Tatatarà tatarrà… Buonasera signore e signori, va ora in onda la seconda puntata della soap opera Principessa, una produzione X§ & Auro a reti unificate (e Auro conosce personalmente la protagonista, che esiste davvero).

Riassunto dell’
episodio precedente: Principessa, milanese, 50 anni, tailleur Lialà, spillazza d’oro sul bavero, anello d’oro con sigillo del casato, pettinino infilzato nell’acconciatura biondo – finto mechato di castano e di bianco: lo stereotipo di quella che fra 20 anni avrà i capelli azzurri alla Montalcini. Moglie di conte e madre di due amabili creature, il maschietto ancora fuoricorso all’Università Cattolica, la femminuccia fresca di laurea alla Bocconi e masterizzanda a Londra alla London School of Economics. Principessa, dicevamo, è nullafacente, ma denarodotata. E nella sua bella casa, in pieno centro storico, si annoia. E allora cosa fa? (…sigla…)

PRINCIPESSA SULLA TANGENZIALE (una storia vera)

Principessa è donna motorizzata. Da quando i figli, Ottavio Maria e Margherita Luisella, si sono fatti grandi e hanno preso la patente, lei si e’ sentita un po’ messa da parte, quindi ha insistito con il marito per avere anche lei la patente e comprarsi una sua vettura. Perciò Principessa guida una vecchia Cinquecento bianca che parte ancora con la levetta, la ha acquistata da un suo amico collezionista di auto che non vedeva l’ora di disfarsene. Il conte, suo marito, se ne vergogna e ha tentato più volte di convincerla a cambiare macchina, ma lei non ne vuole sapere. Principessa ha preso qualche decine di multe perche’ la 500, insomma, non è proprio a norma… Ma Principessa e’ impermeabile a queste bazzecole. Così’, da 7 anni una volta alla settimana scende nel box e accende la macchina per andare dalla sua amica Nuccia in Piazza Cinque Giornate a prendere il te’ con tutta la compagnia delle sue amiche signore che non fanno un cazzo da mane a sera.

Un giorno, pero’, capita l’imprevisto: a casa di Nuccia stanno rifacendo il parquet, pertanto in sostituzione l’amica AnnaLaura ha indetto il te’ da lei, fuori Milano. Ed è proprio il giorno dello sciopero dei mezzi pubblici. La 500 non è mai uscita dalla cerchia delle mura, ma Principessa non e’ tipo che si lasci intimorire: con il debito anticipo scende nel box e mette in moto la sua quattoruote. Otti (Ottaviano Maria, il figlio fuoricorso) le aveva spiegato come arrivare in tangenziale e quale uscita prendere, non c’è da sbagliarsi. Eccoci qui, con le chiavi nel cruscotto.

Principessa in macchina ha il mangianastri, ci infila il Greatest Hits di Maria Callas, che così le fa compagnia mentre guida. Ingrana la prima, via!, e comincia a eseguire tutta l’Aida all’unisono con la fu soprano. Che bellezza correre a 120 all’ora cantando a squarciagola.

Presa dal furore lirico, Principessa non vede l’uscita della tangenziale e prosegue sempre diritto, incurante di tutto, senza pensare più a nulla… Ma quando il nastro finisce e si riavvolge cala il silenzio e l’incantesimo si interrompe. Ebbene sì, non siamo alla Scala ma in mezzo alla careggiata diretti verso l’ignoto. Principessa si accorge di essere sull’Autostrada del Sole direzione Bologna Firenze prossima uscita km 20. Ma come? Porcogiuda, lei doveva andare a Saronno! Adesso gli tocca chiamare Otti e chiedergli di venirla a prendere a Parma Nord, e di avvertire le amiche. (continua)













SI VIVE UNA VOLTA SOLA

C’è un tema ricorrente nelle conversazioni del sabato con coetanee e coetanei al secondo negroni a stomaco vuoto: “Ma perché non mandiamo tutti affanculo e ce ne andiamo ad aprire un bar a Tahiti / a Santo Domingo / a Puerto Escondido / nella campagna irlandese / in un’isola della Thailandia / a Lampedusa / in Giamaica??” (il parametro “località” varia al mutare delle ambizioni e dalla cultura cinematografica dell’interlocutore) Già, perchè? Non lo so, ma deve esserci un qualche motivo, altrimenti l’intera popolazione europea abiterebbe ai Caraibi e non qui.

Altro argomento che salta fuori nelle cene tra trentenni precari in crisi di identità, ma mai prima della seconda bottiglia di rosso: “Perché invece di fare il lavoro di merda che hai non molli tutto e, che so, cominci a scrivere un romanzo?” Ma cazzo ma c’hai ragione, c’hai!! Ma come ho fatto a non pensarci prima, deficiente che sono!!! Rinsavisco e oplà, mi licenzio testè. Rischio; provo a scrivere un bel romanzone, ma sì, ma cosa me ne fotte dell’estratto conto, dell’affitto e della bolletta Enel, non li pago e basta! Divento artista così mi posso alzare tardi la mattina e realizzarmi. Adesso questi stronzi del mio ufficio li mollo qui e vado a casa a mettere giù il primo capitolo, porcocane!! Si vive una volta sola, cazzuìo
!

Senti, io ti avverto: fai attenzione – te lo dico, fai ATTENZIONE, kazzodibudda – che qui mi fai la fine di quelli del (buon) film di Muccino: a 50 anni con conto in banca, quadrilocale ben ammobiliato, figli belli, Golf turbodiesel ma cuore nella disperazione più nera, con l’optional del coniuge che ti mette le corna. E ringrazia il cielo, potrebbe andare anche peggio, potresti mancare clamorosamente i target Golf & quadrilocale.

A proposito di Ricordati di Me, leggo le tenere parole che in un bel post Leonardo dedica alla sua donna, seduta a fianco a lui al cinema:
“È un momento difficile per incontrarsi, per volersi bene, per guardare avanti. Ma è il nostro momento. Tra un po’ scorreranno i titoli e si tratterà di uscire. Ma io non ho paura, almeno finché mi tieni la mano. E tu?” La donna di Leonardo, lei sì, è una persona fortunata.

Ciao, vado ad aggiornarmi il fotoblog.


[ Soundtrack: paolo conte - fuga all'inglese ]











PAUSA PRANZO

Alle 9.30 del lunedì la garrula collega del primo piano mi ha già telefonato per chiedermi “Ma tu oggi dove vai a mangiareeeee?” Bel problema, amica mia. Per certa gente, una delle maggiori preoccupazioni della schiavitù da lavoro in ufficio è la scelta del modo in cui trascorrere l’ora di pranzo. A Milano esistono diverse possibilità:

il Bar Triste; una piccola sala con luci al neon e polvere sui pavimenti. Locale totalmente privo di areazione benchè tutti, compresa la cameriera, fumino come turchi. Sul banco, dietro una vetrinetta unta, troneggiano le insalatone colorate: il prosciutto è verdolino, le uova sode azzurre e il ragazzo adetto alla preparazione delle stesse ogni tanto si mette le mani sotto le ascelle. I panini sono solo tre e si chiamano Tirolese, Campagnolo e Vegetariano.
Il cesso del Bar Triste si trova in fondo al cortile di un remoto edificio ad alcuni isolati di distanza, per andarci bisogna chiedere le chiavi al barista che le cede malvolentieri.
In genere il Bar Triste fallisce dopo un paio di mesi e al suo posto viene aperta una tintoria o un negozio di arredamento etnico (che a sua volta fallisce dopo tre settimane).

il Bar Medio: la specialità della casa sono i “primi” riscaldati al microonde, ma il simpatico proprietario offre anche un menù di panini dagli attraenti nomi esotici, nomi che però nulla hanno a che fare con gli ingredienti: Giamaica (salame, mozzarella e salsa aurora), Formentera (manzo, palmito e salsa aurora), Seychelles (piadina, gorgonzola e salsa aurora), Tahiti (maionese, rucola e salsa aurora), Varadero (due fette di pane spalmate di salsa aurora, e basta).
Anche il Bar Medio fallirebbe, se non fosse per l’angolo dedicato alla ricevitoria enalotto che fattura più dell’IBM.

il Bar Bello: innanzitutto non chiamarlo bar ma Cafè, alla francese, altrimenti si offende. Dinamici camerieri in livrea ti portano la carta, da cui puoi scegliere tra i toast d’autore, i tortini salati e i dolci fatti in casa. Pulizia estrema e quotidiani a disposizione degli avventori. La filodiffusione trasmette musica chill out o cool jazz.
Tutto elegantissimo, peccato che da mezzogiorno alle tre non ci siano mai posti a sedere e per due tramezzini più una birra in piedi si spendano dai 30 ai 40 euro (e non si accettano i ticket della tua azienda).

la Pizzeria Bella Napoli: tenuta da pizzaioli egiziani che ti accolgono con grande entusiasmo e simpatia – “Ma ciaooooo!” -, fanno i giocolieri con la pasta sfoglia e pretendono di coinvolgerti nelle loro discussioni sul calcio. Controindicazioni: ti servono la pizza dopo tre quarti d’ora, quando la tua pausa pranzo sta scadendo e tu hai già mangiato sei pacchetti di grissini.

L’ultima alternativa: ti porti in ufficio gli avanzi della sera prima e li mangi davanti al pc, mentre giochi a solitario e leggi i blog degli altri… Così risparmi i buoni pasto e di sabato puoi farci la spesa in rosticceria. E’ dura la vita.


 


















CONFESSIONE – Rileggo i miei ultimi post e un po’ mi spavento. Come puoi vedere, sono sull’orlo della schizofrenia. C’è poco da ridere. Unica consolazione: se qualcuno tra vent’anni farà una tesi sui weblog italiani, mi menzionerà: “…e poi ci fu il primo caso di demenza dal weblog (…) cominciò a delirare di spettri webmarketing, a scrivere pezzi farneticanti, poi venne travolta dallo sdoppiamento della personalità, quindi scomparve nel nulla. Dicono che ora viva in una casa di cura svizzera, altri giurano di averla vista a San Patrignano, dove la slegano solo quando deve andare al bagno. Farfuglia frasi incomprensibili, ma forse non sono nemmeno frasi, sono solo codici html: “brrrr! !!! hrefff!! fooooont size uguale 2!!!! E pensare che era quasi normale prima di conoscere Splinder …”

Mamma mia che paura, ieri notte mi è entrato in casa un Blog Aggregator. Camminava sul soffitto della mia camera da letto, io lo inseguivo con una ciabatta, col giornale, ma niente da fare, queste bestie sono resistentissime, peggio degli scarabei de La Mummia. Allucinazione? Incubo a occhi aperti? Troppi peperoni ieri sera? Devo chiamare un medico? Argh… aiutami… brrrr>… oddio, ecco un’altra crisi… br!!!! /b>!!!! target_blaaaaaaaank!!!



Ma tu l’hai mai visto un Blog Aggregator?


 


LETTURE PER IL FINESETTIMANA

“Oggi ho deciso di aprire questo blog. Me lo ha consigliato mio figlio Matteo che purtroppo oggi ha l’acetone. Ho messo a letto Matteo che mi ha già vomitato due volte oggi.”

Visto che lo fanno tutti, mi permetto di consigliarti un blog. Inizia con queste parole. Matteo è il figlio della Massaia, casalinga padrona del delizioso diario che da alcuni giorni sta scalando la lunga classifica dei miei blog preferiti. Eppure la leggono in pochini. Mah, sarò io che ho dei gusti strani?

“Dei nostri amici han chiesto a mio marito di fare da padrino per il battesimo della loro figlia,che ha 7 anni e a scuola la prendono in giro proprio per il fatto che non è battezzata. Io Matteo l’ho fatto battezzare subito, gli zii gli han regalato la collana con scritto sopra B+, nessuno lo prende in giro. Il padrino di Matteo era un nostro cugino che poi si è iscritto ad una setta e non l’abbiamo più sentito. Si era convinto di venire da un altro pianeta, gli facevan bere della roba rossa e così vedeva le astronavi. Ci voleva anche a noi fare entrare in questa setta, ma era una setta esclusiva, noi non abbiamo molti soldi, facciamo la spesa al Lidl. Ci diceva che anche John Travolta e Tom Cruise facevano parte di questa setta, ma loro erano in America, non c’era possibilità di vederli a meno che tu non acquisissi più poteri.” Naturalmente non trattasi di vera massaia ma di autrice che la sa lunga. Che ti devo dire, a me piacciono questo genere di cose…






ARIMO

Pant… Rieccomi nel mio blog, con la mia username e la mia password. Va bene, per i fanatici, due parole sull’orribile Direttore, fantasma immaginario di cui evidentemente non riesco a liberarmi:

1) il Direttore è un gran contaballe: ma quale gnocca, a san valentino lui è rimasto a casa solo come un cane a guardare pino insegno e costanzo alla tv;

2) nessun sequestro in località segreta, a meno che non si voglia considerare il mio lavoro in ufficio un sequestro in una località segreta);

3) io sarò fuori di testa ma questi tre (1, 2, e 3) lo sono MOLTO più di me (e giuro che nessuno dei tre è opera mia!)

[ nella foto: la campagna affissioni, me la invia il terzo folle di cui sopra... via email... sto impazzendo? ]










IL RITORNO DEL DIRETTORE MARKETING
(ovvero: cosa è successo dopo S. Valentino)

Salve a tutti, sono il Direttore Marketing di questo Blog, e ho buone notizie per voi: ho rubato la password e la login e da ora in avanti ci scrivo solo io qua sopra, cari miei.

Capisco il vostra stupore: con le dovute proporzioni, è come se ad un certo capitolo dei Promessi Sposi, Don Rodrigo chiudesse a chiave Manzoni nel gabinetto e si impadronisse della narrazione cominciando a raccontare in prima persona i fatti suoi, di quanto gli piacciono le contadine e le ciucche di barbera, ecc.. E soprattutto non si lascerebbe morire in quella maniera.

Che dire? Rassegnatevi. Le mie lezioni di web marketing saranno molto più piacevoli dei pensierini su supermercato & ufficio di chi ci postava fino a ieri: la PersonalitaContusa attualmente trovasi sotto sequestro in una location segreta sorvegliata da miei account managers armati fino ai denti – il più vicino pc in rete è a 2 giorni di marcia dal covo. Temo che per un bel pezzo non ne saprete nulla.

Ma torniamo a me. Mi riprendo solo ora dalla interminabile notte di San Valentino.
Ricordate il post del 13/2? In occasione delle festività amorosa avevo indetto un concorso per gratificare una fedele lettrice di questo blog con un premio molto ambito: passare con ME la sera del 14 febbraio.

Intanto parliamo della prescelta, la misteriosa lettrice cui sono mi concesso. L’Eletta mi ha contattato direttamente via email con tanto di attachment fotografico: una gnocca da paura, viso alla Fernanda Lessa (la topmodel dello spot Alice), pelle abbronzata, labbra umettate, nasino all’insù, ciglia lunghissime, per non parlaaaaaare degli occhi, gli Occhi!, il blu dei vedutisti veneziani è meno profondo. E poi, lasciatemelo dire: che paio di tette, ragazzi! Un incanto per la mente e la carne, eh sì, ad un esteta del mio rango non poteva capitare di meglio.

Appuntamento in un lounge-cafè alla moda: lei, timida, restava muta, così io ho potuto tenere beato il mio “Monologo su Me Stesso” (il mio pezzo forte nell’arte della conversazione) e al quarto campari shakerato l’ho caricata sul mio fuoristrada, lei è salita con le sue gambe infinite, sfoderando un sorriso non replicabile; dalla borsetta le spuntava l’angolo di un libro che mi pareva il manuale per installare il modem ADSL di Tin.it. Sgommando sono arrivato quasi davanti alla pizzeria ma ho dovuto infilare la traversa sulla destra per evitare l’assembramento di fanciulle che si erano accalcate in attesa del mia comparsa, ho disdetto la prenotazione e optato per una destination più discreta: il Motel Agip di San Donato Milanese, camera con vista sulla tangenziale intasata dal traffico.

Accidenti, mi squilla il nokia, il panasonic per fortuna è spento… è lei, miss San Valentino… Devo lasciarvi… forse ha dimenticato qualcosa in macchina… A dopo.



















Per la serie “esselunga superstore” va ora in onda in prima visione una coproduzione x§ – Artique.it (=auro, che mi ha raccontato questa storia – vera – qualche giorno fa)



PRINCIPESSA VA AL SUPERMERCATO (UNA STORIA VERA)

Principessa: 50 anni, tailleur Lialà, spillazza d’oro sul bavero, anello d’oro con sigillo del casato, pettinino infilzato nell’acconciatura biondo – finto mechato di castano e di bianco: lo stereotipo di quella che fra 20 anni avrà i capelli azzurri alla Montalcini.
Moglie di conte e madre di due amabili creature, il maschietto ancora fuoricorso all’Università Cattolica, la femminuccia fresca di laurea alla Bocconi e masterizzanda a Londra alla London School of Economics (“poverina, mi dice che si sente tanto sola…” – pare che i Windsor non la invitino alle feste).
Principessa, dicevamo, è nullafacente, ma denarodotata. E nella sua bella casa, in pieno centro storico, si annoia. E allora cosa fa?

Di pomeriggio si toglie le pantofole di visone e indossa le sue Pollini, quelle basse e comode. Esce di casa guardandosi attorno e si fionda nel Pam di Via Olona. Infila i due euro nel carrello – lei le 500 lire non le ha tenute, è pur sempre una nobile – e quindi tesse la tela del suo scellerato disegno:

Fase 1: Gira per i tutti reparti come una trottola impazzita. Acchiappa prodotti a casaccio e riempie il carello di ciarpame scelto senza criterio. Completato il circuito, col carrello quasi sfondato dal carico, torna all’inizio del percorso, al primo reparto (quello vicino all’ingresso, frutta e verdura).

Fase 2: Ricomincia il giro: approfittando della distrazione, getta i prodotti dal suo carrello nei carrelli altrui, alla rinfusa.
In più, felina come la zia di Diabolik, mischia i carrelli altrui, aspetta che il proprietario sia distratto e glielo ruba lasciandogli il suo o quello di qualcun’altro. Da dietro lo scaffale delle spezie osserva le persone che litigano per colpa dello scambio dei carrelli. Soddisfatta, controlla la bagarre, a volte si intromette a guisa di paciere: “Suvvia signori, non c’è già abbastanza odio a questo mondo?”. E così in tutte le corsie, per tutto il pomeriggio.

Alla fine, Principessa ha svuotato l’intera spesa in venti carrelli diversi, ha giocato alle tre carte con dozzine di vecchietti, ha studiato l’umanità che poi chiamerà la linea d’ascolto per cui lei fa la volontaria, l’umanità che gli racconterà che “oggi ho avuto una reazione nevrotica contro il buzzurro che mi ha rubato il carrello con dentro i miei sofficini e il risotto del dottor scotti cercando di affibbiarmene uno con la zuppa del casale e il succo di frutta ace. Sono stato cattivo, il mio senso di colpa è più grande della dose di lexotan che mi prescrive lo psichiatra. Che devo fare, signora?”. E lei ascolterà, sogghignando, la mano a coprire il ricevitore.

Pam di Via Olona, fine del pomeriggio. Principessa va alla cassa: nel carrello oramai ci sono solo i Mon Cherì che lei paga in contanti pescando i centesimi dal portamonete di Prada. Torna a casa, si strafoca coi cioccolatini, si rimette le pantofole di visone e chiede alla filippina di lucidarle le Pollini, chè la segatura dei pavimenti del supermercato sennò gliele rovina.













 


IO E LUI (post autoreferenziale ma non solo) – Scusa ma oggi non riesco a raccontarti un tubo, devo rispondere a Luca Sofri. Ieri mi scrive un email: si lamenta del fatto che quando viene qui a commentare, il pubblico (cioè tu) non comprende la sua ironia.


Con mia grande ingenuità gli rispondo in un tono serio e sorpreso, e mi scuso a nome della manica di matti che bazzica da queste parti (qualcosa tipo “suvvia Sofri, si sa, son ragazzi!”). Lui mi replica a sua volta dicendo che non ho capito, l’email in cui si lamentava era scherzosa: a questo punto mi chiede se lo sto prendendo in giro. Io piombo nel panico: lo scambio di email tra me e lui diventa una farsa alla Totò e Peppino, in cui io faccio la parte di Peppino e con un pizzico di soggezione continuo a prendere lucciole per lanterne.

Così gli mando una nuova email, questa volta col mio solito piglio giocoso e allegro concludo domandadogli di venire a commentare il mio prossimo post – cioè questo – in segno di pace…Eccomi qui. Luca, ti aspetto (al varco) – dai, ti prometto che non ti faccio niente… (Per i fanatici: vendo i testi originali delle email di Sofri a 7,5 € cad.)


 
PROBLEMI TECNICI (POST SERIO) – Alcuni commenti al precedente post sono inspiegabilmente spariti, e comunque a causa di motivi assolutamente indipendenti dalla mia volontà ma dovuti a malfunzionamenti TECNICI. Giuro su tutti i santi e su quanto ho di più caro che non ho mai cancellato nessuno commento altrui sul mio blog. Invoco il perdono, pur non avendone colpa. Se qualcuno di Splinder ha una spiegazione, ben venga. Mi scuso con tutti gli altri. Grazie.