L’APPARIZIONE DEL PAPA

Cari amici, sono il papa.
No, non cuel papa che ce adeso, io sono
cuelo di prima, insoma l’ex papa, e vi scrivo dal aldila. Come alcuni letori di cuesto sito ricorderano io cuando ero li da voi sula tera avevo la password per scrivere su cuesto sito del amico confuso, e oni tanto lo facevo, cosi per distarmi un po.
Ci siete ancora, vero?

Cua in cielo un po mi anoio. Ieri l’o deto anche a Dio: stavamo pasegiando nel empireo e dicevamo il rosario da cincue mesi consecutivi senza sosta (il tempo non pasa mai, cui) e lo interoto. Li o deto che ero stufo, e li o chiesto se per favore potevo far qualcosa per amassare il tempo tipo manifestarmi in piaza san pietro in pieno giorno mentre ci sono i turisti e farmi fotografare come ai bei tempi che ero papa. Ma lui mi a deto no per carità karol che poi la gente si spaventa, e magari finisci al telejornale!
Io davero non capisco perche la madona e li altri santi posono aparire e io no. Lui mi a deto che e tropo presto, magari tra cento ani. Ufa.

Ero triste, eccuindi, mi son meso al computer, che cuassu abiamo certi supercomputer d’oro e l’internet piu veloce del universo, e tuto gratis, e alora mi son ricordato di voi e o pensato: cuasi cuasi li facio un salutino. O recuperato la vechia password, o clicato e, per farla breve, vi do la buonasera. O il buongiorno, o la buonanotte, non so mica che ora e li da voi, cua ce sempre luce (e infati dormo male, pero fa fresco)

Stavo dicendo? A si. Gia che ci sono ne aprofito per agiungere una cosa che quando ero vivo non potevo dire. La dico? Sicuri? Ma si.
A me Ratzinger mi stava antipatico. Cuando ero al mondo facevo finta che fose mio amico ma non era vero, ero obligato perche non e bene che al papa stia antipatico un càrdinale. E invece mi sta antipatico pure adeso che a preso il mio posto.
Io ero molto melio di lui, ed ero anche piu belo. Lui si che fa paura ale persone con cuela facia da retile. Ma l’avete visto? Ma dove li a presi cueli ochiali?

Bene, dopo cuesto picolo sfogo devo tornare, mi stano cercando, se gesu mi scopre al computer si arabia, lui dice che cui bisogna pregare e basta.

A presto, ci vediamo cuando salite anche voi.

SON COSE 

Cambio di domicilio effettuato, ed è stato un trionfo: i traslocatori della Seek & Destroy Srl sono riusciti a rompere tutto. Ma proprio tutto: mobili, elettrodomestici, piatti, bicchieri: sembrava di essere al capodanno di Rio de Janeiro. Hanno devastato la casa, due rampe di scale, un ascensore, il portone. Ci mancava solo che durante le manovre di carico per sbaglio ammazzassero un passante con la gru del camioncino – in realtà ci hanno provato, però sono riusciti soltanto a mandarlo all’ospedale.
Intanto, nella nuova abitazione l’elettricista provocava un cortocircuito, l’imbianchino disegnava cazzi sui muri e l’idraulico allagava l’intero appartamento e parte di quello dei vicini del piano di sotto (una coppia di anziani, entrambi annegati e ritrovati ore dopo nel Po). Alla fine un falegname voleva unirsi all’allegra festicciola d’inaugurazione  - “Posso venire anch’io? Porto la sega elettrica” – ma l’intero condominio è insorto e lo ha linciato nel cortile.

Bene, il più è fatto, ora mancano l’incendio del palazzo e l’apocalisse di sangiovanni. A dopo.

TRASLOCO

Scusa l’assenza, è che sono in ballo con un trasloco. No, non ho cambiato lavoro, è proprio il mio trasloco. Una disavventura che non auguro a nessuno: i nemici si presentano a ogni passo.

La vicenda ha avuto inizio con il rogito (groan) e l’apertura di un folle mutuo miliardiario che finiranno di pagare i miei eredi nel 4020. Per pagare l’ultima rata essi dovranno vendere la casa, ma son affaracci loro: nel 4020 prevedo di risiedere altrove – sotto terra, o in cielo, o entrambe le cose, vedremo.

Scena 1: Anno 4019. Notte. Il giovane Confuso IV, di anni 1, russa nel suo lettino, ma viene svegliato da uno spettro:
- Uuh…
- …ciè?
- Sono il tuo trisavolo. Ricordati che domani c’è de pagare il mutuo.
- Utuo?
- La rata mensile.
- ‘Nsile?
- Ridi ridi, che ti pignorano il girello.

Il secondo passo è la preparazione della casa, ancora vuota, alla mercè di idraulici e elettricisti. Tutta personcine a modo, che quando gli chiedi un sopralluogo per il preventivo, chissà perché si presentano col passamontagna e una pistola in una mano. Nell’altra mano, il preventivo. Lì per lì non capisci bene, il preventivo non lo guardi neanche: quel passamontagna, con ‘sto caldo, ti ha distratto.
Poi la sera lo riguardi meglio, il preventivo.

Scena 2. 2006.La contestazione telefonica del preventivo:
- Buonasera, scusi se per l’ora ma mi sa che la sua calcolatrice stamattina era rotta.
- Cosa?
- No, dico, per quel preventivo: mi sa che c’è uno zero in più.
- Ah ah, simpaticissima, questa.
- Che faccio con ‘sto preventivo, lo strappo? Gli do fuoco?
- Per l’amor di dio, no. Nessun errore, anzi aggiunga un altro zero per il disturbo di questa telefonata.
- Lamadonna. Mille euro per avvitare un rubinetto.
- Senta, adesso scusi ma non ho tempo, il cameriere mi sta cucinando la grigliata di aragoste. Mi si fredda il piatto.

Adesso entriamo nella terza fase: l’evacuazione della cadente stamberga in cui risiedo.
Sento gli imballatori alla porta. Dalla finestra si scorge un bizzarro autotreno con una catapulta montata sul tetto.
Ho paura.
A dopo.

ODE FUNEBRE ALL’EROE DELLE NOSTRE ADOLESCENZE

L’antefatto. Chi come te nella seconda metà degli ottanta frequentava i primi anni del liceo, lo sa bene: era obbligatorio ascoltare i Pink Floyd. I quali, nella seconda metà degli anni ottanta, non esistono più, sono troppo presi a parlarsi attraverso gli avvocati.
Ma se al liceo non ascolti i Pink Floyd, rischi di esser picchiato dai compagni. “Cosaaa? Non hai TUTTI i dischi dei Pink Floyd? Ma allora sei un criminale, aiuto, qui c’è un marziano, questo non ha tutti i dischi dei Pink Floyd, chiamate i carabinieri!”
 
E così, per evitar l’isolamento, tocca studiarsi la discografia intera dei Pink Floyd (per alcuni episodi, va detto, ne valeva proprio la pena – per altri no, ma de gustibus) e procurarsi tutti ma tutti gli album. E ripercorrerne la storia a ritroso, fino alle prime registrazioni.
E giunti agli albori di quella storia, ci si imbatteva nel matto.

Che bella sorpresa. E che personaggio, il matto. Non si poteva che volergli bene.

Ecco, ieri ci siam scordati di andar col mazzolino di crisantemi sulla tomba di Syd Barrett.
"Ehi, basta con sta lagna, adesso chi diavolo è Syd Barrett?" – dirai tu.
Syd Barrett, noto ai più quale fondatore dei Pink Floyd nel lontanissimo 1966 o giù di lì, primo leader indiscusso della band, voce, chitarra solista, paroliere, autore delle musiche: in sostanza gli altri tre si limitano ad accompagnarlo con i loro strumenti, tentano invano di inseguirlo mentre lui vola altissimo nello spazio interstellare.

Pare votato alla fama ma sul più bello succede il patatrac. Sarà stata l’indigestione di lsd (ne era ghiotto), sarà stato il troppo successo (che si sa, fa male alla testa), sarà stato il ‘genio e sregolatezza’, come diceva mia nonna, ma dopo appena due anni Syd comincia a dare i numeri.

Ma a dare i numeri di brutto.
Gli amici, molto cortesemente, lo buttano fuori dalla band. Cercano di aiutarlo a suonare ancora, ma da solo.

Syd, tra una seduta dallo psichiatra e l’altra, riesce ancora ad incidere altri due album di filastrocche, a loro modo strepitosi. Poi non ce la fa: si arrende, si ritira. Troppa fatica, l’importante è la salute. L’ex rockstar lascia il palcoscenico e torna a vivere a casa di sua mamma.
E – vedi la sfiga – la band che lui aveva inventato, nel frattempo, diventa il gruppo rock più ricco del pianeta.

Questo, però, Syd lo ignora. Oramai è fuori come un balcone, si è perso.
Il cervello naviga tra Giove e Saturno, per trenta anni e passa.
Syd invecchia male, pazzo e senza memoria. Inconsapevolezza, confusione, o dolore. Qualche ricordo, chi lo sa. Di giorno nessuno osa avvicinarlo. Ogni tanto lo fotografano quando passeggia da solo per le strade di Cambridge: le foto, impietose, finiscono su Internet.
E quindi, l’epilogo: l’altro ieri, Syd Barrett è morto di diabete.

Che sconfitta, ragazzi miei. Che perdente.
La banalità: a te – a tutti – piacciono i perdenti.
Ci si era affezionati, a quel perdente lì.

FIGLIO

Sopresa. Un martedì, l’Arcangelo Gabriele, in veste di araldo, suona alla porta:

Araldo – Buongiorno, sono un funzionario dell’Ente Supremo.
X – L’Enel?
A – No, l’Immenso. Il Metafisico.
X – Il Sommo?
A – Sì. L’Ente Supremo, appunto.
X – Oh, che piacere, si accomodi. A che debbo la visita?
A – Il concorso: congratulazioni, lei ha vinto!.
X – Concorso de che?
A – Lei è stato sorteggiato tra sei miliardi di umani per conoscere in assoluta anteprima…
X (ansioso) – Cosa, cosa?
A – …suo figlio! Un bel applauso!
X – Ma dai! Che emozione! E quando nasce?
A – Nel 2009. Ma è qui con noi.
X – Piccolo, dove sei? Fatemelo vedere.
A – Eccolo qua! Vieni, ché c’è tuo padre.
Figlio – Ciao babbo, felice di vederti.
X (seccato, all’Araldo) – Uè, che scherzi son questi? Avrà più di trent’anni!
A – Il concorso prevede che il nascituro sia presentato nella forma e nell’aspetto che egli avrà assunto alla stessa età del padre. Così potete parlarvi. E’ il regolamento.
X – Ah. Quindi, in questo momento, io e mio figlio siamo coetanei?
A – Sì. Ma naturalmente egli non ricorderà nulla di questo incontro.
X – Va bene lo stesso, ma sì. Figlio, figlio mio!
Figlio – Ciao babbo, ho fame. Dov’è il frigo?
X – Ma abbracciami, perdìo. Come stai?
F – Bene, bene..
X (fiero, all’Araldo) – Incredibile, mi assomiglia!
A – Sì, poverino.
X – Poverino in che senso, scusi?
A – Niente, lasci perdere.
X (squadrando il figlio) – Ma.. ma scusa se te lo dico, bimbo mio, ma.. come cazzo ti vestono lì dove sei ora?
A – Moderiamo i termini: se il suo erede è poco elegante, la colpa è dei genitori, mica nostra. Peraltro non mi pare che lei indossi abiti migliori. Anzi.
X – E questa barba di tre giorni? Quest’aria disordinata?
A – Senti chi parla. Bene, avete un pomeriggio per conoscervi meglio e fare amicizia. Non è magnifico? Dopodichè, il giovane – si fa per dire - tornerà con noi nell’Empireo, e ivi resterà sino al giorno della nascita, quando si manifesterà in forma di infante, immemore di questa breve anticipazione.
X (raggiante) – Che bellezza, un pomeriggio intero. Cosa facciamo, figliolo?
F – Ho un’idea, babbo: andiamo a farci le canne al parco!
X – Ehi!! Ma quali canne e canne! Come me lo state educando, questo qui?
A – ‘Talis pater talis filius’, dicono da noi: il rampollo rappresenta il risultato dell’educazione che gli darà lei, caro signore. Noi non c’entriamo affatto. E poi, abbia pazienza, ci risulta che lei sia un irriducibile drogat..
X – Silenzio! Non  davanti al bambino.
A – D’accordo. Arrivederci, torniamo a prendere il piccolo tra un paio d’ore.
X – Aspetti, Araldo, mi dica qualcosa di lui: sarà un uomo di successo, un uomo realizzato? Sarà ricco?
A – No, ricco non direi proprio. Ma non è colpa sua, purtroppo nascerà da un padre spiantato e…
X – Snort. Ma almeno: avrà una vita felice?
A – Bah, ‘felice’ mi sembra un termine un po’ forte.
X – E quindi?
A – Avrà una vita come quella che ha vissuto lei sino ad ora.
X – Occazzo…

PARCHEGGIO GRATIS FOREVER

Una cosa molto seria. Davvero.
Vorrei dare un altro consiglio a te, che ogni giorno affronti il più drammatico dei problemi.
Il parcheggio.
Orbene, credo di averti trovato una possibile soluzione, e la soluzione è il supermercato.

Seguimi: stai cercando parcheggio da due ore ma non c’è nulla da fare, il Dio della Sosta Vietata ti osserva dall’alto dei cieli e con lui la crudele Dea della Multa da Cento Euro. Insomma, non c’è un posto libero nemmeno in tripla fila.

Ebbene, è qui che sbagli. Non devi cercare un posto ma un supermercato. Un supermercato di quelli belli grandi.

Quasi sempre i supermercati hanno un parcheggio sul tetto o sottoterra, riservato ai clienti. E quasi sempre questi parcheggi sono incustoditi: il signor supermercato è un tipo avido, deve risparmiare sui costi, e quindi se ne fotte di assumere un guardamacchine o un custode che stia tutto il santo giorno a controllare se hai fatto la spesa o se sei solo un intruso.
I parcheggi dei supermercati hanno un pregio: sono gratis! E il posto non manca mai.

Dice: “ma se uso il parcheggio devo pure far la spesa”. E perché mai? Parcheggia, molla lì l’auto e vai dove devi andare, senza nemmeno entrarci, nel supermercato.
Al ritorno, stessa procedura: ti dirigi verso il parcheggio, ritiri il tuo veicolo, e te ne vai a casa.

Seguono alcuni suggerimenti utili (modestamente qui si ha una certa esperienza):

1) accertarsi che il parcheggio del supermercato non sia custodito. Non lo è quasi mai, ma se è proprio la prima volta che parcheggi in quel supermercato, meglio essere prudenti. Fai un giro di ricognizione.

2) non lasciarsi spaventare dai cartelli dissuasori. Talvolta sulle pareti ci sono cartelli minacciosi: il sig. supermercato ti ricorda che i posti sono riservati ai clienti, e i trasgressori subiranno sanzioni economiche (ma da chi? dalla cassiera?), pene corporali, frustate. Non aver paura: la presenza di questi avvisi è un buon segno. Significa che non c’è nessuna altra forma di controllo.

3) non lasciarsi spaventare dalla telecamere. Se per caso ci fosse una telecamera, non temere, e fregatene beatamente: quelle telecamere lì sono rotte. O spente. O alla peggio registrano dei filmati in bianco e nero che nessuno guarderà mai. Sorridi, e fai ciao con la mano.

4) informarsi sull’orario del supermercato: sono gli stessi del tuo parcheggio coperto gratuito. Di solito chiude alle 19, o alle 20, o alle 21. L’orario è importante: se ti chiudono la macchina dentro, dopo, tirarla fuori è un casino (ti tocca dormire davanti alla saracinesca).

5) studiare le uscite, e cercar di non dare troppo nell’occhio. Sappi che al personale del supermercato (cassiere, peruviani che riordinano i carrelli, ecc.) non importa un fico secco se parcheggi a sbafo: odiano il loro datore di lavoro, sono dalla tua parte.

E dopo qualche giorno di pratica scoprirai che molte altre persone usano i parcheggi dei supermercati come te. Vi riconoscete subito dallo sguardo complice, vi scambierete consigli.
Non solo è gratis, ma è anche un luogo per far amicizia, il parcheggio del supermercato.

IN DIFESA DEI TASSISTI

Qualcuno doveva pur farlo. E’ giunto il tempo di prendere le difese di una categoria. Troppi luoghi comuni, troppe menzogne sul loro conto.

Ad esempio. Si dice che i tassisti, durante la corsa, a volte obblighino i loro clienti a far conversazione.
Bugie. La verità è un’altra: il tassista che vuol far un po’ di conversazione di solito incappa in clienti taciturni, a volte muti. Una vergogna. Ti sembra giusto? Se tu sali nella mia macchina, fai quello che dico io. E se io ho voglia di parlare del tempo o di sapere i fatti tuoi, e tu rivolgo delle domande, tu per cortesia mi rispondi puntuale e senza tergiversare. Chiaro?
Peraltro, non è che i tassisti abbiano davvero desiderio di chiacchierare: è che hanno sentito dire che ogni tassinaro che si rispetti è un tipo loquace, un gran pettegolo, e quindi di qualcosa bisognerà ciarlare: ci sono tassisti introversi che faticano come matti a sostenere questo ruolo del ficcanaso logorroico.

Ma passiamo al vero problema che affligge i tassisti: i soldi.

Le malelingue sostengono che spesso il tassista allunghi apposta la strada per farti pagar di più. Non è vero. Il tassista proprio non la sa, la strada. Quando gli dici mi porti in via Vattelapesca (luogo lontanissimo da dove tu e il tassista vi siete incontrati) egli annuisce sicuro, come dire “ah bè, certo via Vattelapesca, la conosco benissimo”. In realtà, non l’ha mai sentita nominare, e quindi prende a vagare a casaccio per la città, sperando di incrociare prima o poi la via. L’avidità non c’entra, no. Si tratta di semplice insipienza, o di timidezza.

I maligni poi asseriscono che i tassametri girino troppo davvero troppo rapidamente.
Può darsi, ma quell’apparecchio, il tassametro, va veloce di suo. E’ stato progettato per questo: per girar i numeretti rossi il più in fretta possibile. Più gira in fretta, meglio funziona. E’ la sua natura. Bisogna sapere che il tassista, quando deve comprarsi il tassametro, va in un negozio di elettronica, e qui interroga i commessi, si lascia consigliare: “Senta, dovrei comprare un tassametro, cosa suggerisce?” Ora, si sa come vanno le cose in questi casi: l’acquirente pretende le tecnologie più evolute, quelle che funzionano meglio. Se tu vai a comprarti, che so, un frullatore, o un computer, ne cerchi uno che funzioni bene, no? Uno di qualità, insomma. E perciò chiedi consigli al commesso. Ebbene, si dà il caso che la qualità di un tassametro si misuri dalla velocità con cui esso riesce a girare i numeretti rossi della tariffa. Ogni paese ha la sua industria: l’America i computer, il Giappone le fotocamere, la Finlandia i cellulari. I migliori tassametri del mondo li fanno in Italia, e sono quelli che filano spediti, un euro al secondo. Ma non è colpa del tassista, diobono! E’ colpa del sistema, della lobby di aziende produttrici di tassametri.
E di quel bastardo del commesso del negozio di tassametri, che lo ha convinto che la tecnologia migliore sia quella lì.
In questo senso, la vittima è il tassista.

Eccoci qui, fine della corsa: il tassinaro vuole i soldi, e a te sembra che ne voglia troppi. Protesti: negli altri paesi il taxi è un trasporto a buon mercato, alla portata di tutti. Questo invece per un tragitto di qualche minuto pretende la bellezza di quaranta euro. All’estero te ne avrebbero chiesti un decimo. A te pare di subire un sopruso; ma se ci pensi bene, hai torto.
Devi capire che il tassista è un tipo alla buona: lui all’estero non c’è mai stato, a parte il viaggio di nozze alle Maldive. Non ha tempo per il turismo, e trascorre le rare ferie in Sardegna. Non lo sa mica che in codeste altre nazioni un taxi costa molto ma molto meno, poveruomo. Non sa nemmeno che esistono, quelle nazioni lì! Volete che i tassisti si informino sui prezzi nel resto del mondo? E allora mandateli (gratis) in vacanza a visitare quei posti, porcogiuda. Ma non prendetevela con loro se non conoscono ciò che non hanno mai potuto conoscere.

E comunque, signori della corte, quella dei taxi troppo cari è una calunnia messa in giro dai più spietati nemici dei tassisti: i loro concorrenti. Cioè: i guidatori di autobus.
Costoro odiano il tassista perché lui ha un mezzo più veloce e potente. Ogni volta che un taxi sorpassa un tram, il tranviere prova invidia. Per vendicarsi si mette d’accordo con i colleghi e sobilla il popolino e i poteri forti contro i poveri tassisti.
I tranvieri loro sì che andrebbero perseguiti e oppressi. Come mai costano così poco? Come campano, con gli stipendietti ridicoli che dichiarano? Perché nessuno li arresta?