RECENSIONE DELLO ZINGARO AL SECONDO SEMAFORO
PRIMA DEGLI IMBOCCHI PER LE TANGENZIALI
Ritengo di poter essere un buon recensore dello zingaro (si può dire zingaro? ma sì dai, al di là dei tempi la parola ha un bel suono, e un che di poetico, nessuna connotazione negativa, almeno per me) dicevo, ritengo di poter essere un buon recensore dello zingaro che sta al semaforo prima degli imbocchi per le tangenziali. Lo vedo tutti i giorni. Lo conosco, in un certo senso. Quando passo, oramai mi saluta.
Sulla cinquantina, paffuto, trasandato. Ogni mattina all’ora di punta, lui è già lì, con la sua allegria sconfinata. Sorride a tutti, a quelli che lo ignorano cordialmente o gli fanno cenno di no con la manina nervosa, e ai molti che pur fermi e seduti restano voltati dall’altra parte a guardare il vuoto o simulano di essere parecchio impegnati ad armeggiare sul cruscotto per non dover dare all’importuno questuante, o a sé, troppe spiegazioni. Eppure è difficile fingere notare un tizio che a pochi centimetri dal tuo viso picchietta il finestrino e ride a trentadue denti. Vabbé, diciamo trenta: gli mancano almeno un paio di incisivi.
Si sganascia dalle risate. Non vende nulla. In genere ai semafori i suoi colleghi si prodigano in commerci di vario genere: accendini, rose, fazzoletti di carta, giornali. Spettacoli di funambolismo, persino. Lui no, non propone niente. Sprovvisto di tergivetri non esige neppure di pulirti il parabrezza. Si limita a vendere sorrisi.
Per nulla molesto, incassa i dinieghi con buonumore, e senza insistere. Tanto di qui devi passare, prima o poi cederai. E così fa quasi venir voglia di pagarlo. Lo consiglio a tutti automobilisti della città.
