ESSERE DIGITALE & TERRESTRE [once more]

Per il ciclo ‘Che roba è ‘sto Digitale Terrestre?‘ va ora in onda la seconda puntata, con la traduzione per citrulli del test educativo Conosci il digitale terrestre realizzato dal Corriere della Sera (quindi la fonte, in corsivo, è il Corsera, mica paglia).


C: “
Se la legge Gasparri non sarà modificata, dall’1 gennaio 2007 il sistema attuale di trasmissione cesserà e i canali si potranno vedere solo con il digitale terrestre.”

Traduzione: sei fottuto, è inutile che ci prendi per il sedere perchè quasi nessuno finora ha comprato il decoder. Non ci scappi: hai ancora due o tre anni di tempo, ma prima o poi il decoder sarai OBBLIGATO a comprarlo anche tu.

C: “
Può capitare però che l’antenna non riceva bene il segnale. In questo caso occorre chiamare l’antennista perché faccia una revisione. Potrebbero essere necessari degli interventi per ammodernare l’impianto.”

Traduzione: pirla! Non solo dovrai comprarti il decoder, ma forse ti ritroverai anche un bella fatturona di un antennista. Antennisti di tutta Italia, qui abbiamo decine di milioni di clienti in arrivo, lauti guadagni in vista: se tutto va bene nel 2007 le ferie estive le passerete ai Caraibi.

C: “
Per vedere la nuova tv non serve un televisore digitale. Il tipo di televisore o il suo formato non hanno alcuna importanza: per riuscire a vedere i nuovi canali serve solo un set top box o decoder che trasforma il segnale digitale in quello analogico, compatibile con il televisore.”

Traduzione: ah ah, povero fesso, soltanto perché hai comprato il decoder digitale credevi sul serio di visualizzare le immagini in formato digitale? Ma dove vivi? Digitale? Ma quando mai! Il vecchio caro analogico, amico mio. Noi trasmettiamo col segnale digitale, certo, ma il decoder te lo riconverte di nuovo in analogico!
E còmprati anche un televisore digitale, no?

C: “
I canali che oggi si vedono gratis, in futuro non diventeranno a pagamento. Può darsi che le emittenti, un domani, ne offrano di nuovi a pagamento.”

Traduzione: vabbè, ci fai pena, già paghi il canone e ti pippi tonnellate di pubblicità, poveretto. Siamo magnanimi: non ti faremo pagare nulla in più per vedere il tiggìddue, la premiata ditta, portaaporta o amici di maria de filippi. Ci basta che compri il decoder e i servigi dell’antennista. E ringraziaci, su.

C: “
Le scelte che si fanno con i quattro speciali tasti colorati del telecomando, per esempio la risposta a un sondaggio la consultazione del proprio conto corrente bancario, vengono inviate all’emittente televisiva (o alla banca), sfruttando la linea telefonica a cui il decoder va collegato. Dunque si pagherà almeno la telefonata, e forse anche una maggiorazione di prezzo stabilita dal fornitore del servizio.”

Traduzione: eh, ma l’interattività si paga, amico mio. Cosa pensavi, di rispondere ai nostri sondaggi così, a scrocco? Di eliminare il cugino della Parietti dalla Fattoria gratis, con un ditino sul telecomando? Ennò. Ci devi pagare la telefonata, tesoro. Quanto? E mica te lo diciamo, scemo!

C: “
Con il decoder digitale terrestre le trasmissioni provenienti dal satellite, a pagamento o in chiaro, non sono ricevibili.”

Traduzione: terrestre, t-e-r-r-e-s-t-r-e, leggi il labiale. Hai capito, bello? Se vuoi vedere i canali satellitari devi comprarti un secondo decoder, quello di Sky, e pure la parabola. Avrai il mobile tv pieno di videoregistratori, lettori dvd, quindici prese scart e sette decoder che non si parlano tra di loro. Chissà quanti cavi, là dietro. Vuoi una mano? Chiama un tecnico, o un antennista. Ah ah ah.

C:
Mentre usi un servizio interattivo in tv attivando la connessione via modem 56k non potrai ricevere o effettuare telefonate. Si può telefonare soltanto se si utilizza una connessione a banda larga, Adsl o Gprs.”

Trad.: Oddìo, scusa ma ci fa male la pancia dal ridere. Allora, senti bene perchè questa è bella. Tra decoder e antennisti hai già speso una barca di quattrini ma finalmente ti stai godendo il Grande Fratello Interattivo 2008 in digitale (si fa per dire). Però, durante la pausa reclame avresti anche voglia di fare una telefonatina alla morosa. Va bene guardare la tivù, dato che oramai ci hai investito qualche milione, però insomma la vita mica finisce lì dentro… E invece no, noi non ti lasciamo nemmeno telefonare, scemoooooooooo!! La linea telefonica è occupata da tua nonna che sul divano sta votando le nomination col modem del decoder! Potrai telefonare soltanto quando comprerai una connessione a banda larga, Adsl o Gprs. Non sai cosa diavolo significhi la parola “Gprs”? Non hai l’adsl in casa? Scusa ma allora sei triplamente coglione, sei. Dai, compraci pure l’Aliceadsl, fai il bravino, abbassa la cresta e le alucce e molla qui la Visa. Altrimenti, a letto senza televisione.

C:
Potrai leggere sul video la trama del film che stai guardando. Basta premere un tasto col telecomando. Però, perchè questo servizio gratuito funzioni, è necessario che l’emittente trasmetta il servizio ‘Epg’, la guida elettronica ai programmi.

Trad.: E va bene, lo ammettiamo. In alcuni casi, il digitale terrestre può servire anche a qualcosina (molto ina, però). D’altronde, con tutto quello che ti costerà… Dunque, qualora un misterioso arnese chiamato Epg lo conceda, ti potrebbe persino accadere di leggere sullo schermo cinque righe di testo con la trama del filmetto. Forte, eh? Che interattività. Che progressi, che avvenire, ragazzi miei. Che grande futuro ci aspetta. Buona visione.





































HAPPY BIRTHDAY COLLEGA DIRIMPETTAIA

La
collega della scrivania di fronte oggi festeggia il compleanno. Alle 10 di mattina inizia ad inondare le caselle di posta elettronica di mezza azienda con l’email di invito – in gif animate e sfondo rosa – alla festicciola che si svolgerà nel suo ufficio durante la pausa pranzo.

Dico “mezza azienda” perché la collega dirimpettaia non convoca tutti i colleghi ma solo quelli che le stanno simpatici. Alcuni degli invitati non si presenteranno, perché a loro non sta simpatica lei. Alcuni dei non invitati vengono a sapere della festa, si offendono e quindi non la inviteranno quando sarà il loro turno di celebrare il compleanno aziendale. I più curiosi scrutano gli indirizzi della mailing list e aggiornano l’hit parade dei trendsetter aziendali. I più solerti escono di nascosto, in gran corsa, a comprarle un regaluccio da 5,99 euro per dimostrare che non avevano dimenticato la ricorrenza.

All’ora fissata, i fortunati ospiti si presentano alla spicciolata nell’ufficio della dirimpettaia. Ognuno sorride e la bacia sulle guance, come se non la vedesse da molto tempo (invero si erano incrociati all’uscita dei cessi poco prima).

Alla festicciola aziendale la dirimpettaia offre a ciascun invitato: 3 salatini (uno con ripieno di wurstel, uno gusto spinaci, il terzo non si capisce) + 1 fetta di torta su tovagliolo + 1 bicchiere di champagne in calice di plastica. Il forzuto dell’azienda, un fanatico di palestre e arti marziali, assume con orgoglio il difficile incarico di sturare la bottiglia. Per gli astemi c’è comunque un fiasco di cococola light calda.

La dirimpettaia precisa che la torta l’ha preparata lei con le sue manine d’oro la sera prima. Tutti se ne stupiscono (boato di meraviglia) e se ne congratulano (applausi), perché la dirimpettaia non sembra proprio il tipo capace di trascorrere un dopocena in casa tra tegami spalmati di margarina e tuorli sbattuti. Molti si complimentano con lei e le ripetono quanto la torta sia gustosa e leggera. La miglior amica aziendale – una confidente trendesetter & markcomm – finge di interessarsi alla ricetta, e con lei molti altri. Ma mentono, e buona parte del saporito dolcino resterà nel vassoio, abbandonata a se stessa.

Il miniparty aziendale sta per terminare: “Chi vuol finire i cannoli?”
In fila indiana tutti la salutano, la abbracciano e la baciano di nuovo prima di partire per la propria scrivania. Cioè a pochi metri da quella della dirimpettaia.

Nei corridoi si mormora che la dirimpettaia passerà la serata con i suoi (veri) amici nel privè di un discolounge molto chillout sui navigli, un locale riservato da mesi. Solo due selezionatissimi tra i colleghi – il forzuto cavatappi e la fida trendsetter della direzione markcomm – potranno partecipare.
Sarà quella la sua vera festa di compleanno.



















L’INIZIO DELLA GIORNATA


- Buongiorno. Mattinata incantevole, nevvero?
- Oh, buongiorno, signor Polizia Municipale, che piacere vederLa. Come sta?
- Molto bene, signor civile, La ringrazio.
- In che cosa posso servirLa, messere?
- E’ presto detto. Sarebbe così cortese da mostrarmi la Sua patente e il Suo libretto di circolazione, signore?
- Ma certamente, caro tutore dell’ordine. Eccoli qui.
- Grazie, signore. Oh, che bel nome, signore. E quale riuscita fotografia. Complimenti vivissimi.
- Lei mi lusinga, caro il mio vigile urbano.
- Perbacco, e che magnifico libretto di circolazione! Me ne rallegro.
- Ed io con Lei, cara guardia.
- Sono tuttavia davvero rammaricato di vedermi mio malgrado costretto a comminarLe una piccola sanzione.
- Di che si tratta, se non sono indiscreto?
- Cose da nulla, amico mio. Mi limiterò a levarLe cinque punti dalla patente e a consegnarLe questo simpatico bollettino da soli 68 euro che Lei potrà comodamente versare nelle casse dell’erario recandosi presso il suo ufficio postale preferito.
- Oh oh, ora capisco, che sbadato, deve essere perché non vestivo le regolamentari cinture.
- Esatto, signor plebeo.
- Ohibò, mi domando se lei si possa accontentare di un rimbrotto senza scendere in questioni di vil danaro, caro agente stradale.
- Ahimè, non me ne voglia: proprio no. E mi creda, ne sono desolato per il Suo già misero conto in banca. Ma non s’adombri: pensi, le restano la bellezza di altri quindici punti da bruciare in simili distrazioni.
- Quando è così, poco male, egregio addetto al traffico cittadino.
- Ecco a Lei il verbale. Vorrebbe essere tanto gentile da apporvi una firma leggibile?
- Come no, ci mancherebbe altro. Per caso possiede una penna biro, caro gendarme?
- Sicuro, signor mio: nuova nuova, tutta per Lei!
- Et voilà, o probo dispensatore di contravvenzioni. Bene, prima di salutarLa per sempre posso forse offrirLe un caffè o un cordiale al bar qui all’angolo?
- Ne sarei onorato, signore, ma come vede debbo punire altri ingiusti, sa com’è.
- Che peccato. ArrivederLa, dunque: corro raggiante al luogo di lavoro.
- Tante belle cose, e a presto.



























GRAZIE DEL BLOGRODEO
(personale & un po’ autoreferenziale)



Che notte, al Blogrodeo. Chi non c’era, poveretto, davvero non sa cosa si è perso.

Un ringraziamento speciale ai miei eroici
compagni di gioco, ossia gli omini dello Zafferano 3 Cuochi: essere uno di voi, anche solo per una notte, è stato un onore.
Grazie agli splendidi amici venuti da tutta Italia e grazie a Tommaso Labranca, folle conducator della serata. E grazie a voi che c’eravate, conosciuti o meno, a tutti quelli che ho salutato e a quelli che non ho potuto salutare né conoscere – che mi perdonino se possono, o altrimenti mi insultino nei commenti.

Ma grazie anche a voi, narratori appassionati e non pagati, amici, blogger, editorialisti senza patente, autobiografi lettori di autobiografie altrui, pazzi che non siete altro. Come mi ha fatto osservare il grande blogger napoletano
HotelMessico a fine serata: “non c’è più bisogno di spendere troppi soldi in librerie zeppe di brutti romanzi quando puoi stamparti e leggere gratis (gratis!) centinaia di blog scritti da bravissimi dilettanti ma che dico dilettanti, scrittori, i miei scrittori preferiti!” Ecco, ieri sera molti dei miei scrittori preferiti erano lì con me, tutti assieme e in carne ed ossa.
Oh, son cose.

Ma soprattutto complimenti e un grazie grande come una casa alla mente suprema e regista del progetto, il blogger poeta
Falsoidillio. Se io fossi stato una donna, temo che me ne sarei perdutamente innamorata.











GRAZIE DAL PAPA

Salve a tuti, sono il
Papa. Ecomi qui. Scusate se ancora abuso di cuesta finestra gentilmente ofertami dal’amico Confuso, che Idio lo benedica e lo facia andare in paradiso quando tochera a lui… e… cosa volevo dire? A si, in confidenza devo rivelarvi una cosa segreta, e solo cui poso farlo.

Avete presente il
libro mio di cui si parla tanto in tivvu e si fa tanta publicita? Eco, io cui vorei dire che quel libro non lo ho mica scrito io. Propio no. Quelo lo a scrito tutto Navaro, di mio non c’e neanche un rigo. Figuratevi se io o tempo e volia di batere a machina 192 pagine: ma mi ci vedete? E poi nel libro lui ci a meso tute quel storiele simpatiche, tuti queli aneddoti sul fato che da giovane ero uno sportivo, che mi piaceva sciare… ma basta! Che piza! Che poi a me non piaceva cosi tanto: a sciare ci saro andato due o tre volte, ma non ero capace di prendere al volo il piatelo delo skilift, e alora o smeso.

E il titolo, Alzatevi andiamo, quelo lo a ideato Navaro per prendermi in giro: e’ la frase ironica che lui mi dice sempre quando sono seduto sul solio dopo le udienze, perche sa che io facio fatica ad alzarmi da solo se nesuno mi aiuta.

Quindi, volevo dirvi cuesto: non compratelo, cuel libro, che’ i soldi se li piliano tuti Navaro e la Mondadori, se li spartiscono loro. Se proprio volete comprare dei libri prendetevi li vangeli, ecco. E cuando Navaro nelle conferenze stampa insiste che il libro e farina del mio saco, non fidatevi!

Oh, l’ho deto. Che liberazione. Come sapete cuesto per me e un periodo molto intenso. Laltro giorno ero in casa, cui a roma, stavo in saloto e legevo il mio finto libro cuando e arivato Ruini che quato quato mi a spento il lampadario. Alora li o deto “Camilo sei impazito riacendi la luce lo sai che gia ci vedo poco.” E invece lui e uscito dalla stanza, mi a lasiato al buio per un minuto e poi enterato di nuovo ma con in mano una torta dela pasticeria bindi e sopra le candeline, e intanto cantava a scuarciagola “Tanti auguri a te tanti auguri a te tanti auguri Karol tanti auguri a teeeeeee.” Eh si, era il mio
compleano. Lui mi à fato sofiare sul’unica candelina che era solo una perche otantacuattro candeline sulle tortine bindi non ci stano, poi pero la torta se la e mangiata cuasi tuta lui, dice che a me tropi zucheri fan male: ci o un’eta.

Ragazi ora scapo che se mi becano al computer che scrivo la verita su cuela cosa del libro mi fano cancelare il post.
Vi saluto e vi abracio, che Gesu vi protega, viva la pace e abaso la guera. A presto.

Il vostro,

Papa




















POST DELL’OLOTURIA [reprise]

Ciao, sono un’oloturia e passo le giornate immobile, sdraiata in fondo al mare. Non so nuotare.

Il mio corpo ha forma oblunga e ricorda quello del cetriolo: per questo da voi umani sono detta appunto cetriolo di mare, e fin qui mi va anche bene, perché alcuni preferiscono chiamarmi con nomi ben peggiori, che non oso ripetere. Prova a usare l’immaginazione.

Sono un animale tranquillo e mansueto: passo la vita a starmene distesa. Tutto il santo giorno a dormire sulla sabbia sottacqua.
Mangio col sedere, o defeco con la bocca, e viceversa. Vedi un po’ te che sorte mi è toccata. Insomma, ho un unico foro e assolve entrambe le funzioni. Sì, in effetti non è bello, detto così.

Ma non devi disprezzarmi, e ti spiego il perché. Io sono un essere antico. La madre della madre della madre della madre della madre della madre della madre della madre della madre della madre della madre di tua madre probabilmente era una seppia o un semplice stronzo di mare (ecco, l’ho detto) come me. Sì, se tu potessi ripercorrere la linea diretta della tua ascendenza indietro nel tempo per milioni e milioni di anni, scopriresti che la tuo bis-bis-bisavola all’ennesima potenza non poteva che essere una bestiola primitiva e poco evoluta come una medusa o come me. Immagina una riunione di tutti ma proprio tutti i tuoi antenati – una festa offerta da Dio dopo la fine del mondo: una infinita tavolata di famiglia, con tua nonna, sua nonna e così via giù fino ai predecessori, gli avi romani e greci, e poi le scimmie, i lemuri… E ci sarei anche io. Tutti assieme, là seduti, radunati. Bè, forse io non sarei capace di stare seduta. Ma potrei presenziare in una ciotolina, a bagnomaria.












SOGNI E VISIONI

Ti sono apparsi in sogno. Erano tre, erano in parata. Erano vestiti di bianco, dal cappello alla giacca fino ai pantaloni.
Sorridevano beati, come se non potessero fare altro, ma di un sorriso misterioso, indecifrabile.
Venivano da lontano: il primo pareva europeo. Il secondo asiatico, anzi: cinese, con tanto di codino sulle spalle, e per questo lo ricordi meglio dei suoi compagni. Il terzo doveva essere africano. O forse indiano. E comunque di una carnagione bruna, o almeno una bella abbronzatura.
E come i Re Magi portavano doni. Ma niente incenso, niente mirra, e nemmeno oro: particolare curioso, con grande fierezza ognuno di loro alzava verso il cielo un piatto caldo di risotto. A mo’ di trofeo, di bandiera.
Come può accadere soltanto nei sogni, i tre sembravano creature bidimensionali. Questo li rendeva ancora più inquietanti, senza tempo.
Erano i tre omini dello
Zafferano 3 Cuochi.










HOBBY: SPARARE SULLA CROCE ROSSA

Ecco, uno vorrebbe raccontarti della sua fantasia, poi finisce sul sito di Panorama (ancora?), legge, e si rende conto che non potrà mai e poi mai far meglio di loro. Perchè loro raccontano la realtà.
Testuale:

“Se fino a due mesi fa il massimo era bersi il Kyr Royal all’Harry’s bar di New York, oggi al Pm, locale trendy della Grande Mela, produttori di Hollywood e petrolieri di Dallas sono in lista di attesa per il Kirk Royal, 650 dollari al bicchiere: un cocktail a base di succo di avocado, fragole, papaya e concentrato di fegato di storione del Mar Baltico.”

Mmmm… bono…

“In Italia, dove al cocktail si preferisce il grande vino, va molto forte lo Chateau Petrus, un rosso di Borgogna da 1.300 euro la bottiglia che non può mancare sulla tavola di chi aspira al lusso. «Non conoscere l’allure del Château Petrus o del Château Margot, il vino più amato dal mio indimenticabile amico Giovanni Agnelli, e parlare sempre e solo di Sassicaia è come ostinarsi a guidare la Ferrari ignorando il fascino di una Aston Martin» pontifica con Panorama Ivana Trump.”

Pontifica da ubriaca, forse. Evvabbè:

“Nella Roma del Bolognese (un ristorante, credo, ndr), ritrovo obbligato per chi vuole mangiare davanti ai flash dei paparazzi, fa tendenza migrare in un locale che fin dal nome rappresenta l’understatement integralista (che?): il Di là ha l’insegna tutta in minuscolo (quindi di là? ndr). Settanta metri quadrati che si schiudono solo tramite un codice segreto – sono state distribuite cento tessere a soci eletti – una sorta di sancta sanctorum del palato cui abitualmente accedono Cesare Romiti, Lapo Elkann, Paolo Berlusconi, ma anche Claudio Ciampi, figlio del presidente della Repubblica, e l’infanta di Spagna.”

Olè.

«Il cliente può collegarsi tramite uno schermo palmare allo chef. I camerieri si presentano solo se chiamati tramite un pulsante al tavolo. Nessuno disturba il cliente e i suoi ospiti. E nel contempo offriamo una serie di optional indispensabili al lavoro: dal servizio di limousine al sistema di videoconferenza, computer, fax e stampanti».

Deve essere uno spettacolo stare a tavola con dei fax, delle fotocopiatrici, l’oliera e l’infanta di Spagna che tra una portata e l’altra gioca a tetris col palmare. Continuamo:

“E che dire dei piccoli, inaccessibili piaceri che alimentano il mito di Evelina Shapira, tra le dame più chic di Milano? Si favoleggia che Evelina si alzi al mattino e, in base al suo umore, comunichi alla servitù il colore della giornata: dalle tovaglie agli asciugamani, dai fiori ai vestiti, tutto deve essere ton sur ton.”

Immagina: Evelina Shapira – bel nome – chiama la “servitù”: “Ragazzi, per cortesia cambiate le tende e i copridivani che oggi voglio un giallo bello allegro, ho la sindrome premestruale e mi girano. Raus.”

“Le amiche le (a Evelinashapira, ndr) hanno addirittura consigliato di acquistare Lui e Lei, coppia di maggiordomi robotizzati in vendita alla modica cifra di 400 mila dollari nei magazzini texani Neiman Marcus. ‘Lui’ (il robot, ndr) risponde al videocitofono e al telefono, ‘Lei’ porta i pacchi della spesa, serve il tè delle cinque e augura la buonanotte in 26 lingue diverse. «Indispensabili» per le sorelle Paris e Nikki Hilton, che ne avrebbero già prenotato una coppia.”

E con questo siamo alla pura lisergia. Se domani incontri per strada un robot che trascina le sporte dell’esselunga e ti saluta in coreano non meravigliarti: non stai impazzendo, e’ tutto normale. Sorridi, sei su Panorama.
Ancora:

“Anche gli oggetti apparentemente insignificanti possono avviarsi sulla strada del superlusso? Assolutamente sì. Dalle sigarette ai
motorini (?). I ‘memento mori’ sui pacchetti – il fumo uccide – infastidiscono la sensibilità dell’imprenditore? La segretaria corre al duty free shop: in zona franca scompare la scritta.”


Geniale, devo ammettere che a questo non ci avevo pensato. E dire che abito vicino a Linate. Però temo che la segretaria dovrà comprare anche un biglietto aereo, altrimenti nel duty free non ci entri mica, caro panorama (e così abbiamo la stecca di marlboro più cara del mondo).

“Quanto ai motorini, nessuno uguaglia quello di Adelmo, posteggiatore all’Antica Pesa di Roma. È il beniamino di Luca Cordero di Montezemolo, che gli ha regalato un barattolo di vernice della nuova Ferrari di Michael Schumacher per il lifting più chic nella storia di un mezzo a due ruote. «Mel Gibson mi ha offerto anni e anni di stipendio per averlo, ma non cederò mai».

Ricapitoliamo. Roma. Esterno giorno. Tu sei un parcheggiatore. Stai spostando una panda in seconda fila quando passa di lì Luca Cordero di Montezemolo, il quale a mo’ di mancia ti regala un barattolo di pittura. Tu ringrazi e usi il dono per darne una mano sul Ciao, che in effetti si era un po’ scrostato. Poco dopo, arriva Mel Gibson (cose che capitano, signora mia). Mel si ferma, ti guarda, estrae il libretto degli assegni e ti offre una quarantina di milioni sull’unghia in cambio del barattolino. Tu ci rifletti e poi gli dici di no. Non se ne parla nemmeno. Mica sei scemo, eh.







































UPDATE: STA ARRIVANDO IL BLOGRODEO

Prendi l’agenda, se ne hai una. Perchè venerdì 21 maggio, dalle 21 in avanti, a Milano si terrà il primo Blogrodeo (
www.blogrodeo.org).

Cos’è: una gara di improvvisazione di scrittura, con lettura dei brani da parte di attori e giudizio finale del pubblico. Ma è anche una grande festa con musica, canti, balli e un bar assai ben fornito.
Presenta:
Tommaso Labranca, mica pizza e fichi.
Chi è invitato: tu. E chiunque abbia voglia di venirci, blogger o non blogger.
Dove: bè, non è proprio nel centro storico di Milano. Ma quasi. E’ a Rozzano, allo
Spazio Aurora in via Cavour 4. Qui una mappa per arrivarci.

Accorri numeroso.














“LA MIA ERA UNA PROVOCAZIONE”

Eppure, secondo me, nell’arte del dialogo e dello scambio di idee ci sarebbe una battaglia giusta che nessuno ha mai pensato di cominciare. Quella contro i declamatori di provocazioni a vanvera.

Per capire di quale razza di persone si tratti, diciamo che il comportamento può manifestarsi in due modi:
a) il provocatore pronuncia una – diciamo così – cazzata. Ne e’ ben conscio ma a lui questo non importa, anzi, ne gode. Infatti per legittimare il suo discorso aggiunge tutto fiero che si trattava, appunto, di una provocazione.
Oppure:
b) il provocatore pronuncia la cazzata: non ha ancora finito di farlo e già si accorge che la – ehm – cazzata è tale. Vorrebbe mordersi la lingua, però poi agguanta al volo l’acrobatica difesa: non era cazzata ma una ben più nobile provocazione. Una raffinatezza oratoria, un virtuosismo, insomma. Non una pura e semplice, banalissima cazzata come l’osservatore superficiale, povero scemo, potrebbe pensare. Tsk.

Così, con la patente della provocazione insultano o straparlano – e poi per giustificare la fesseria che hanno detto se ne escono con il sorrisino di un “Ma no, non ti offendere, cosa hai capito, era una provocazione.” Ecco, bravo, provocami tua sorella, allora.

E’ come se io uscissi dalla porta e incontrando il mio vicino di casa invece di salutarlo gli mollassi un calcio bello forte nei coglioni. Dopo, guardandolo piegato in due che impreca sottovoce e si tiene con le mani la parte corporea dolorante, gli darei una cordiale pacca sulla spalla. E gli soffierei nell’orecchio: Suvvia, non se la prenda così a male, amico mio: la mia era solo una provocazione.”