INTERVISTA AL DUEMILAENOVE

Buonasera a tutti, cari lettori e benvenuti al consueto appuntamento con l’intervista notturna: anche oggi come nostro ospite abbiamo il personaggio più famoso del momento, in esclusiva mondiale su tutti i media cartacei, digitali e televisivi del globo: è con noi in carne e ossa il signor Duemilaenove.  Un bell’applauso.

Grazie, grazie. Auguri a tutti! Un po’ di spumante?

Piano con gli auguri, caro Duemilaenovedopocristo: non vorrei sembrare offensivo, e nel caso la prego di scusarmi, ma si mormora che lei sarà un anno mica tanto bello.

Ma chi glielo ha detto, scusi?

Ci vuol poco, signor Duemilanove: crisi economiche spaventose, guerre, sangue e stridori di denti. Come inizio non c’è male. Bravo.

Vabbè ma queste robe qui ci sono sempre state, dai, non vorrete dare la colpa a me.

D’accordo, amico Duemilaenove, passiamo alle cose serie. Il 25 aprile cade di giorno feriale?

Ohimè, no. È un sabato.

Vede, dottor Duemilaenove? Che le dicevo? Lei non è neppure cominciato e già porta jella.

Però il primo maggio sarà un venerdì.

Bella forza. Andiamo avanti: il ponte di Ognissanti. Ci dica.

Guardi, un vero peccato: il 1 novembre capita proprio di domenica.

Ma benissimo! Complimenti!

Aspetti, aspetti, ho in serbo una sorpresona: l’Immacolata.

Sentiamo.

Un martedì. Se siete milanesi con l’8 del santo patrono, o se ci attaccate un giorno di ferie, state a casa per 96 ore consecutive.

Per la verità, non mi sembra granché, o Duemilanove. Su Natale e Santo Stefano che ci racconta?

Un venerdì seguito da un sabato, purtroppo.

Congratulazioni. Ragazzi, per favore me lo buttate fuori a calci nel culo?

Calma, poteva andare peggio, eh eh.

C’è poco da ridere. La smetta di fare il simpatico. Regia, levatemi dai piedi questo cialtrone. E voi, amici lettori, perdonatelo: l’intervista con il sig. Duemilaenove termina qui: data la sua arroganza l’ospite risulta indesiderato. Siamo costretti ad allontanarlo dallo studio. Abbiate pazienza. A prestissimo. Sigla, perdìo, sigla!

OROSCOPO 2009

Buonasera cari lettori e benvenuti al consueto appuntamento con l’oroscopo di fine anno. Come sapete questo sito è il solo al mondo capace di pronosticare cosa vi succederà nel 2009 senza dover trarre distinzioni zodiacali: un oroscopo unico, valido per tutti a prescindere da segni o ascendenti, e tuttavia assai attendibile nelle sue profezie. Ecco in sintesi il vostro futuro astrologico, mese per mese.

Gennaio 2009
Dopo un breve periodo di riposo trascorso insieme ai parenti, tornerete alle vostre abituali occupazioni.

Febbraio 2009
Questo mese vi sembrerà più corto degli altri.
Strane visioni: per strada, bimbi in maschera che lanciano per aria pezzetti di carta colorata.

Marzo 2009
Non è improbabile che in quei giorni piova.
Il giorno 8 incontrerete un venditore ambulante di mimose.

Aprile 2009
Vi proporranno di cibarvi d’agnello e uova al cacao.

Maggio 2009
Qualcuno potrebbe invitarvi al suo matrimonio.

Giugno 2009
Avrete la bizzarra impressione che le giornate si allunghino.

Luglio 2009
Sarete colti da un’improvviso desiderio di refrigerarvi e di vestirvi con indumenti più leggeri.
Di notte, non è escluso che durante il sonno veniate punti da una zanzara.

Agosto 2009
Potrebbe capitarvi di intraprendere un viaggio al mare o in montagna, o comunque un breve periodo di vacanza.
Chi va in autostrada di domenica troverà traffico.

Settembre 2009
Faticherete ad abituarvi di nuovo alla routine quotidiana.
Per i più giovani  fra voi: attenzione, un adulto vi costringerà a recarvi in una scuola.

Ottobre 2009
A fine mese avvertirete un abbassamento delle temperature.
Il Sole vi è favorevole: il giorno 25 dormirete un’ora in più del solito.

Novembre 2009
Il giorno 2 noterete curiosi assiepamenti di automobili nei parcheggi dei cimiteri.

Dicembre 2009
Riceverete dei doni ma vi toccherà ricambiarli. Nell’ultima settimana si prevedono pranzi e cene in famiglia. Alcuni di voi verranno obbligati con la forza, da giornali e televisioni, a consultare un oroscopo.

ORAZIONE CONTRO GLI OROLOGI DA POLSO

Da molti anni, appartengo fieramente alla razza di coloro che non posseggono il cellulare ma neppure l’orologio. Quello da polso, intendo.

Inciso. Il fatto di non possedere un cellulare mi impedisce di poter guardare l’ora sul telefono, come invece fanno molti finti non-proprietari di orologio.

Non avere l’orologio risulta assai comodo, e consente di essere perdonati quando si arriva in ritardo agli appuntamenti.
"Ehi, ma sei in ritardo! Da quaranta minuti ti aspetto qua come un cretino!"
"Aspetta, ho un’attenuante: non possiedo l’orologio."
"Ah, scusa."

I benefici del non avere un orologio restano comunque numerosi. Tale privazione permette di non doversi preoccupare di caricarlo, di sostituirgli le pile, di controllare che sia troppo avanti o troppo indietro, di levarselo prima di andare a dormire o di indossarlo la mattina.

Un altro dei vantaggi del non possedere l’orologio: si evita di conversare per strada con seccatori i quali, a loro volta, non hanno l’orologio:
"Sa mica che ore sono?"
"No."

Viceversa, e per paradosso, noi mancati detentori d’orologio, possiamo tuttavia chiedere l’ora ai passanti. Un piacere antico di cui oramai s’è persa la memoria. Il proprietario di orologio, una volta interrogato, si sente utile, è parecchio orgoglioso di saper rispondere.
"Senta, può darmi un’informazione?"
"Mi dica."
"Sa mica che ore sono?"
"Ma certo! Sono le sedici, cinque minuti e ventiquattro secondi."
"Grazie, ben gentile."
"Grazie a lei d’avermelo domandato!"

Tuttavia, sconsiglio a tutti di entrar a far parte del club dei mancati detentori d’orologio. Si vive meglio, certo, ma se avete un orologio, per favore, tenetelo. A qualcuno dovremo pur chiedere l’ora.

LA RECESSIONE SPIEGATA A MIA FIGLIA

C’era una volta una re…
"Una regina?"
Quasi. C’era una volta una recessione.

C’era una volta una banca americana, e dentro c’erano due signori che avevano tanti ma tanti soldi, però ne volevano ancora di più. Allora uno dei due signori disse all’altro: senti ma se cominciassimo a dare prestiti anche ai poveri? I poveri sono assai numerosi, pensa a quanti nuovi clienti potremo avere! Giusto – disse l’altro – così loro si comprano la casa, sono felici e intanto ci pagano il tasso di interesse agevolato: sei troppo intelligente.

Così i due signori cominciarono ad aprire mutui ai poveri. Ma dimenticarono un piccolo seppur non proprio irrilevante dettaglio: che i poveri, in genere, di soldi ne hanno pochi. Talora non ne hanno affatto. E per questo bizzarro motivo, i poveri faticavano a pagare la rata mensile.

In qualche anno, i due signori della banca si ritrovarono ad avere come clienti milioni di poveri in canna, straccioni e per di più insolventi. I signori della banca allora confiscarono le case ai poveri, e tentarono di rivenderle ai ricchi. Ma siccome erano case brutte senza la piscina e con le finestre sulla tangenziale, non riuscirono a convincere nessun ricco ad acquistarle.

Orbene, all’improvviso i signori della banca finirono con il sedere per terra. Allora andarono dai ricchi, o meglio dalle signore multinazionali. Le signore multinazionali erano certe signore benestanti che a loro volta, però, dovevano dei soldi ai signori delle banche. I signori della banca, solitamente ossequiosi e gentili con le signore multinazionali, stavolta si presentarono con meno garbo. E le signore multinazionali rimasero sorprese:

“Ma guarda chi c’è! Cari amici della banca, buongiorno!”
“Buongiorno un cazzo, regà, qui c’è da tirar fuori subito svariati fantastiliardi”.
“Ehi ehi, amici della banca, ma non si era deciso che avremmo saldato il debito nel 4008?”
“No, ci servono subito”.
“Ma noi quei quattrini non li abbiamo, è tutto investito”.
“Uhm. Investimenti fruttiferi, vero?”
“Certo, ci siamo fatti la Rolls Royce, la Porsche, la villa ai Tropici e lo chalet in montagna. Anzi, a proposito, non ci prestereste altri quattrini? Sapete, quelli di ieri li abbiamo già finiti”.

A questo punto, ad avere le chiappe scoperte non erano solo le signore banche ma anche le loro amiche aziende multinazionali. Eppure, da qualche parte, i soldi bisognava farli saltar fuori. Ecco che rispunta la soluzione iniziale, sempre la stessa: i poveri. Eh sì, ancora loro. Le banche, in un certo senso, nel frattempo erano crepate, ma le multinazionali ebbero la geniale pensata di tornare dai poveri e chiedere a loro i soldi.

“Amici poveri, aiuto, crollano i mercati!”
“Embè, a noi che ci frega?”
“Come che vi frega? Amici poveri, ci tocca licenziarvi!”
“Noooo…”
“Vabbè ma almeno prima comprate qualcosa, dai. E’ Natale. I regali. Interessa un orologio, una playstation, un motoscafo? Così noi incassiamo, andiamo meglio e vi assumiamo di nuovo. Vi conviene”.

Purtroppo questo ragionamento non funzionava. Si giunse al paradosso: nessuno aveva più una lira ma in giro per il mondo erano rimasti un sacco di conti da pagare. Oddio, i soldi in qualche posto dovevano pur essere, mica sono cose che spariscono. Però non si sapeva dove fossero andati. E quindi?

E quindi, fra molto tempo, un giorno tutto tornerà normale.
Insomma, normale forse è un termine un po’ forte: tutto tornerà come prima. Giuro, è la verità. Capita da sempre, sempre continuerà a capitare. I soldi, quei bricconi, si erano nascosti da qualche parte, forse nelle tasche di qualcuno, ma un bel mattino – oplà – se ne usciranno fuori di nuovo. Vi abbiamo fatto uno scherzo, diranno. Come è possibile? Non si sa. E’ un mistero: lo chiamano economia.

INTERVISTA AL MESE DI DICEMBRE

Buonasera cari lettori, e benvenuti al consueto appuntamento con l’intervista. Anche oggi abbiamo un ospite davvero speciale e mai apparso prima di fronte al grande (si fa per dire) pubblico. Siore e siori, per la prima volta sui monitor di tutto il mondo ecco a voi (pausa) il mese di Dicembre. Un bell’applauso, grazie.

Caro dicembre, siamo molto fieri di averla qui. Lei è la vera superstar fra i mesi: il mese delle feste, di gesù bambino, del cenone e di babbo natale: tutti le vogliono bene. In confronto a lei marzo è un poveretto. Complimenti

Confuso, la supplico, mi aiuti. Non ne posso più.

Che le succede, dottor Dicembre? Si sente male?

Sì, io soffro. Voi umani parlate di me solo e sempre per via del natale, alla peggio del capodanno, se ne rende conto? Io sono stufo, ha capito? Stufo!

Suvvia, caro Dicembre, non esageriamo.

Ma sì, le dico! Lei ha mai provato a organizzare a dicembre qualcosa – qualsiasi cosa – che non abbia a che fare col natale o col sansilvestro? E’ impossibile. Le risponderanno sempre: rimandiamo a dopo le feste, ne parliamo a gennaio, cose così. Ora, io posso capire la sera del venticinque e quella del trentuno, per carità. Ma negli altri 29 giorni, cosa cazzo avete da fare, si può sapere? Prepararvi spiritualmente all’avvento del messia?

Bè, pare di sì.

E a me così non sta bene, porcamiseria! Dal 15 in avanti, di quelle meste riunioncine natalizie per scambiarsi i regali se ne fanno a iosa. Una al giorno! Giovedì lo stappo di spumante coi colleghi, venerdì il pandoro con gli amici, sabato il taglio del torrone coi vicini di pianerottolo, domenica lo scambio di auguri in pizzeria con i compagni di scuola… E che palle!

D’accordo, signor Dicembre, ma veniamo al dunque: lei cosa propone?

La fine di questa baracconata. Voglio, anzi e-s-i-g-o, di essere un mese NORMALE, con una vita normale, vissuto da gente normale. E lo voglio subito, adesso.
 
Avanti, caro Dicembre, smetta di piangere. Guardi che c’è chi sta peggio, pensi all’Agosto.

E se le mie richieste non verranno accettate, mi farò esplodere in questo studio!

Oddìo ma questo è impazzito! Guardate, sotto il cappotto, è imbottito di petardi e mortaretti!

E non sono neppure a norma, pensi. Chiedo formalmente che le festività natalizie vengano spostate in un altro mese. Che ne so, a Febbraio, a Luglio, quando volete.

Presto, tiratori scelti, abbattetelo prima che possa nuocere. Ecco, bravi, così. Amici lettori, perdonateci, come vedete la puntata deve finire qui, al nostro ospite ha dato di volta il cervello. Ci vediamo presto con una nuova intervista. Scusate ancora.
Arrivederci, sigla.

L’ARTE DI ESSERE SNOB, PEZZENTE E IRRAGGIUNGIBILE
(ALLO STESSO TEMPO)

Due notizie di notevole rilevanza. La prima: da diversi mesi un telefonino Siemens di scarso valore riposa in fondo a un corso d’acqua qui nei dipressi.

La seconda. Ammesso e non concesso che qualcuno fra gli sparuti lettori di questo sito abbia avuto in vita sua il mio numero di cellulare, ebbene, lo cancelli pure.

Mettiamola così. In tempi di recessione, occorre inventarsi nuovi modi per essere a la page senza spendere un soldo.  Per questo, chi scrive applica e ostenta l’Estetica del Non Avere, spaventosamente più snob dell’Estetica dell’Avere e, su un piano puramente finanziario, assai più conveniente: nel caso del mancato possesso di cellulare, per ovvi motivi non si paga la di lui bolletta né i costi aggiuntivi né lo scatto alla risposta.

Inoltre: non possedendo il cellulare, si evita di lasciarselo rubare. Di perderlo. Di dimenticarlo da qualche parte. Son cose.

Terzo beneficio, forse il più importante fra tutti: se non hai un cellulare, nessuno può romperti l’anima telefonandoti per porti delle domande.

Lo confesso: un tempo ebbi un cellulare. Incautamente, lo tenevo acceso. Fu terribile. Certe persone – roba da pazzi – a qualsiasi ora del giorno, anche nei momenti più impensati, mi chiamavano per chiedermi come stavo, dov’ero, cosa stavo facendo. Se potevo fargli il tale piacere.

Ora tutto ciò non accade più. Quando i conoscenti mi incontrano, fanno notare: “Ehi, avrei voluto parlarti ma il tuo cellullare era irraggiungibile!” No, rispondo io, era raggiungibile eccome. Purché tu disponessi di una tuta da sommozzatore, giacché esso giace in fondo al fiume che passa dietro casa mia. E vista l’umidità di quei luoghi, presumo sia spento.