I TURBAMENTI DEL GIOVANE BLOGGER

In questo mio primo mese di blog ho gironzolato parecchio sui blog altrui, ho passeggiato per decine e decine di blog. Così ho messo insieme delle modeste elucubrazioni sui comportamenti del bloggante. Non mi riferirò ai blog di giornalisti, di cui mi intendo poco, ne’ ai blog celebri o storici che dir si voglia. Parlo semmai del comportamento della/del Giovane Blogger, ossia di chi blogga da poco, come me, ma ci ha preso gusto, e lo fa con passione. Di seguito dieci osservazioni – sicuramente già pensate e scritte da altri molto più illustri di me – e tutte da verificare. Ne avrò imbroccata qualcuna? Che dici?

1. Giovane Blogger torna spesso sul suo blog per vedere se è aumentato il numero dei commenti al suo ultimo post

2. Giovane Blogger ci resta male quando nessuno ha commentato il suo ultimo post, che riteneva essere originalissimo

3. Giovane Blogger guarda le statistiche dei visitatori del suo blog anche più volte al giorno

4. quando, guardando le statistiche, scopre che è stato linkato spontaneamente dal proprietario di un altro blog, Giovane Blogger è molto felice

5. quando scopre che è stato linkato spontaneamente da un altro blog, Giovane Blogger va subito a visitare quel blog

6. a volte Giovane Blogger scopre dalle statistiche che il suo blog è stato visitato da utenti arrivati da un altro blog: va a visitare quel blog ma non trova il link. Anche in questo caso Giovane Blogger ci resta male

7. appena Giovane Blogger scopre che qualcosa non funziona nel suo blog (ad esempio: l’archivio è scomparso) scrive immediatamente un’email allarmata a splinder o al gestore del blogservizio

8. se Giovane Blogger scrive il blog dal suo ufficio, in genere di sabato e di domenica non posta nuovi messaggi. Ma talvolta nel finesettimana Giovane Blogger si tormenta, non resiste e alla fine si collega da casa, per postare o almeno per dare un’occhiata al suo blog e accertarsi che vada tutto bene (un po’ come si fa con i neonati quando dormono)

9. se Giovane Blogger ha postato su un altro blog un commento che reputa particolarmente azzeccato, torna più volte su quel blog per vedere se qualcuno ha replicato al suo commento

10. nei giorni delle vacanze Giovane Blogger concepisce dei post molto brillanti ma per ora li tiene nel cassetto perchè teme che durante le feste quasi nessuno avrà tempo di leggere il suo blog (poi però non resiste e li posta lo stesso…)

IL MECCANICO E IL BENZINAIO – E’ tutta una questione di linguaggi. Il meccanico mi sta spiegando nei più minimi dettagli quali sono i guai della mia automobile. Lo fa utilizzando un linguaggio estremamente tecnico, di cui io, che non so nemmeno cambiare una gomma, non capisco una parola. Ma a lui non frega niente, va avanti a confabulare come se avesse di fronte un altro meccanico o un ingegnere della Volkswagen. Siamo nel suo territorio, la sua disciplina, e lui può dire tutto quello che gli pare: “L’ho messa in centralina perché e’ colpa dell’iniezione, dato che lo spinterogeno e la marmitta bla bla l’invaso del radiatore bla bla la pompa della benzina bla bla contiene il galleggiante del serbatoio che pesca bla bla e perciò bisogna cambiare il connettore”. Chissà cos’è il connettore, non oso chiederlo, potrebbe essere una valvolina di plastica che costa 50 centesimi come un tubo d’acciaio da 10.000 euro.


“Quindi?” chiedo io impaziente.
“Quindi – sorride – mi spenderà un mezzo milione.” Giustamente parla ancora di lire, lui.
Questo lo comprendo, sì. Mi sfugge una sommessa sequela di parolacce.
Mezzo milione. Un bel regalo di natale, signor meccanico. Mezzo milione per mettere a posto una Punto ammaccata e zozza che ha quasi 9 anni.


In effetti negli ultimi tempi il motore emetteva strani suoni, e soprattutto trincava il triplo della benzina. Beveva come un tombino, ‘sta puttana. Di fianco alla spia della riserva c’era anche una curiosa lucina rossa che ogni tanto si accendeva. L’auto, a suo modo, con il suo linguaggio, mi stava mandando un segnale disperato, voleva comunicare con me: “aiuto mi si è rotto il connettore, se non fai qualcosa consumerò come un boeing dell’alitalia!” Io non la capivo, anche se un qualche sospetto lo avevo. Ma il mio benzinaio mi aveva assicurato che non era il caso di preoccuparsi: “Quella lucina lì? Ma no, non è niente, le punto a volte sono un po’ matte. Le faccio il pieno anche oggi?”


Te lo dico, se passi dal quartiere Lambrate di Milano non fidarti del benzinaio di Piazza Udine. E’ molto cortese ma racconta le bugie.



IL 18 DICEMBRE è stato il mio ultimo giorno di lavoro del 2002. Con un po’ di anticipo ho fatto mio uno dei buoni propositi per l’anno nuovo letti su un blog (non ricordo quale): fare solo ciò che si ha voglia di fare e stop al senso del dovere. Infatti mi piglio 4 giorni di ferie in più, evitando così anche l’ipocrisia del brindisi natalizio aziendale di venerdì.


In mattinata il Presidente della nostra ditta ha annunciato urbi et orbi con una brevissima email il defenestramento dell’ing. Darth Fener, il dirigente più nazista dell’azienda dopo il Presidente medesimo. Logicamente i due si stavano antipatici a vicenda, e tra loro non poteva che soccombere l’ing. Darth Fener il quale – pur essendo un altero sessantenne strapagato e malvagio – nella scala gerarchica rimaneva ad un grado inferiore all’altrettanto perfido Presidente.


Quella scriteriata della mia capa è tornata dalla trasferta siciliana informandomi sui notevoli sviluppi che la sua carriera sta prendendo. In primis, di fatto la morte dell’ing. Darth Fener la fa avanzare di uno scalino nella – come dice lei – “piramide del potere” (la scema ha un’aria compiaciuta, come se stessimo discutendo del suo incarico al governo degli Stati Uniti; in realtà si tratta di un’azienducola da quattro soldi e dal futuro assai incerto).

In secondo luogo, l’avvenire della mia capa scorge nuove miracolose opportunità:
- Mi hanno detto che mi faranno fare un corso di marketing!


- Bene. Era ora. (mentre lo dico penso: hai voglia a imparare, cara mia)


- Adesso però sono preoccupata, mi devo preparare alle lezioni.


- Bah, in genere basta prendere appunti…


- Ma che dici? Dovrò parlare per ore… (accende la quindicesima sigaretta del mattino)


- Parlare?


- Certo, ogni lezione durerà otto ore. Otto!


- Fammi capire: tu non sei l’alunna?


- Ma quale alunna! Io sarò l’insegnante!


- Tu??? Tu che insegni marketing???


- Ma come ti permetti, cosa credi che non sia capace di


- E chi sono questi infelici che dovrebbero apprendere qualcosa da te?


- Vuoi piantarla??? Portami un po’ di rispetto! (spegne la sigaretta e se ne accende subito un’altra)


Ma non finisce qui, c’è dell’altro:


- E poi sai quel mio amico che fa il professore? Te lo ricordi? (Il suo amico professore è un bavoso dell’Università Cattolica, 65 anni x 130 chili, le fa la corte, poveretto, e viene a trovarla in ufficio ogni settimana)


- Sì. Cosa gli è successo? E’ morto?


- Ma quale morto! Mi ha detto che vuol farmi scrivere un libro! Capisci? Un libro mio!!! Ci pensa lui a trovare l’editore.


Piove sul bagnato. Una manager psicopatica che non sa nemmeno parlare in italiano pubblicherà un manuale sul marketing. C’è qualcosa che non funziona a questo mondo.



——


Nonostante le proteste, aiuto  a scrivere il suo blog un povero miliardario onnipotente che per hobby governa una nazione.

TRE – Egregie Signorine della pubblicità del 3, di questo spot che viene trasmesso giorno e notte, con una lettera aperta vi segnalo che nonostante tutto l’enorme dispendio di propaganda non si capisce nemmeno cosa siano codesto Tre e la videocomunicazione mobile.

 

Nella vostra insigne reclame voi tre imbranate tentate invano di aprire delle bottigliette, giocate a pallone per strada rompendo i maroni e i vetri delle finestre della povera gente, oppure infilate il cornetto algida nelle mutande dei passanti, che se quel demente lì avesse un po’ di prontezza di riflessi si tirerebbe fuori il gelato dal costume e ve lo premerebbe sulla faccia. E poi cosa ci fate in spiaggia con ‘sto freddo? Dove cazzo abitate, alle Maldive? Insomma, voi cialtrone che non siete altro, in questo spot fate di tutto tranne spiegare cosa sia questa benedetta videocomunicazione mobile. Non sarà mica quella cagata di mandare foto o video sui cellulari, vero? Lo spero per voi, perché quella roba lì non funziona, ve lo dico io, le fotografie vengono sgranate e i filmati durano due secondi e sono sfocati. Qui mi restate disoccupate, care mie, state attente.

 

Inoltre il titolo della canzoncina che ossessiona la plebe disgraziata che si incarognisce davanti al televisore è sbagliato! Il fu Freddie Mercury, baffuto e in minigonna passava l’aspiropolvere cantando I want to be free (=libero) e non I want to be three, che non vuol dire niente (io voglio essere tre!). Attenzione signorine, qui mi fate la fine del poppante di Blu, quello che doveva portarci tutti nel futuro che non c’era, e adesso che il futuro è arrivato l’unico a non esserci è proprio lui.

 

DELIRI – Et voilà! Torna il buonumore sul blog dopo il post confederale di prima. Ma sì, ma chi se ne fotte, io ho da portare avanti il mio blog, non disturbatemi, perdìo.

Allora, stavo discutendo via email con
Zu su una materia difficile, roba per noi intellettuali: i blog che recentemente hanno parlato di escrementi di cane. Si tratta dell’annoso problema di chi passeggia per le vie delle città e plaf mette il piedino proprio lì dove non avrebbe voluto. Che poi son dolori, specie se la bestiola la sera prima ha mangiato male o pesante. Durante questa dotta conversazione ho anche scoperto che se su Google si cercano le parole “merda di cane blog” il mio blog appare in testa ai risultati. Queste sì che sono soddisfazioni!


In una antologia blog dedicata allo sterco dei cani apparirebbero almeno questi post:
Parigi-Cannes
Verba Manent
E questo mio







ASSEMBLEA SINDACALE – Oggi i miei colleghi hanno indetto l’assemblea sindacale. Si discute di stipendi che non verranno alzati mai, della crisi che rischia di sfondare la nostra aziendina da 40 dipendenti, qualcuno parla di possibili tagli al personale… Ma il paradosso è che invece di coalizzarci fra poveracci per far la guerra ai dirigenti incapaci finiamo per litigare e per incolparci a vicenda, noi del ceto inferiore. “Il tuo ufficio non fa un tubo”, “Non è vero, siete voi”, “Siete la rovina di quest’azienda!” E’ naturale che mi si faccia intendere che anche io dovrei stare sul palco dei colpevoli. Un messaggio da decifrare, comunicato di nascosto tra mille “ma non ce l’ho con te, eh?”, mai a viso aperto.
Che disastro. Che delusione. E che tristezza.

Ognuno colpisce il proprio simile mentre si va tutti assieme al macello, come i polli di Renzo del soporifero Promessi Sposi di quando andavo a scuola. Forse è un po’ una metafora dei nostri tempi, o dell’intera storia dell’umanità. Mi chiudo nel mutismo del mio mondo artificiale, un mondo fatto di cose che non esistono, utopie e miraggi, dove far carriera e guadagnare tanti soldi non è importante. Spero proprio che sia così.



FOOTBALL – Il mio vicino di casa, il dottore, evidentemente non sa cosa dire. Ci siamo incontrati per caso sulla banchina della metropolitana, aspettiamo il treno e lui vorrebbe conversare. Gli piace l’idea di chiacchierare con qualcuno che abbia la metà dei suoi anni. Ma pare che non abbiamo nulla in comune. Poi gli viene in mente un possibile argomento su cui scambiare di idee:


- Lei per che squadra tifa?
Wow, questo sì che è un tema interessante! E bravo il dottore! Eccoti l’elettrizzante risposta:
- …boh? Nessuna.
- Nessuna? Ma è impossibile! E’ milanese? Allora Milan! O Inter?
- Non sono milanese. E non seguo il calcio. Le uniche occasioni in cui frequento gli stadi sono i concerti. Mi spiace.
- Allora Juve?
- Se non la smette la spingo di sotto, sui binari (no, questo lo ho solo pensato).


Però se non si ha niente da dire si può stare anche zitti, no?


Il dottore invece è un appassionato di calcio. Hai presente quei ciccioni di mezza età che la domenica dopo pranzo passeggiano nei parchi a braccetto di una moglie silenziosa, nella mano destra la radiolina sintonizzata sulla radiocronaca della partita di pallone? C’è qualcosa di più triste di consumare la domenica così (soprattutto per la moglie)? Ebbene il dottore rappresenta un esemplare di questo tipo di persone. Persone di cui, ahimè, l’Italia è piena zeppa. Il calcio è l’unico svago che gli riserva la vita, una vita oramai a metà del secondo tempo. Il lunedì mattina te lo trovi sull’autobus mentre legge la Gazzetta dello Sport con avidità, si informa anche sui risultati della serie C e recita a memoria le formazioni del Piacenza e del Campobasso.

Qualche anno fa al dottore è accaduto un episodio dolorissimo. Il Milan (o la Juventus o non so quale altra) giocava in Cina o in Brasile, comunque in una qualche nazione lontana con una differenza di fuso di parecchie ore, per cui in Italia la partita era trasmessa in televisione di mattina. A quella ora il dottore doveva necessariamente lavorare, ma non sopportava di perdersi la sua diretta tv . Voleva ad ogni costo vedersi tutta la gara, senza conoscerne il punteggio finale, seduto nella sua comoda poltrona di casa con la birra e le patatine. Come un giallista che, giustamente, deve cominciare il romanzo poliziesco senza sapere chi è l’assassino.

Allora ha architettato questo malefico piano: ha videoregistrato la partita col timer, quindi in ufficio ha chiesto ai colleghi di non rivelargli la benché minima informazione sul risultato. Al ritorno dall’ufficio avrebbe dovuto prendere la metropolitana, ma lì il rischio di captare i discorsi di qualche passeggero sull’esito della partita era davvero troppo alto. Perciò ha superato la tirchieria ed è tornato a casa in taxi. Il taxista sicuramente sapeva tutto della partita e non vedeva l’ora di parlarne con qualcuno. Ma il dottore lo ha stoppato subito: “Se lei si azzarda ad aprire bocca su questa cazzo di partita io la strangolo.” E via verso casa.
In questo modo, con enorme fatica, era riuscito a ricostruire virtualmente la visione in diretta dell’incontro. Per lui la partita si sarebbe svolta in tempo reale, con tutta la suspence del caso. Questa impresa, studiata ed eseguita con precisione scientifica, lo aveva reso felice come una pasqua.

Ore 18.40: il dottore si avvia verso il cancello di casa pregustando il tanto atteso spettacolo sportivo, di cui non non conosce ne’ il finale ne’ nulla: è strafelice, ride da solo, ce l’ha fatta.
Proprio in quel momento dal portone esce mio fratello, un ragazzino che condivide col dottore l’idolatria per gol e pedate. Il dottore gli fa dei gesti disperati, tenta persino di tapparsi le orecchie. Ma è troppo tardi, perché quel incosciente di mio fratello ha già urlato a squarciagola: DOTTORE-HA-VISTO-ABBIAMO-VINTO-UNO-A-ZEROOOOOOO!!!!
Il dottore si accascia al suolo sul vialetto. In lacrime racconta a mio fratello il suo piano, fallito all’ultimo minuto.














 


E’ NATALE – E’ natale e tutti sono più buoni. Che bellezza. Ad esempio, la mia capa è diventata buonissima, o forse è impazzita una volta per tutte. Prima di partire per una trasferta di due giorni mi ha mandato questa email delirante:



SUBJECT: FRUTTA SECCA DORATA –

Non ricordo se te lo ho già detto, comunque se ti interessa ho della vernice spray oro per dorare la frutta secca. se la porti possiamo fare decorazioni natalizie!!!!

baci

D.





Frutta secca??? Ma di cosa sta straparlando? Cosa posso risponderle?


E come si farà a cambiare l’immagine blu qui sopra senza distruggere per sempre il template?





BALIONI – Mattina per le strade di una decadente metropoli dell’Europa Centrale. Cielo spento, freddo polare, milioni di automobiline tristi in fila, al volante ognuno è solo, tappato nella sua gabbietta con le ruote. Montagne di spazzatura agli angoli delle vie e merda di cane spalmata sui marciapiedi. Qualche anno fa una coppia di amici croati sono venuti a Milano ed erano sbalorditi:
- Ma è pazesco! Kuì in Italìa ci sono miliaia di merde per strada!
- Cosa???
- Ma no, non mi sono spiegato bene… intendo merde di animali!
- Ah, sì. A Zagabria non è così?
- Ma noooo…
- E dove cagano i cani a Zagabria? Usate tutti la paletta?
- La paleta?
- Ma sì la paletta, la bustina… quella cosa di raccogliere la cacca con un arnese, o con un guanto, per non sporcare…
- Ma ke paleta! Non ci sono cani a Zagabria! A Zagabria solo ki ha un giardino o abita in kampania ha un kane. E poi li altri usualmente non possono permetersi di comprare karne tutti i giorni per una bestia.

Anni dopo l’ho vista, Zagabria. E’ meglio di quanto ci si aspetti.. Un po’ sfigata, ma ha un centro storico piacevole e la gente sembra allegra. Sarà perché i croati prima di ogni pasto bevono sempre – sempre – un paio di grappe a pancia vuota.

Sono qui nella tracotante Milano, la capitale morale dei miei stivali, ho appeno parcheggiato e scendendo dall’auto per poco non pesto una merda di cane con l’anfibio sinistro. Entro nell’ufficio e dalla porta della stanza della mia capa esce musica ad alto volume. Oramai è all’esaurimento nervoso. Si è portata lo stereo da casa. Nei corridoi si spandono le note di Sabato Pomeriggio di Claudio Baglioni, che non sentivo da almeno quindici anni. Adesso scrivo la cosa più scontata del mondo: a me Baglioni fa rivoltare lo stomaco. E come dicono in molti mi sa che porta pure jella.

La scema è tutta fiera. Sta convocando i colleghi, a turno, nel suo ufficio per far sentire la mielosa voce stonata del suo idolo. Poi squilla il mio telefono. E’ lei.
- Dai vieni qui, vieni a sentireeeee…
- Grazie, lo sento già da qui
- Ma daiiiiii vieni a sentireee…
Vado nel suo ufficio. Il portacenere trabocca di mozziconi di sigaretta – e sono solo le 9.30 del mattino -, la mia capa ha le occhiaie fino alle ginocchia, ma è raggiante perché può tenere la musica alta nel suo ufficio. E’ una dirigente. Mi guarda orgogliosa come se le canzoni del Claudio le avesse composte lei: (ciò che lei dice è in grigio scuro)
- Bella ‘sta musica, eh?
- Sublime. Celestiale.
- Senti, dunque… cosa dovevo dirti? (accende una philip morris superlight e assume il suo tono professionale) ah sì, quel tizio napoletano che ci ha scritto che vuole 11.700 euro per il lavoro, quei pannelli colorati che ci ha fatto… Noi non gli diamo una lira! Non gli diamo un fico secco!
- Brava! Così si fa!
- E adesso noi glielo diciamo… dunque… tu gli telefoni…
- Come? “NOI” (1a persona plurale) o “TU” (2a persona singolare)?
- Tu. TU telefoni a LUI e TU dici a LUI che NOI non paghiamo LUI.
- Ma scusa perché devo chiamarlo io? Che palle! Non puoi chiamarlo tu?
- Ecco! Ci risiamo. Ascolta, non perdiamo tempo con la solita polemica…
- Quale polemica?

- Insommaccristo! Fino a prova contraria io sono il tuo capo e quindi tu fai quello che io ti chiedo di fare! Altrimenti…
- Altrimenti cosa?
- Altrimenti, se non ti piace, ti devi cercare un altro lavoro.
- Lo sto già facendo. Ma non lo trovo.
- Neanche io. Neanche io lo trovo…




> …intanto continuano le irruzioni sui blog altrui: esercizi di stile di zopblogdi zop + il blog di Sua Azzurità




























 


L’ESSENZIALE NELLA VITA è dare giudizi a priori su tutto. In effetti sembra che le masse stiano sempre dalla parte del torto e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione: certe regole non hanno bisogno di essere formulate per essere seguite. Solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, e la musica di New Orleans e di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio che sparisse. Perchè il resto è brutto.


[ da La Schiuma dei Giorni di Boris Vian, che ho comprato poco fa per regalarlo a mio fratello. ]