LA SPAVENTOSA TRAGEDIA ONTOLOGICA DI COLUI CHE SI ACCORGE DI AVER DIMENTICATO DI FARE LA SPESA QUANDO ORAMAI E’ TROPPO TARDI

Saggi orientali, medici greci e il filosofo tedesco con la più ridicola barba della storia, l’oramai defunto Ludovico Feuerbach, sostenevano che noi siamo ciò che mangiamo.  Se costoro avevano ragione, questa sera io sono un piatto di pastasciutta avanzata da ieri e intiepidita al microonde più un philadelphia alle olive.
Un essere orribile.

INTERVISTA A UNO SCRITTORE FAMOSO

Buonasera cari lettori, benvenuti al consueto appuntamento con la rubrica dedicata ai libri: l’ospite di oggi non ha ancora vinto il nobel ma è l’autore di un grandioso bestseller. E’ con noi l’autore del famoso “La Bibbia”, tradotto in tutte le lingue e giunto oramai alla trecentomilionesima ristampa. Guardatelo lì, che omino buffo. Chi avrebbe mai detto che avesse un simile aspetto? Signori e signori, un applauso di incoraggiamento per il nostro celebre amico.

Grazie ma dovrei chied..

Abbia pazienza, le domande le faccio io. E non mi parli sopra sennò chi legge non capisce niente. Signor autore della Bibbia, noi tutti proviamo difficoltà a concepire la giornata di un romanziere al lavoro. Come le sono venute in mente tutte quelle bizzarre storie intrecciate? E perché ha scelto di ambientare la trama proprio in quei luoghi e a quell’epoca?

Boh, veda io veram…

Aspetti, non ho finito. Come descriverebbe la fase di superamento anzi del distacco successiva alla consegna del dattiloscritto finale? Che cosa ha provato quando ha avuto tra le mani l’ultima versione non più editabile, pronta per le rotative? C’è qualche cosa che avrebbe modificato, se avesse potuto?

Ma quali rotative, i…

Non mi interrompa per cortesia! La scelta del titolo e della copertina: momento risolutivo. Immagino che l’editore le abbia proposto un titolo provocatorio, capace di acchiappare i lettori distratti in libreria. Dal suo canto, lei ha imposto questo “La Bibbia” che, a dire il vero, non attira mica tanto. Troppo corto, poco comprensibile a un primo approccio. Lo stesso dicasi per la copertina, senza fotografie.

E che ne s…

Stia zitto per favore! Guardi qui: non c’è neppure il suo nome, da nessuna parte, né fuori né dentro, e nemmeno sul dorso. Signor scrittore, come mai tanta modestia?

Se mi lasciasse ap..

E’ timido, balbetta, non risponde. D’accordo, passiamo ad altro. Lei ha un agente letterario? Un ufficio stampa che lavora per lei? Si serve di un’agenzia di comunicazione? Come spiega tanto clamore intorno alla sua unica opera pubblicata? A proposito: sta forse preparando un nuovo romanzo?

I-io dev…

Poverino, si emoziona. Che tenerezza. Un bel applauso, amici lettori. Mi ascolti: quale è stato il rapporto tra lei,  scrittore, e il suo editor? Lui le correggeva le frasi a margine colla matita blu ma lei ignorava i suoi suggerimenti? Litigavate? Vi siete mai presi a schiaffi?

Senta, vorr…

Parliamo della campagna promozionale: qual è il suo rapporto con ammiratrici e ammiratori? Lei ha scritto un’opera di straordinario successo, eppure non ha mai tenuto neppure una presentazione in libreria. Mai. Tutto ciò è anomalo. Come spiega queste scelta? Non le piacerebbe firmare autografi con dedica sulle copie vendute?

Ma quali ca…

Silenzio, per piacere, tocca a me. Debbo rivolgere il quesito più prezioso, atteso da tutto il pubblico. La sua identità. Vuole svelarci il suo nome? E’ vero, come sostengono alcuni, che lei è Dio?

Insomma! Mi lasci aprir bocca!

Oh, finalmente! E allora parli, perdiana! Pensavo fosse muto!

Non sono Dio.

Colpo di scena, amici lettori:  costui non è Dio. Bè, ad essere sinceri, lo sospettavamo.

E non sono neanche l’autore della Bibbia.

Coooosa? E che mizzega ci fa qui allora?

Sono il nuovo assunto, mi manda la regia. Ha appena telefonato l’intervistato: si scusa ma ha avuto un contrattempo e non può venire.

Che vergogna, questi scrittori stanno diventando sempre più cafoni.

E dice che prima vuole gli vengano inviate le domande altrimenti non se ne fa nulla.

Se lo scorda. Con noi ha chiuso. Amici lettori, ohimè, perdonateci: credevamo di avere a che fare con un ospite serio e invece questo lurido gaglioffo ha annullato l’impegno all’ultimo momento. Per punirlo, non lo inviteremo mai più e diremo a tutti che il suo libro è brutto, lungo e noioso. Non compratelo tanto si trova facilmente gratis, ad esempio nei comodini di certi alberghi. Arrivederci. Sigla, sigla, sigla.

SULLO SBRINAMENTO DEL FRIGORIFERO
(POESIA MODERNA)

L’evaporatore dello scomparto refrigerante

elimina la brina

ad ogni arresto del compressore.

Pulisci soltanto

il foro di scarico

per evitare che l’acqua

ricada sui cibi.

Ma quando dimentichi

la porta aperta

e lo spessore del ghiaccio

supera i cinque millimetri

munisciti di paletta raschiatrice

mai oggetti metallici:

potresti bucare

il tubo del freon

e causare un danno

irreparabile.

Oppure stacca la spina

dalla presa della corrente,

poni una bacinella

ai piedi dell’apparecchio

e con tutta calma

osservalo pisciare dal beccuccio.

E lascia lo sportello spalancato

al fine di eludere

la formazione all’interno

di sgradevoli odori.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE…

La persistenza del tempo, per sua natura, sarebbe impossibile ma rassicurante. E chiunque, da bambino, ha avuto una nonna o uno zio con la passione per la Settimana Enigmistica. Strana rivista in bianco e nero cui ogni tanto il parente ci lasciava dare un’occhiata. Scorrere quelle pagine misteriose per noi bimbi era una magia. Riuscivamo a mala a pena a comprendere che i puntini numerati, una volta uniti, disegnavano la figura di un pescatore di profilo, e lo stessa accadeva con gli spazi da annerire. Ma come dimenticare il resto? Ad esempio.

Il Corvo Parlante. Trama: un angolo città, gremita di persone, per strada e nelle case. Le finestre sono spalancate e prive di tende, si può vedere cosa accade nelle abitazioni. Ognuno si occupa delle sue faccende. All’improvviso, sulla cima di un albero, un corvaccio nero si mette a parlare. L’intera nazione, ipnotizzata da un corvo, si ferma. Tutti alzano gli occhi verso l’alto. Cos’è questa voce, che lingua parla? Sarà Dio? Donne e uomini si sporgono dai balconi: scrutano il cielo e vedono un corvo. Ma invece di mandarlo al diavolo, lo ascoltano. Purtroppo, di quanto sta dicendo il corvo nessuno capisce un accidenti: esso si esprime per anagrammi. E peraltro non ha nulla di rilevante da farci sapere. In genere segnala che la signora del quinto piano ha perso una ciabatta, il portafogli, la caffettiera, un quadro. Ma lui sa dov’è: sta nell’aiola dei giardinetti. Chissà come ci è finito.

I protagonisti dei rebus. : questi signori hanno lettere sulla fronte e si circondano di oggetti bizzarri: statue, trecce d’aglio, spade, animali esotici, torsoli di pera posati sul tavolo. Pura metafisica di un universo senza tempo, alla De Chirico, dove l’azione si svolge all’aperto e senza bisogno di avere un senso.

Carlo e Alice, odiosi stereotipi della coppia di mezz’età nell’immediato dopoguerra occidentale: lui marito fannullone, disoccupato, alcolista. Ha sempre il cappello, anche a letto. Lei casalinga oppressa, in grembiule e bigodini. Insieme da una vita, inseparabili. Niente figli. Si odiano.

Il quesito della Susy. Susy è bella e bionda. Alta, magra ma tonica nei suoi vestiti aderenti. Benestante. Vive con un fidanzato pazzo – un matematico fallito, si presume. Per di più, a casa loro non sono mai soli: tra i piedi c’è sempre un gruppetto di amici rompiballe. Costoro stanno sul divano e in combutta col moroso scemo si divertono a sottoporre indovinelli alla povera Susy che invece, si vede benissimo, vorrebbe uscire e andare al cinema. Credono di sorprenderla. Ma lei, pur essendo antipatica come la fame, ha il quoziente d’intelligenza più alto d’Europa.

Il tenero Giacomo. Un omino muto, con un bel paio di baffi neri e la bombetta in testa. Indossa una maglietta a righe orizzontali. Si accompagna a un cane di piccola taglia, anch’esso muto. Il tenero Giacomo di solito compare intorno a pagina 13, la sua storia si chiude in due quadri, ma per conoscerne il finale  vi rimanda all’ultima pagina.

Nello scompartimento di un treno ho ritrovato per caso una copia recente della Settimana Enigmistica. Pensavo l’avessero rinnovata, adeguata alla modernità. Invece no. Non è cambiata in nulla. Negli anni, tutto è rimasto immutabile e pietrificato, su quel pianeta. Persino la lingua sa di antico. Il tenero Giacomo è scomparso, magari col suo autore, immagino defunto. Ma il resto è ancora lì. Il bersaglio, le spigolature, l’aguzzate la vista, la doppia pagina di vignette che non fanno ridere, i confronti, le sciarade, i biscarti sillabici, le zeppe, gli aneddoti cifrati.
Mentre l’editoria mondiale s’affannava a inventarsi un restyling dietro l’altro, quel mondo popolato di enigmi e  personaggi decideva di essere identico a se stesso, per sempre. A suo modo, mi pare una notizia rassicurante.

ODE ALLA SIGNORA DELLA TINTORIA

All’inizio della Storia del Mondo, il Mondo non c’era. Esistevano solo il Buio e il Silenzio. Poi venne la Natura, poi la Conoscenza. In ogni disciplina vigono norme, e maestri capaci di esercitarle: così è per le scienze, le religioni e le filosofie. E le arti. E i mestieri.

La Signora della Tintoria è una creatura sovrannaturale. Il cliente entra nel negozio, ma non viene ricevuto da nessuno, poiché la Signora della Tintoria sta sempre nel retro, da cui emergono afrori e calore. Si presume che Lei sia là a stirare, o a dar istruzioni, o a dannarsi in altra attività impegnativa. Eppure, non c’è da annunciarsi, né da tossire per avvertire della presenza: la Signora si appaleserà all’improvviso, come richiamata da una sensazione.

La Signora della Tintoria compare: sembra una dea madre, ma in ciabatte e senza trucco. Occhiali da vista. Ha sempre l’aria stanca, d’altronde fatica davvero, non come voi perdigiorno da ufficio, e ne va fiera. Risponderà al vostro saluto con voce dimessa, quasi a farvi sentire colpevoli. Come a dire ma insomma cosa vuole non vede che sto lavorando.

Poi si scioglierà in un sorriso, e con mano sicura comincerà a rovistare nella vostra sporta piena di abiti zozzi. Li riconosce al tatto, non ha neppure bisogno di estrarli per capire se sono camicie o pantaloni, giacche o cappotti. Prende nota, a voce e su carta.

La bottega della Signora della Tintoria è sepolta in uno spaventoso caos apparente. A rivestire pareti e soffitto, capi d’abbigliamento incellofanati appesi ovunque, gli uno sopra gli altri. Ognuno si distingue solo per il cartoncino con un cognome scritto in calligrafia frettolosa, e perciò illeggibile a chiunque tranne alla Signora stessa.

Non v’è un senso coerente, nella disposizione. Non alfabetico, non temporale. L’unico ordine possibile risiede come un enigma nella mente della Signora della Tintoria. Una mappa segreta che cambia di continuo, ma per lei non ha misteri.

Certo, a volte il ritrovamento richiede uno sforzo di memoria, ma basta un suo gesto col bastone per scoprire nell’oceano di grucce e tessuti, la vostra trapunta lavata a secco, che mai da soli, neppure col radar, avreste trovato.

Stringo fra le mani un documento prezioso, il foglietto della Signora della Tintoria. Un’iscrizione con due differenti grafie: in parte un elenco di voci precompilate: maglia, maglione, giubbotto, tuta, copriletto, eccetera. In parte è vergato di suo pugno dalla signora, con la biro: alcuni numeri, forse il prezzo, e una data di presunto ritiro, anch’essa indecifrabile.

Più in basso, in caratteri di stampa, solenni, severe: le regole. Le sue tavole di Hammurabi.

Nessun oggetto può essere consegnato senza il regolare scontrino – La merce deve essere ritirata entro giorni 15 pena il raddoppio del prezzo. – Non sono ammessi reclami dopo giorni 3 – Si declina ogni responsabilità per bottoni, asole, imbottiture, guarnizioni, paillettes…

INTERVISTA AL SAPONE DI MARSIGLIA

Cari lettori, benvenuti al consueto appuntamento dell’intervista.
Il nostro ospite di oggi è straniero, una persona d’altri tempi. Un vero gentiluomo. Come lui non ne fanno più. Signori, un applauso all’inimitabile sapone di Marsiglia. Guardate quanto è bello posato sulla poltrona: se non fosse per l’educazione ci verrebbe quasi voglia di prenderlo in mano e annusarlo.

Marsiglia, benvenuto. Lei qui è a casa: siamo tutti suoi fieri ammiratori. In un mondo di saponi industriali prodotti grazie a chissà quali processi chimici, lei è riuscito a conservare il suo carattere tradizionale, puro, fresco. Nessun colorante, solo una fragranza antica di bucato. Quel fascino vintage, da sapone della nonna. Diciamo la verità: lei è l’ultimo nostalgico superstite della genuinità.

Grazie, lei è troppo buono avec moi.

Marsiglia, parliamo della sua città, quella che le ha dato il nome. Come ci si trova?

Verament je suì produit dans un cappanòn de Pianorò, en province de Piacenzà. Marsiglià non l’ho sgiamè veduta in vita mià.

Ah. Ma come? E allora perché parla in questo modo? Per darsi un tono?

Oui, i miei antenati venivano da là, ma adesso il mio successo c’est grande. Sono diffuso in tout le monde et così je suis emigrè ici. Tutavie, je continuo a sforzarmi di usare l’idioma dei miei padri. Mi sono iscritto ad un corso per imparare ad arrontondare la erre e mettere l’accento sull’ultima vocale. E’ uno stratagemme per distinguermi dal votre volgare savon locale.

E bravo il nostro monsieur Marsiglia. Infatti i suoi ingredienti restano naturali: acqua, soda e olio d’oliva, secondo le antiche formule degli artigiani francesi, vero?

Ma figuriamoci. Pur di avere un odore charmant ho apportè qualche modifica alla vieux ricetta.  Per dire, l’olio non est plus de olivà, ma de palma.
 
Già. Le profumatissime palme di Aleppo, culla dell’arte di saponificare.

Non, palmes da serra di un grande piantasgiòn albanese, dove la manodoperà costa meno e il transport pure. E poi, oltre allo huile, ho aggiunto qualche nouvelle accorgimont: citronelle, clorures, propilene, alcòl, grassi des animaux morti…

E no cazzo! No no no! Marsiglia, sono stato zitto finora ma adesso basta! Così mi rovina tutto! Doveva essere un’intervista a un prodotto autentico sincero ed ecologista e invece lei se ne viene fuori con le solite porcherie moderne. Ma allora lei è proprio un deficiente, scusi! Fuori, fuori, se ne vada.

Aspetti, non avevo capito. Mi perdoni, iniziamo daccapo: manteniamo le sue domande e tagliamo le mie battute sbagliate.

E adesso parla pure in italiano, parla! Amici lettori, scusate, siamo costretti ad interrompere l’intervista: credevamo il nostro ospite fosse una persona sincera e invece s’è rivelato un orribile impostore. Perdonateci, ci rivediamo presto con una nuova puntata. Lei Marsiglia sparisca prima che il pubblico infuriato la linci e la riduca a scaglie in diretta. Sigla, sigla!

L’ATROCE DUBBIO DELL’UOMO CONTEMPORANEO
(UNA POESIA)

No, non ho l’ipod.

E non ho l’iphone.

Neppure il navigatore satellitare.

Non ho un mac.

Non ho la wii.

Né la playstation.

Neanche la xbox.

Non ho il blackberry.

Non il televisore piatto.

Non ho l’home theater.

Non ho lo Sky.

Non il suv.

Mi domando se sono uno snob

o un semplice pezzente.