriche e aragoste, e alla quinta bottiglia di barbaresco, preso da un raptus di public relations, ho pensato di offrire io la cena.

3. “Sticazzi il Twitter”, come mi ha detto l’altra sera il mio consulente di fried air & smokesales communication mentre ci prendevamo assieme un cocktail e lui per scherzo mi sfilava il portafogli dalla tasca interna della giacca senza che me ne accorgessi (poi me lo ha restituito, rivelandomi il simpatico gioco di prestigio). Ma veniamo al sodo: ho configurato il geolocalizzazitore di Twitter per condividere la mia posizione in maniera fraudolenta, così i miei amici e colleghi pensano che io sia in Cina per lavoro e invece me ne sto comodamente a casa mia a Milano in mutande e ciabatte a guardare la televisione, con l’aria condizionata sparata sulla schiena. Un’idea geniale, lo so, per ora non posso dirvi di più ma ve ne parlerò meglio al prossimo convegno, il Powerpoint Simposium di Zibello (Pr), cui mi hanno invitato come relatore e sponsor unico. Bene, adesso vi saluto, torno sul divan… Scusate un momento, mi squilla l’iphone, ehi ma cosa cazzo succede, come mai la Mastercard mi avvisa via sms che sto acquistando dei rolex d’oro in una gioielleria di Santa Margherita Ligure?

Come acquistare un biglietto ferroviario senza far code allo sportello in 31 semplici mosse

1. Per prima cosa, comodamente seduti a casa vostra, collegatevi al sito delle Ferrovie dello Stato e selezionare il giorno e l’orario del treno.
2. Quindi procedere all’acquisto.
3. La procedura d’acquisto è sicura: occorre rispondere a un lungo questionario al termine del quale il sistema vi avvisa che il posto scelto non è disponibile e quindi devi scegliere un altro treno: senza perdervi d’animo, ricominciate daccapo.
4. Momento: siete un cliente sospetto, forse non siete qui per comprare ma per derubare le Ferrovie dello State. Digitate la password.
5. Ah non avete la password? Siete un nuovo utente? Bene, bene.
6. Registratevi al sito.
7. Questo indirizzo email risulta già registrato. Probabilmente da voi, nel ’97, poi vi siete arresi e avete smesso di prendere treni. Coraggio, chiedete una nuova password.
8. La password vi arriva via email.
9. E’ una password provvisoria, dovete cambiarla subito.
10. No, non va bene, la nuova password deve contenere numeri e lettere e misurare almeno 18 caratteri.
11. Vabbè dai la password non sarebbe regolamentare ma il sito vi lascia entrare lo stesso, scegliete il vostro treno.
12. Ora, finalmente avete trovato un altro treno con un posto libero. D’accordo, questa ha 6 cambi e costa il triplo dell’altro però francamente è tardi e quindi accontentatevi.
13. Adesso bisogna aspettare la ricevuta inviata via email, contenente un numero di codice.
14. Stampare il numero di codice e recarsi entro 1 ora in una ricevitoria del lotto o all’ufficio postale o alla più vicina agenzia ippica.
15. Qui occorre pagare.
16. L’esercente della ricevitoria, che poi è un tabaccheria a mezz’ora di auto da casa vostra, vi avvisa di non poter accettare né carte di credito né bancomat.
17. Ora andate in banca, fate un prelievo, tornate alla ricevitoria e pagate in contanti.
18. A questo punto la ricevitoria vi darà un nuovo numero di codice.
19. Con il numero di codice andate alla più vicina stazione ferroviaria munita di distributrici automatiche di biglietti.
20. Domandatevi per quale motivo non siete andati direttamente alla stazione a comprare il biglietto da un umano anziché passare tutta la mattina girando fra negozi di tabaccai, ippodromi e siti a voi ostili.
21. Giungete in stazione.
22. Fate la coda alla macchinetta.
23. Assistete la povera vecchina che per sbaglio sta leggendo le schermate in tedesco e vuole prenotare un interregionale per una località di cui lei non ricorda il nome consigliandole di chiedere a suo cognato di accompagnarla in auto.
24. E’ il vostro turno: interrogate la macchina e cercate di capire come ottenere il biglietto.
25. Digitate il codice fornitovi dal tabaccaio.
26. La macchina emette un nuovo foglio su cui è scritto il codice segreto da presentare al capotreno al momento di salire sul vagone (tempo a disposizione: 3 minuti dalla partenza altrimenti vi danno la multa).
27. Rintracciate il capotreno
28. Costui, a voce, vi domanda la password del sito.
29. Mostratevi sorpresi.
30. Non ricordate la password.
31. Il capotreno impietosito dopo avervi imposto una sanzione in denaro non vi obbliga a scendere ma, gentilmente, vi lascia sedere lo stesso perché comunque c’era ancora un posto libero, prenotato da un tizio che non si è presentato (siete voi, ma non diteglielo).

Lapalisse

Basta un piccola svista, a rovinare per sempre la reputazione di una persona. Se però la svista, il refuso, viene commesso da altri, allora la cosa risulta ancor più seccante.

Di Monsieur de Lapalisse mi ero fatto un’idea del tutto sbagliata, l’avevo sempre figurato come un borioso aristocratico del Settecento, famoso a corte per l’inconsistenza dei suoi discorsi pieni zeppi di ovvietà. Un tipo con parrucca a boccoli, cipria sul naso, nei finti, aria presuntuosa del cretino che non sa di esserlo e di nascosto viene preso di mira dagli altri nobili del salotto, pronti a darsi di gomito e occhiate di intesa quando lui, “quello scemo di La Palisse”, come lo chiamavano fra loro, prendeva la parola. “Ecco, comincia lo spettacolo, chissà quante minchiate dice oggi.”

Avevo anche immaginato la sua fine, sul patibolo della rivoluzione. Prima di accomodarsi alla ghigliottina, sconvolto, avrebbe pronunciato la sua ultima, solenne fesseria in pubblico, suscitando l’ilarità della piazza.

Nulla di più inesatto. In realtà Jacques de Chabannes signore di La Palisse (o La Palice) visse due secoli prima. Non era di sangue blu, ma fu un militare di carriera, giunto al grado di maresciallo, e si guadagnò il titolo nobiliare come compenso. Appena c’era una guerra, il re di Francia lo spediva al fronte. Di solito La Palisse andava, pigliava un sacco di botte e se ne tornava a casa, malconcio. A volte però vittorioso.

Per quarant’anni e passa praticò il mestiere della battaglia. Poi, un brutto giorno, l’epilogo: nel corso di un assedio a Pavia, il valoroso Lapalisse si becca una lancia in testa e ci lascia le penne.

A questo punto, dopo la sepoltura d’onore, doveva essere inciso l’epitaffio, il verso dell’ode funebre dedicata dai soldati. Ma il marmista forse aveva poca dimestichezza con l’ortografia, oppure era un uomo distratto, o spiritoso. Così, anzichè scolpire le parole “Monsieur de La Palisse, se non fosse morto farebbe (con la effe) ancora invidia” (envie, in francese) scrisse “sarebbe ancora in vita (en vie).

Puoi anche aver vissuto come il più coraggioso combattente di tutti i tempi, ma se sulla tua tomba si legge una scemenza come “Non fosse morto, sarebbe ancora in vita”, allora il destino della tua memoria sarà uno solo, quello di essere preso per il sedere, in eterno e sempre. E così accadde.

L’ingenuità della sua lapide suscitava più risate che lacrime o saluti marziali. Un secolo dopo, il poeta e letterato Bernard de la Monnoye intitolò a Lapalisse una canzone dove lo dileggiava come campione per antonomasia della banalità e dello scontato. Il brano ebbe gran successo. Da allora in avanti, e per il resto della Storia, il defunto maresciallo verrà ricordato soltanto per l’aggettivo cui diede la vita senza volerlo.