ELOGIO DEL POLLO ALLO SPIEDO

E comunque, in una virtuale o virtuosa graduatoria dei cibi da asporto, la palma noi la daremmo non alla pizza, farcita o napoletana che dir si voglia, né alle temibili pietanze del takeaway cinese, e neppure alle desolate vaschette da rosticceria nostrana.
La gloria andrebbe senza dubbio al pollo allo spiedo, colui che sempre e da sempre gira gira gira nella vetrina del supermercato e non si ferma mai. In un ipotetico regno popolato da cibi pronti egli sarebbe Sovrano Assoluto.

Chi – diciamolo, signori, chi? – può vantare il sapore della pelle abbrustolita, di certo salutare come una revolverata al fegato ma sicuramente di essa più gustosa? Chi tra tutti gli alimenti arrostiti e riscaldati per via elettrica può gareggiare con  il sapore delle cosce e delle ali? E che dire dello spago sottile che lo avviluppa, quei bei fili unti da succhiare? E vuoi mettere il piacere di piluccare i visceri con mani lorde e di leccarsi poi le dita senza peraltro destar la riprovazione dei commensali? Forse che un involtino in salsa di soja riscaldato al microonde o una quattrostagioni senza origano offrono tutti codesti vantaggi? Forse essi possono competere con Lui, il sacro Pollo?

No. No, signori della giuria, il pollo allo spiedo resta in cima alle nostre preferenze, e con merito: sia lode lui, e anche alle patatine che son use  accompagnarlo. Questa sera ci presenteremo al suo cospetto per la cerimonia. Noi in adorazione e, in segno di rispetto, privi di forchette (tanto a che ci servono?) mentre lui, altero, starà nel piatto.

PREVISIONI METEO PER DOMANI

Buonasera!

Per domani sono previste forti precipitazioni di stallatico fresco sull’intero paese. Nel pomeriggio trombe d’aria accompagnate da violente tempeste di sterco di cane si abbatteranno a nord, a sud, al centro e sulle isole.

Il maltempo peggiorerà in serata quando tirreno adriatico e ionio esonderanno contemporaneamente alzandosi di circa 15 metri sopra il loro livello abituale. Più tardi, a causa di un curioso fenomeno finora mai osservato sul nostro pianeta, rovesci di piombo fuso provenienti dallo spazio profondo cadranno su un luogo situato a nord di Capo Passero ma a sud di Bolzano, e la giornata si concluderà in gloria con un un festival di grandinate (chicchi da 3 kg), nubifragi, uragani, invasione di locuste e improvvisi sbarchi di alieni antropofagi.

Copriti bene perchè mi sa che l’ombrello non basterà, e nemmeno l’impermeabile. Anzi, se posso permettermi un consiglio faresti bene a restare a casa e disdire tutti i tuoi impegni.

Tuttavia, nelle successive ventiquattr’ore il clima tornerà alla normalità: sole e cielo sereno su tutte le regioni.

Arrivederci.

METAMORFOSI

Colgo l’occasione per confessare in questa sede il curioso
fenomeno che sto per affrontare. Infatti ogni volta che il 23 febbraio cade di mercoledì, come per miracolo il mio
fisico si trasforma: si riduce, ci crescono sopra delle penne e infine
assume le sembianze di piccione.


Un bel piccione di città, di quelli grigi scuri che ti cacano sul parabrezza
dell’auto parcheggiata o ancora meglio – ma solo se riesco a prender bene la
mira – sul tuo cappello nuovo. 

Ci divertiamo come matti, noi piccioni, a bombardarvi con il guano a ph
basico. Un tempo i bambini ci offrivano mais crudo e si facevano fotografare con noi nelle piazze più
famose del mondo, mentre adesso le amministrazioni comunali ci perseguitano. Invano. E noi per vendicarci andiam di corpo volandovi sopra la testa.



Bene, sento che la metamorfosi sta per cominciare: le mani si mutano in alucce e
sul sedere germogliano le piume della coda. Verrò domani dopo l’ora di pranzo sotto il
tuo davanzale, e quando giù dalla finestra sgrullerai le briciole della tovaglia mi
vedrai là sotto, in attesa del mio pasto, assieme ai miei compagni. Se riesco ti farò ciao con la zampina, così potrai riconoscermi.



Ma sarà solo domani. Per il resto, non c’è di che preoccuparsi: l’incantesimo si conclude
a mezzanotte.

A GRANDE RICHIESTA, IL PAPA

Salve a tuti, cui parla il Papa. Si, ancora io. Evabe. Ci sono un paio
di cosete che devo racontarvi qui su internet che mi piace tanto.
L’amico confuso che mi ospita sul suo blog dice che molti li chiedono di me e io li ringrazio.

Duncue. Non so cosa scrivano i giornali ma io sto abastanza bene, il
rafredore mi e pasato anche se facio sempre un po fatica a parlare,
daltronde vorei vedervi voi a 84 ani a urlare in latino da una finestra
aperta, specialmente con cuesto fredo.



Mi e arivata la letera di quel sinior Ali Agca. Questo siniore
un giorno lui mi voleva amazare ma poi si e pentito e io che son papa lo
o perdonato e adeso lui oni tanto mi scrive letere dala prigione. Pero
secondo me cuesto cui e mezo mato opure drogato perche scrive dele
asurdita che mi fano piegare in due dale risate. Pre esempio: nel
ultima letera delira come al solito dei segreti di fatima e
poi mi chiede di rivelare il nome del’anticristo. Forse dovrei rispondirli ma come si fa a rispondere ala letera di uno
che ti chiede informazioni sul’anticristo? Boh. Mi prendera in giro, pensavo io.

E arivato cui il cardinale sodano quelo che secondo
me mi vuol far licenziare per prendere il mio posto, non mi fido mica
di cuelo li. Insoma ero li ala scrivania e sbrigavo la mia
corispondenza che sicome sono papa e monarca asoluto del vaticano e
dela chiesa intera tuti giorni devo firmare un saco di cartofìe. Alora
dove eravamo rimasti? A si. Ariva sodano e mi dice scusate sinior
karol gia che avete in mano la pena mi firmereste anche un autografo
per mio nipote che il picino a saputo che lavoro per voi ed e un vostro fervente
amiratore e voleva portare l’autografo a scuola per vantarsene con li compagni
di clase. E io li o deto certo dia qui sor sodano. E lui mi a dato questo
folio pero copriva meta del folio con la mano ma io o visto che dove
copriva cerano dele altre scrite. E cuindi li o deto scusi sodano mi
facia un po vedere bene cosa ci e scrito li sopra. E lui diceva ma
niente, santita, una picola dedica per mio nipote, la o scrita io per
fare prima cosi voi non vi afaticate. Alora li o preso il
folio e o guardato bene: ma non era mica una dedica! Era il testo di una letera di
dimisioni per papi, mancava solo la mia firma. Mi sono arabiato
di bruto e li o deto sinior sodano tu mi vuoi fregare ma a me non la
si fa. Lui si e scusato, continuava a ripetere ma no santita ci deve
esere un disgudo, la mia segretaria datilografa forse e impazita o forse
voleva solo farle uno scherzo di carnevale, adeso vado e la licenzio.
Ma io lo o capito che la segretaria non centrava niente e che era un
truco e lo o mandato via. Devo stare atento ragazi, anche a me mi
voliono rubare il posto di lavoro.



Bene, io adeso vado a fare il riposino. Un abracio dal



Papa

PALANIUK

- Dirimpettaia, tu lo conosci Palaniuk?
- Che?
- Dai, il tipo di Fight Club.
– Guarda che ti sbagli, quello di Fight Club è Brad Pitt. Son sicura, l’ho visto sei volte.
- Ma no. Parlo del libro.
- Ah, hanno fatto anche il libro?
- E sì.
- Figo! Lo compro. E nel libro c’è lui, vero?
- Lui chi?
- Lui, Brad Pitt.
- N-no… è un romanzo,  nei romanzi non ci sono gli attori…
- Uffi. Neanche una fotina?

Neppure io ho mai letto nulla di Chuck Palaniuk. Ahia. Proprio nulla. Anzi, come puoi bene vedere non so nemmeno come si scriva il suo cognome, ci devono essere delle h sparse da qualche parte. Immagino sia grave, forse mi perdo qualcosa. Ma non me ne faccio una colpa, né un vanto. Peraltro, non si può mica comprare tutto, qualcosa lo dovrai pur trascurare.

Ieri sera, alla feltrinelli, i commessi mi perquisicono all’entrata, poi mi lasciano passare. Giro guardingo intorno alla zona dei mondadori in saldo, ove campeggia l’intera bibliografia di questo signore pakaniuk. Le pile di titoli dall’alto dei loro due metri di altezza  mi fissano con aria ostile. Dallo scaffale odo le vocine dei tascabili, prendimi prendimi che son pure in offerta. Oddio, le vocine. Fuggo terrorizzato, e nella concitazione provoco il crollo di un castello costruito con copie dell’ultimo littizzetto al posto dei mattoni: il cedimento del torrione centrale ferisce alcuni passanti che restano sotto le macerie, ma io ometto il soccorso e continuo a scappare. I commessi mi inseguono urlando sino in strada.

IDEE PER L’EDITORIA: I SEQUEL DEI BESTSELLER

G. Faletti – Io Uccido 2 – La vita difficile di un serial killer che soffre di bizzarre manie omicide: egli ammazza soltanto uomini coi baffi che siano stati mediocri cabarettisti, che abbiano poi partecipato al festival di sanremo con una canzone il cui testo cominci con la parola “minchia” e che adesso scrivano libri gialli. Tuttavia sembra che non esista nessun esser umano con queste caratteristiche e il serial killer resta disoccupato. Finchè un giorno, una spia della feltrinelli lo informa che in Italia esiste una possibile vittima, tale Giorgio F.



Oriana Fallaci contro Oriana Fallaci: l’Armageddon – Quinto capitolo di una saga forse inesauribile. In questo nuovo episodio, Oriana intervista una signora che parla male dei marocchini ché le hanno rubato il portafogli sul tram, puzzano, cucinano il couscous e talora si divertono ad entrare nei grattacieli dalle finestre guidando un aeroplano. Al termine dell’intervista la Fallaci intervistatrice però litiga con la signora intervistata (il diverbio verte sulle torture cui sottoporre gli immigrati irregolari – l’intervistata propende per le frustate mentre l’intervistatrice simpatizza per lo strangolamento) Le due vengono alle mani e si azzuffanno per terra. Solo a questo punto si scopre che l’intervistata è la stessa Fallaci.



Il Codice Da Vinci vol. II – Nel nuovo bestseller di Dan Brown, un cattivissimo Leonardo a Vinci torna apposta dall’oltretomba per vendicarsi e uccidere l’investigatore Robert Langdon, protagonista del primo volume: ci riuscirà, al termine di un intreccio ricco di mistero, religione, arte ed esoterismo attraverso i secoli, con Brown che cade in alcune lievi imprecisioni storiche – la cappella sistina affrescata da Caravaggio, Cristoforo Colombo sbarca in California, Napoleone alle crociate, un’improbabile amicizia tra Giulio Cesare e Van Gogh. Evvabbè, le 8.000 pagine di questo thriller passano veloci in un turbinio di inseguimenti, rivelazioni e colpi di scena fino alla resa dei conti finale (il fantasma di Leonardo bombarda con le catapulte il palazzo Niemeyer, sede della Mondadori a Segrate)

INVITI

Ti hanno invitato a un brunch. Orribile termine ideato per indicare un ibrido tra la colazione e il pranzo. Potevano chiamarlo colanzo, o prolazione, e invece no, hanno scelto brunch. Evvabbè.
Il brunch ti sta antipatico a pelle, in quanto si svolge la domenica mattina verso mezzodì, ossia l’orario in cui qualsiasi essere umano sano di mente se ne starebbe a letto a poltrire. 
Arrivi al brunch, naturalmente in ritardo. Al brunch si dovrebbe arrivare indossando occhiali da sole – ma solo al momento dell’entrata, poi è meglio toglierli, sennò sembri un cretino. Gli occhiali da sole comunicano agli altri avventori diverse informazioni. In primis, che fuori dal brunch sta andando in scena una magnifica giornata di luce. In secundis, che ti sei svegliato/a da poco, eh. Terzo e assai più importante dei due punti precedenti, l’occhiale scuro avvisa (o meglio millanta) che il tuo sabato sera è andato alla grande ed è finito molto tardi.
E’ un brunch in piedi, scomodo ma trendy. Sul tavolo una brocca di caffè americano e una di latte. Alcuni cibi indecisi tra l’essere dolci o salati. Frutta. Formaggi. Delle olive. Sembra il buffet di un albergo all’estero, però non sei in vacanza.

Ti hanno invitato all’evento. L’evento si svolge by night nello spazio polifunzionale, un lounge place happy hour con appetizer & musica chill out londinese – enfasi sull’aggettivo londinese -, mostre d’arte, libri e riviste a disposizione del pubblico che magari uno si annoia e almeno può leggersi il giornale (il quale però è in inglese pure lui). Detto così, sembra una cosa avveniristica: in realtà è una semplice serata in un bar, solo che i muri son dipinti di arancione, le luci son basse e in un angolo staziona una piccola biblioteca di libretti smangiucchiati. Ah no, c’è pure il dj: un tizio col capello colorato che al contrario di te beve gratis e se la tira parecchio perchè senza consultare gli altri decide da solo quali dischi mettere.

Ti hanno invitato ad andare al cinema però il film è in lingua originale, che così impariamo un po’ d’inglese. Al buio nessuno capisce una parola. Meno male che è buio. Qualcuno segue le risate del vicino di posto, un signore dai tratti somatici chiaramente anglosassoni, e vi si accoda fingendo di aver capito la battuta. Altri si scambiano notizie sulla trama a bassa voce, quasi con vergogna. Altri ancora rinunciano presto a comprendere la trama e si accontentano di captare i rari vocaboli conosciuti. I più previdenti si son guardati il film in italiano la sera prima, in gran segreto, così da poter far poi bella figura. All’uscita, piccolo giro di commenti di verifica. L’organizzatore dà appuntamento per la prossima proiezione in calendario, ma gli amici per quella data putroppo hanno certi impegni.
 

ADESSO SAI COME SI FA

Hai presente quando al termine di una spesa al supermercato la cassiera alla velocità della luce
spara i prodotti su quella specie di piano inclinato da cui tu dovresti trarli
per riempire alla medesima sua velocità le borse in plastica prima di riporle
nel carrello ma ahimè – pic pic pic – accade tutto troppo in fretta e l’anzidetto
piano inclinato è oramai traboccante
di tue derrate, il pubblico in fila rumoreggia, la cassiera ha persino finito di
calcolare il conto  e come recita il cavalierino è già passata al "cliente successivo" e per
distinguere i suoi acquisti dai tuoi la Perfida Umiliatrice separa in due il piano con un’asse
mobile e tutto ciò ti è d’impaccio ma anche d’imbarazzo soprattutto
quando il cliente successivo a sua volta rapido carica le borse paga e va via e tu
invece come un cretino resti ancora lì disperato perché non sei neppure riuscito a
separare i lembi dell’apertura del primo di codesti dannati sacchetti di
plastica e le tue dita le tentano tutte pur di schiuderlo ma niente non c’è
nulla da fare e a questo punto l’intero universo ti guarda
pensando ma quanto è imbranato quello lì diobono – e allora, solo allora una
gentile  sconosciuta e assai pia passante decide che è venuto il momento
di soccorrerti e strapparti con un gesto
alla pubblica derisione?



E con quale gesto?
Quello più semplice del mondo: senza dire una parola, si lecca un indice.
E grazie al dito umido di saliva, apre l’inapribile.

Poi, muta, sorride. Si allontana e scompare verso l’uscita.

SENSO DEL DOVERE

- Buongiorno qui parla la più vicina stazione di polizia.
- Che è successo? Nulla di grave, spero.
- Dipende. Abbiamo ritrovato il suo Senso del Dovere.
- Ah sì? Sono anni che è scappato. Sicuri sia proprio lui?
- Sì, aveva addosso i documenti.
- Dove lo avete trovato?
- Era ai giardinetti pubblici. Vestito di stracci, dormiva su una panchina russando ubriaco.
- Oddio, che brutta fine. Posso venire a riprendermelo?
- Lui dice che a casa non ci torna manco morto.
- Me lo passa per favore?
- Non vuole neanche parlarle. E’ molto arrabbiato con lei.
- E allora tenetevelo, che vi devo dire. Me lo saluti e gli dica che se cambiasse idea il mio indirizzo lo conosce. Arrivederla.
- Aspetti, qui da noi ci sono un sacco di altre cose che le appartengono, amico mio! Mica solo il Senso del Dovere, eh. Abbiamo pure le sue Ambizioni, le sue Responsabilità e la sua Coscienza.
- Ohibò, da un bel pezzo non avevo loro nuove. Anche queste signorine mi hanno abbandonato, si sentivano trascurate. Mi dica, stanno bene?
- Mica tanto. Le abbiamo beccate di notte che si prostituivano sui viali: cercavano nuovi clienti cui concedersi per un tozzo di pane.

CAMBIO DELLA GUARDIA

Ommadonnammia mi hanno cambiato la collega dirimpettaia.
Il vecchio modello – quella programmata per logorrea sms, happyhour & aquagym – ebbene, ella è stata trasferita in un’altra scrivania, peraltro situata a pochi passi da me – e quindi i suoi discorsini sulla metafisica kantiana non andranno perduti.

Il nuovo modello di collega dirimpettaia è di tutt’altro genere. Un genere molto più moderno e funzionale. Trattasi di quel tipo di persona pressoché sprovvista di parola, capello corto, no trucco, occhiali da vista per immersione totale nel monitor del pc.  Apre bocca soltanto per la telefonata al giovane marito, nel corso della quale impartisce al coniuge precise e severe istruzioni sul ritiro in tintoria e la lista della spesa.
E’ il tipo di persona che pranza con un arancio e una mela portati da casa, e se ne ciba davanti al pc giocando al solitario di windows. Il suo rigore le permette di espletare tale attività ricreativa solo a partire dalle ore 13:00:01 e fino alle 13:59:59. Dopodiché, allo scattare del sessantesimo secondo, cioè la fine della pausa, come un automa chiude il solitario (lo chiude anche se non lo ha finito e sta vincendo) e torna a sprofondare nella misteriosa attività per cui è retribuita.
Insomma, una specie di militare aziendale: e’ persino capace di cambiare il toner alle stampanti.

E soprattutto, al contrario della vecchia collega dirimpettaia, questa qui lavora.
Boh, non ho ancora capito se nel cambio ci ho perso o guadagnato.