INTERROGAZIONE SCOLASTICA

Buongiorno cari amici e benvenuti alla vostra scuola su Internet.  Oggi interroghiamo Anna, la signora virtuale del sito dell’Ikea. Eccola qua.
Buongiorno. Dunque, cominciamo.

E chi se ne frega, scusi. Andiamo avanti.

Ahia. Forse è meglio provare con le Lettere:

Signorina, la vedo un filo impreparata. Cambiamo materia, se vuole:

Ma quale dubbio, risponda! Ragazzi miei, questa è scema.
Che fo, proviamo a sorprenderla? Vediamo come reagisce?

Sè, vabbè, buonanotte…

NELLA BIBLIOTECA COMUNALE

Sssst. Silenzio. Abbassate la voce. Siamo in una biblioteca. La biblioteca comunale. Le biblioteche hanno una caratteristica: sono uno dei pochi luoghi al mondo dove le persone devono tacere. E se non lo fanno, arriva un tizio cattivo che con un colpo d’occhi intima: ssst, silenzio. Magari aggiunge: perdìo.

Altri luoghi chiusi dove vige il silenzio: le chiese, i cimiteri. Rispetto a questi, però, la biblioteca risulta più allegra.

Parenti della biblioteca: la libreria. La libreria è quasi uguale alla biblioteca. È sua cugina. Ma ha un difetto: la libreria, quando le porti via un libro, vuole dei soldi. La biblioteca no, ti impresta tutto, gratis. Si dona al primo che trova come una bagascia.

Vicino a casa mia, questa primavera, hanno aperto una biblioteca comunale. Siccome sono un perditempo, ho pensato di recarmi a visitarla. Mica è una biblioteca piccina. Piccina lo dici a tua sorella. Questa rappresenta un investimento colossale. Misura seimila metri quadri distribuiti su quattro piani. Ha cinquecento posti a sedere, quarantanove postazioni multimediali per la consultazione di cd, dvd, internet e opere digitalizzate. Dodici ascensori, sedici distributori automatici di bevande (fredde o calde) e dodici di
merendine. Otto bagni. Disponibilità di tutti ma proprio tutti i quotidiani e i periodici esistenti in Italia – generalisti, specializzati, scientifici insomma qualsiasi cosa – nonché di buona parte di quelli pubblicati all’estero. Centottantamiladuecentoventisei milioni di libri in scaffali perfettamente catalogati per argomento e poi per autore. Apertura tutti i giorni, persino il sabato, dalle sette di mattina alle dieci quando è buio. Ora, un posto così dovrebbe essere pieno zeppo di gente. Quante persone c’erano, là dentro oggi?

Due. Io e l’addetto al prestito dei libri. Il quale da mesi non parla con anima viva e quando mi ha avvistato, dal fondo della sala, cioè da un chilometro, m’è corso addosso per abbracciarmi. Come se avesse
incontrato un miraggio nel deserto. S’è messo a piangere. Non mi ha neppure chiesto di fare silenzio.

EPISTEMOLOGIA DEI CENTRI DI
ASSISTENZA TECNICA AUTORIZZATI

Secondo recenti statistiche, quando si rompe un elettrodomestico o una qualsiasi attrezzo tecnologico casalingo, e per ovviare al guasto basterebbe sostituire un singolo, minuscolo pezzettino (una molla, un dado di plastica, una vite, ecc.) la risposta che si riceve dal negozietto di assistenza tecnica trovato sulle pagine gialle e addetto all’uopo, tale risposta è invariabilmente una di queste 10:

1. “Guardi, nonostante le apparenze, comprare quel piccolissimo e mi lasci dire insulso pezzo di ricambio costerebbe più del modello intero, le conviene buttare via tutto e acquistarne un prodotto nuovo. E lo so, sembra una semplice vite a stella ma per realizzarla servono un ingegnere del Cern, otto scienziati e un’impianto industriale da trenta miliardi di euro”.

2. “Ah sì, però questo modello è fuori catalogo: negli anni Ottanta l’azienda produttrice ha licenziato tutti ed è rimasto solo il titolare, che adesso per mestiere organizza tornei di burraco a domicilio”.

3. (al telefono) “Mi spiace ma il nostro negozio è chiuso per le ferie estive dal 2 luglio al 31 ottobre”.

4. “No, questa è una salumeria, il negozio dei pezzi di ricambi stava di fronte ma è fallito il mese scorso per bancarotta fraudolenta.”

5. “C’è un solo negozio in tutta Italia che vende quei pezzi di ricambio, e sta a Nuoro. Vuole l’orario dei traghetti?

6. “Ah, ma non è più in garanzia? Allora per acquistare questo genere di ricambi deve prima  fissare un appuntamento con  il direttore commerciale dell’azienda produttrice alla presenza di un notaio, per l’apertura del mutuo.”

7. “E no, quel pezzo di ricambio lì oggi non ce l’ho, però provi a passare più avanti, che so, magari l’anno prossimo.”

8. “Sì ce l’ho ma noi non riforniamo privati, anzi per favore esca da qua subito altrimenti slego i cani da difesa.”

9. “Mi spiace ma per oggi non posso aiutarla, questo pezzo di ricambio viene costruito e spedito dall’estero, per l’esattezza da dei minorenni tenuti prigionieri in una fabbrica in Vietnam e a quest’ora là è notte, non mi rispondono al telefono.”

10. “No, ho appena venduto l’ultimo esemplare esistente in tutto l’Universo a quel signore che sta uscendo dalla porta”

IL TRUCCO DEL COSTA-MENO-DI-UN-CAFFÈ-AL-GIORNO

Benvenuti al consueto appuntamento con la rubrica di marketing da strapazzo. Oggidì, illustreremo il simpatico meccanismo in uso presso le aziende per spillare fior di quattrini al prossimo senza che quel
pirla del prossimo, poveretto, se ne accorga o quasi. E’ questo il famoso trucco del costa-meno-di-un-caffè-al-giorno.

Vediamo di spiegarci meglio con un esempio: l’Azienda Tal dei Tali SpA vuol vendere i suoi inutilissimi servizi alle persone, e sin qui ci mancherebbe altro, è il suo mestiere. Ma l’azienda, subdola, sa bene quanto sia difficile sparare un prezzo alto evitando di venir mandata al diavolo (o altrove) dalla controparte:

- Buongiorno, avrei da proporle questo bel servizio. Le piace?
- Vediamo. Lei mi sta offrendo un bene immateriale del tutto superfluo, fatuo, forse dannoso: perciò potrei comperarlo.
- Esatto, bravo.
- Quanto costa?
- 300 euroni sonanti!
- Si levi di torno, mascalzone.

Allora la furba azienda s’inventa l’espediente: propone il suo servizio annuale, ma invece di dare il prezzo all’anno, come sarebbe giusto, lo divide per 12 e dice il prezzo al mese. Un po’ come se nei negozi il prezzo del pane fosse indicato al grammo e quello del latte alla centilitro. Naturalmente, in questo modo, qualsiasi valore è (o meglio: sembra essere) più basso, cioè tollerabile. Hai voglia fare la moltiplicazione.

- Buongiorno, caro signore.
- Ancora lei?
- Sì, vorrei proporle sempre lo stesso servigio di prima.
- Ma scusi: poco fa le ho già detto di andarsene affanbrodo, non ricorda?
- Aspetti. I prezzi sono calati. Adesso costo meno. Solo 25 euro al mese.
- Ecco, già cominciamo a ragionare.

Tuttavia, a volte l’artificio della divisione per 12 non basta ad ingannare la vaga percezione di essere presi per il naso (o per altro). A questo punto interviene da parte del ciarlatan – pardòn, del
venditore, un ulteriore sotterfugio: perché non dividere il prezzo per 52, il numero di settimane? O per 365, quello dei giorni? Risulterà ancora più basso, agli occhi di quel fesso del potenziale acquirente. Siamo così giunti al trucco del caffè al giorno, somma irrisoria che ognuno si sente di risparmiare (basta, appunto, rinunziare a un caffè, bevanda che tra l’altro fa pure male alle coronarie, ci si guadagna pure in salute):

- Buongiorno, amico mio.
- Sempre lei? La vuole piantare di seccarmi?
- Vorrei proporle sempre quel servigio, quello di poco fa.
- Di nuovo???
- Però le offro una tariffa assai più vantaggiosa. Mi creda: non potrà dirmi di no.
- Sentiamo.
- Mi voglio rovinare: ora costa 0,85 euro, ma al giorno.
- Acciderba, davvero conveniente.
- Pensi: come un caffè! Incredibile, no?
- Che occasione. A furia di trattative siamo passati da 300 euro a 25 e poi addirittura 0,85!
- Lei è fortunato, e mi sta simpatico. Allora?
- Ma sì dai. Lo prendo.

PRIMA DI PARTIRE

Bene, a questo punto, prima di partire, ho la mia bella lista di cose da fare.

Tanto per cominciare, gli animali domestici. Allora, vediamo. Ho bisogno di trovare una pensione per il cane. E anche qualcuno che mi tenga il gatto. E un vicino di casa gentile che ogni tanto venga qui a dar da mangiare ai pesci. Ma non ho mai avuto un cane in vita mia. Di gatti manco a parlarne. Pesci ne ho posseduti, una volta, anni fa, ma erano morti e impanati, venivano dal supermercato. Non ho nemmeno il vicino di casa gentile.

Piuttosto: dovrei programmare l’innaffiatura automatica delle piante. Ecco, questo mi pare importante.
E senz’altro lo sarebbe, se solo io avessi un impianto di innaffiatura automatica.
E soprattutto, se avessi delle piante.

A proposito. Potrei svuotare il frigorifero, per evitare che in mia assenza i cibi contenuti marciscano. Buona idea. Buona, ma inutile: da settimane, il frigorifero non contiene alcunché.

Urca, l’allarme. D’estate, si mette l’allarme. Sì sì sì, prima di partire devo ricordarmi di inserire l’allarme. Credo ci sia un codice da digitare, roba del genere. Una combinazione, un interruttore, non ricordo bene. Anzi. Ora che ci penso, io l’allarme non ce l’ho.

Dovrei però lasciare almeno il mazzo di chiavi alla portinaia. Non si sa mai, magari le serve, in caso di emergenze. La portinaia, poverina resta qua, la signora… come si chiama? Ohibò. Non posso fare nemmeno questo. Me ne ero dimenticato: in questo condominio, non c’è mai stata una portinaia.

Meglio così, tutto più facile. E siccome in casa non detengo nulla di prezioso, eviterò di controllare accuratamente che finestre e serrande siano ben chiuse.

Bene, Io vado. Sì, dai mi faccio sentire quando arrivo. Ciao.