SINTETICA RIFLESSIONE CHE MI SENTO DI DOVER CONDIVIDERE

Ma sono davvero l’unico che al supermarket di sera o di sabato – quando un sacco di altra gente ha avuto la stessa malaugurata idea – risolve il problema dei tempi morti in attesa al banco dei salumi (quello con i bigliettini numerati, loro stanno servendo il 3 e tu hai il 700, ossia ore di coda per farsi tagliare sottile sottile un mezz’etto di mortadella coi pistacchi) dicevo, risolve il problema dei tempi morti in attesa al banco e poi all’uscita leggendosi un romanzo sottratto al reparto di libri e selezionato con cura tra tutto il ciarpame colà in mostra per poi abbandonarlo di nascosto proprio nei ripiani a fianco delle casse senza comprarlo?

L’ARTE DI INTERVISTARE

Non sono un giornalista, ma qualche giornalista lo conosco, e mi degna della sua amicizia e di certi aneddoti. Quindi posso dirlo: la vita del giovane giornalista non è facile. Chi sogna di avventurarsi in questa professione deve saperlo. Ad esempio, credete sia facile combinare un’intervista?

Vediamo. Immagina che il giovane giornalista debba realizzare una brevissima intervistina a M., archetipo dell’illustre opinion maker e/o noto critico letterario e/o d’arte e/o volto noto ospite fisso in tutti talk show tv. Potete star sicuri che andrà più o meno così.

M.: tuu-tuu-tuuu - Veloce!
- Ehm, pronto, buongiorno professor M, sono un giornalista di…
- Quanto mi date?
- Non capis..
- Allora non posso. Non adesso.
- Ma quando potre…
- Boh, mi chiami domani. Così fissiamo l’orario.
- L’orario dell’intervista?
- No, l’orario dell’appuntamento telefonico per concordare l’orario dell’intervista.
- Ah. Grazie, grazie davvero, allora la chiamo domattina alle und…
- Clic.

 
Il giorno dopo:
M.: tuu-tuu- tuVeloce che sono in treno!
- Sì, pronto, buongiorno professor M, sono sempre i…
- Non ho tempo.
- Quin…
- Mi richiami alle 18.30.
- D’accordo, alle 18.30. Grazie mille.
- (rumore di treno)
- Allora a dopo, grazie.
- (rumore di treno)
- Arrivederci.
- (rumore di treno) (niente, non saluta, ndr)

 
Ore 18.30
M: tuu-tuu-tuSia veloce, perdìo!
- Buonasera ci siamo sentiti oggi pe…
- Sì, sì, ho capito, non sono mica scemo! Mi chiami giovedì alle dieci e prendiamo un appuntamento.
- D’accordo. Gentilissimo, grazie.
- (rumore di dita che battono sulla tastiera)
- Grazie ancora. Allora a giovedì.
- (rumore di dita che battono sulla tastiera)
- Arrivederci.
- tic tic tic tic
(è ufficiale: l’illustre M non saluta, ndr)

 
Giovedì, ore 10.00 in punto
-
tuu-tuu-tuuu – Al volo.
- Pro…
- Forza, al volo!
(si trattiene dal mandarlo a farsi fottersi) Prontobuongiornoprofessoreson..

- Sì, ma non adesso!
- Ah.
- Mi richiami alle undici.
(salutatelo e riattaccate, tanto lui non saluta)
 

Ore 11.00
-
tuu-tuu-tuuu – No.
- Eh,
pronto, mi scusi, avevamo un appuntamento pe…
- Mi chiami tra 15 minuti.

Ore 11.15 spaccate
- Faccia tre giri su se stesso, reciti il primo atto del Re Lear, mi dica almeno sei poeti tedeschi dell’Ottocento e cinque misteri irrisolti della prima Repubblica; poi mi richiami alle 15.36.

Ore 15.36 e 00 secondi
- Mi richiami al fisso 318*** di Milano.

E così via per alcuni giorni.
Alla fine, l’intervista la rilascia. Concede 2 minuti 2, di cui un minuto e mezzo circa perso a dire “sì sì, ma rapido, al sodo al sodo, mi faccia la domanda”.

Però, si sappia: ha poco tempo ma è una persona tanto cortese.

IL CORANO A FUMETTI

Caro amico, presto sarò alla Mecca, Arabia Saudita.
Il motivo è presto detto.

Da tempo ricevo lettere di protesta: lamentano che troppo spesso qui si ironizza sulle religioni. E non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che la religione derisa è una sola e sempre la stessa, ossia quella cristiana.

Per cui, da più parti mi si domanda che si prendano in giro anche le altre, per equità, per pareggiare il conto. Ma quali altre? Lo scintoismo? Lo sciamenisimo, forse? La wicca neopagana? Apollo? Manitù? No. A mo’ di esempio mi si richiede, con una certa insistenza – chissà perché -, di prendere in giro l’islamismo.

Ma vedi, amico mio, l’islamismo non posso irriderlo. Perché se escludiamo il personale della "Pizzeria Take Away Da Ibrahim" che sta qui sotto gestita da pizzettari egiziani peraltro simpatici, dediti alla birra e ahiloro al culto delle canzoni di Laura Pasini sparate ad alto volume e comunque assai migliori nonché più economici dei loro colleghi italiani quando si tratta di cucinare la quattrostagioni da asporto – ebbene, fatta eccezione per costoro – semplicemente, io l’Islamismo non lo conosco.

Non ne so nulla. E in tutta franchezza, non riesco a conversare di un argomento quando non lo padroneggio.

Giuro, non ne so niente di niente: non compro giornali, non guardo mai la tivù, non sono mai stato in vacanza a Sharm El Sheik. Ho solamente sentito dire che questo gran parlare è cominciato qualche anno fa quando un gruppo di tifosi musulmani in aereo ha tentato di atterrare dentro un grattacialo cristiano sbagliando manovra. O qualcosa del genere, non ho capito bene. Ma per il resto, l’islam è un mondo a me del tutto ignoto.

Tuttavia, l’insipienza non è mai bella e va colmata. Non solo la mia: anche la tua, la nostra. Le religioni vanno spiegate alle altre culture in maniera semplice e chi le professa deve farsene. Mi dicono che ogni culto ha un manuale di istruzioni o un libro di storie, e anche l’islamismo ha il suo, chiamato il Corano. L’ho comprato, questo Corano, al fine di erudirmi sul tema, però non ci si capisce niente, visto che l’hanno scritto in caratteri incomprensibili, forse stampati male per sbaglio.

Ma soprattutto: è senza figure! Perché? Ecco l’errore madornale.
Occorre un rimedio.

L’idea cui sto lavorando, da solo e in segreto, è dunque la seguente: realizzare una versione illustrata del Corano. Il Corano a fumetti. L’umanità intera potrà consultarlo in maniera allo stesso tempo simpatica e divulgativa (già mi immagino le strip di Allah, buffo con la sua barba riccia e l’orecchino, tipo genio della lampada), così finalmente tutti potremo capire l’Islam e quindi, dopo, parlarne a ragion veduta.

Sì, si tratta di una pensata geniale, grazie. Quando i disegni saranno pronti, mi recherò in Arabia Saudita, per farli vedere alle autorità locali e ai sacerdoti, e domandare loro di finanziare il progetto.
Quanto gli mostrerò li lascerà a bocca aperta.

UMILE CONTRIBUTO AD UNA DISCUSSIONE MAI APERTA

In quest’epoca di protattività frenetica e di iniziative coinvolgenti, mi onoro di suggerire alcune idee inedite a creatori di eventi e organizzatori dell’altrui tempo libero:

La Conferenza Muta – Il rischio di convegni e dotte conferenze, si sa, è che il pubblico non riesca a seguire il filo dei discorsi, non riesca a comprendere ciò di cui si parla. Nella conferenza muta questo pericolo viene rimosso a priori. Essa funziona così: gli oratori, anche numerosi, salgono sul palco e vengono applauditi. Si piazzano davanti ai microfoni, salutano e poi se ne stanno lì in silenzio. Muti, appunto. Per ore e ore a guardare il soffitto. Se in platea qualche sciagurato osa aprir bocca o protestare – sssst! – è subito zittito dalle maschere o da vicini esigenti.
Al termine, uno dei conferenzieri invita il pubblico a porre domande, ma nessuno osa farsi avanti. L’assemblea viene sciolta tra nuovi applausi di ringraziamento per tutto ciò che non è stato detto.

Mostra di Quadri al Buio – Ovvero: mostra di pitture esposte in una sala sprofondata nel buio più totale. Così il fruitore non deve più logorarsi nello sforzo di decidere se l’opera che sta guardando gli piaccia o meno – infatti, non vede un accidente – né in quello di commentarla in maniera intelligente. Egli sarà tuttavia impegnato in altre svaghi quali evitare di perdersi, di finire a sbattere contro i muri, di inciampare addosso ad altri visitatori.
Le fotografie sono ammesse, ma senza flash.

Ristorante senza Cucina – Un ristorante perfetto, con tutti gli elementi del caso: tavoli apparecchiati, persone sedute, camerieri. In questo caso, però, manca l’azione specifica: non si cucina. E quindi non si mangia. I clienti se ne stanno lì, digiuni, per un’ora o più, e nessuno gli porta niente, neppure il menù (che peraltro non esiste). Tutto questo ci sottrae all’imbarazzo nelle scelte delle pietanze e alla fatica di armeggiare con posate secondo le regole del galateo. E in più, aiuta a dimagrire. Certo, in assenza del cibo i commensali possono occuparsi d’altro: parlare tra loro, alzarsi per andare alle toilette, fingere di aspettare; il cameriere li ignorerà beato, e solo al termine del non-pasto si presenterà loro con il conto. Onesto, va riconosciuto: si paga il coperto e basta.

Che ve ne pare? Avete altre idee?

IN DIRETTA DAL CONFINE DELL’UNIVERSO

Cari amici, un attimo di attenzione per favore: state per assistere al più grande evento mediatico di tutti i tempi. Di tutta l’eternità. Una cronaca irripetibile, amici, irripetibile. Lo sbarco sulla luna di Louis Armstrong – eh?, ah certo, Neil, Neil Armstrong si chiamava quel tale – lo sbarco sulla Luna in confronto era una gita fuoriporta. Sì, amici, il nostro reporter blogger sta realizzando un servizio da molto molto più lontano. No, non è Marte: meglio. Reporter, ci senti?
Ehm. Sì.
Reporter, vuoi dire ai nostri spettatori telematici dove ti trovi?
Sono di fronte al confine estremo dell’Universo, a circa 100×1000²²²²²²² triliardi di anni luce dalla Terra.
Stupefacente, amici. Reporter, come si sta lì?
Si crepa dal freddo anzi se per favore possiamo sbrigarci te ne sarei grato.
Benissimo, amici, abbiamo già la notizia del giorno: l’Universo non è infinito come qualcuno di voi poveri illusi sognatori idealisti pensava bensì finito. Sì, amici a un certo punto, paf, bisogna fermarsi. E il nostro reporter è lì, proprio al termine della Realtà. E ora sta per svelarci come diavolo può finire un Universo. Cosa ci sarà dopo? L’empireo? La metafisica? L’antimateria? La sesta dimensione? Tra poco lo sapremo. Reporter?
Eccomi.
Reporter, il momento è solenne. Parla: cosa vedi?
Boh. C’è un muro.
C-come un muro??? Ma che dici, imbecille?
Un muro. Ohè, ragazzi, qui c’è un muro. E anche abbastanza alto. Col filo spinato e i cocci di bottiglia.
Ma non è possibile cazzo, tutto ‘sto casino e poi lo fanno finire con un muro in mattoni?
Veramente a me sembra calcestruzzo. Mi spiace ma è così. Ah, aspetta.
Ecco, lo sapevo. Dunque?
Aspetta, c’è pure un cartello.
È straordinario, amici! Tutto ci saremmo aspettati tranne questo: al termine dell’Universo c’è un cartello! La Natura Assoluta o chi per essa ha voluto lasciare un messaggio per il primo essere vivente che fosse giunto sin lì a decifrarlo! Si tratterà senza dubbio di un segreto, una rivelazione suprema. Leggilo, o reporter. Scandisci le parole: cosa c’è scritto sul cartello?
C’è scritto… C’è scritto “Fine”.
Cosa?
Fine. Dice solo questo. Fine.
Pazzesco, ci prendono per il cu.. – scusate amici, sapete com’è, l’emozione – reporter, guarda meglio, la Fisica non può concludersi in una maniera così cretina. Prova a scavalcare il muro, guarda cosa c’è oltre. E diccelo, perdìo.
Aspetta, ho acceso la pila. Ci sono altri cartelli.
Altri messaggi dal Trascendente, amici webspettatori: anche alla sua frontiera l’Universo non smette di stupirci. Leggi i cartelli, reporter.
“Attenti al…”
Ecco la Risposta, amici! Attenti! Le Leggi del Creato ci vogliono avvisare, dobbiamo stare attenti a… A cosa?
“Attenti al… attenti al cane”
Al cane. Da non crederci. Altro?
“Pa…. Pass…”
Passa? Passato? L’uscita dal Cosmo è un Grande Varco che conduce a ritroso nel Tempo?
No, dice “Pa… passo car.. carrabile”. Passo carrabile.
Ma dai.
”Proprietà privata.”
Sì, vabbè.
E anche "Scemo chi legge", aggiunto col pennarello.
Uff…
Che faccio? Lo fotografo?
Ma insomma, non si può fare sempre ‘ste figure…

PROVE CERTE CIRCA L’ESISTENZA DEGLI EXTRATERRESTRI

Amici, anche oggi siamo in possesso di un’esclusiva sensazionale, un’altra scoperta da edizione straordinaria. La notizia del millenio. Fonte confidenziali ma sicure che preferiscono restare anonime ci hanno rivelato quanto segue. Sedetevi perché è un vero scoop: gli extraterrestri esistono.
Non ci sono dubbi.

Di più: l’universo è pieno zeppo di pianeta popolati da varie forme di vita:

- su Tkwtyp32 prospera una razza di molluschi muti simili alle nostre vongole, anche se queste al contrario dei loro simili nostrani si sono rifiutate in maniera categorica di uscire dall’acqua per evolversi in dinosauri o qualcos’altro;

- su Uyqzz6510 non c’è quasi niente ma l’anno scorso vicino a un sasso sono cresciute spontaneamente alcune piccole piante di trifoglio;

- Agrth999 invece sta seguendo un percorso molto simile a quello della Terra, solo che là sono ancora fermi al palezoico;

- la superficie di Lwcm500 è completamente ricoperta di funghi porcini vivi vegeti e buonissimi, che però nessuno mangerà mai.

Si obietterà: ma porca miseria, e gli extraterrestri con i dischi volanti e le astronavi per venirci a trovare, come ce lo siamo sempre immaginati noi nei film di fantascienza? Ci spiace, erano tutte balle: gli extraterrestri esistono, certo, ma le astronavi no. Solo noi umani siamo così pirla di pensare di andare in giro coi razzi ad inquinare, gli altri se ne stanno a casa a farsi i fatti loro. Se ne fottono. E anche se i nostri vicini più prossimi, i funghi porcini di Lwcm500, un giorno cambiassero idea e divenissero tanto furbi da ad esser in grado di costruire un’astronave (ancora ci sfugge come dei funghi porcini possano progettare e costruire un’astronave o anche solo avvitarle un bullone, ma supponiamo che impegnandosi molto alla fine ci riescano) ebbene neppure in quel caso essi potrebbero raggiungerci e fare la nostra conoscenza visto che il loro mondo dista ottocento quadrilioni di anni luce dal nostro.
Anche andando parecchio veloce, non arriverebbero mai.

Tuttavia, vi è una lodevole eccezione. una civiltà aliena straordinariamente progredita, con cui presto potremo entrare in contatto: su Hshm305 prospera una specie di animali del tutto simili a noi nell’aspetto ma di noi molto molto più intelligenti. Si tratta di umanoidi con poteri paranormali: pur sprovvisti di ali sono capaci di volare, e non conoscono il dolore fisico.Hanno imparato a camminare sui fluidi e a simulare un sonno che dura giorni, identico alla morte. Si spostano ovunque nell’Universo con la sola forza del pensiero.

Secoli fa uno di loro, figlio di un ricco industriale del luogo, fu incaricato di visitare la Terra per caricare nuovi schiavi che avrebbero poi lavorato nelle miniere di suo papà. Costui si teletrasportò sul nostro pianeta, e dopo un paio di errori (una volta finì nella taiga deserta, un’altra precipitò in mare) atterrò in una zona che più o meno corrisponde all’attuale repubblica israeliana. Qui il giovane imbonitore tentò di convincere alcuni indigeni a seguirlo in cielo (“il padre mio che è nei cieli” ripeteva sempre); nella selezione del personale prediligeva i meno abbienti, più adatti alla manodopera (non è facile “che un ricco entri nel regno dei cieli”, sosteneva). Con enorme fatica raccolse un piccolo gruppo di nativi disposti a dargli credito.

Purtroppo lui stesso ero uso dichiarare che prima o poi comunque l’intera umanità si sarebbe dovuta trasferire in massa su Hshm305 – o nel regno dei cieli, come diceva lui per farsi capire – alle dipendenze del babbo, e questo discorso non piacque: lo arrestarono e condannarono a morte. Lui, stremato da quel viaggio disastroso, finse di morire come sapevano quelli della sua razza. Poi, una volta tumulato e rimasto solo, volò via e rientrò sul suo pianeta.

Ma non c’è di che preoccuparsi: presto ci sarà un nuovo incontro con quel popolo alieno. Su Hshm305 stanno pianificando un’invasione di massa per tornare e rapirci tutti. Con le buone o con le cattive.